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L’effetto placebo? Potrebbe dipendere dal Dna

Studio esplora ipotesi, in futuro screening per selezionare pazienti

L’effetto placebo – cioè credere fermamente che una sostanza possa dare un beneficio, al punto da ottenerlo davvero anche se in ciò che si assume non c’è alcun principio attivo – può variare da persona a persona e la spiegazione potrebbe nascondersi nel Dna.

E’ il ‘lato oscuro’ della suggestione che sta cercando di indagare lo studio del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston (Usa), pubblicato su ‘Trends in Molecular Medicine’. Gli scienziati stanno valutando se la genetica dei pazienti che hanno sperimentato l’effetto placebo è diversa da quella di chi non ha vissuto questo tipo di reazione.

Per il futuro, quindi, si apre la possibilità di selezionare in modo più mirato i pazienti da coinvolgere in ricerche e sperimentazioni. “Capire come funziona l’effetto placebo, e nello specifico quali geni sono coinvolti – suggeriscono gli studiosi – apre la possibilità di poter migliorare le risposte dei pazienti alle cure cliniche e ai prodotti farmaceutici, e potrebbe permettere di raffinare le ricerche che usano l’effetto placebo per misurare l’efficacia di nuove molecole”.

Studi precedenti hanno rivelato che alcune vie di segnalazione cerebrali, che si attivano in particolare con determinate sostanze (la dopamina, gli oppioidi, gli endocannabinoidi e la serotonina), aiutano a mediare l’effetto placebo. Partendo da questo tipo di conoscenze, la ricerca sta iniziando ad esaminare le variazioni genetiche che possono modificare l’effetto placebo: i risultati – conclude il lavoro – potrebbero suggerire la possibilità di utilizzare screening genetici per identificare i pazienti che rispondono meglio.

F.M. – 14 aprile 2015 – PharmaKronos

Redazione Fedaiisf

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