
Sei aree di competenza che rappresentano altrettanti pilastri della sanità del futuro, con l’obiettivo di costruire un ecosistema in cui l’innovazione sia intesa non solo come progresso tecnico, ma come strumento di equità, sostenibilità e partecipazione. Queste le caratteristiche del neonato Centro Nazionale – Intelligenza Artificiale e Tecnologie Innovative per la Salute (IATIS) dell’Istituto Superiore di Sanità, il cui avvio è stato annunciato il 15 ottobre in occasione di una Lezione Magistrale del Cardinale Pietro Parolin dal titolo “Etica dell’Intelligenza Artificiale”.
Riprendendo la linea tracciata da Papa Francesco, il cardinale Parolin ha proposto il concetto di algoretica: non basta etica degli algoritmi, serve una riflessione profonda sui sensi, limiti e scopi dell’intelligenza artificiale.
“La questione non è se l’IA sia uno strumento potente, ma come la stiamo usando.”
Dati, persona, e il rischio della “riduzione a dato”
Il discorso richiama la tradizione della dottrina sociale della Chiesa, ribadendo che la tecnologia non deve mai ridurre la persona a un insieme di dati da elaborare.
“Se ieri si correva il rischio di ridurre l’uomo a forza muscolare, oggi è ridurlo a dati da processare.”
Parolin ha insistito: ogni vita umana ha un valore infinito, che non può dipendere dalla sua “utilità” o produttività.
Le opportunità intelligenti in medicina
Il cardinale non ha negato i benefici dell’IA in sanità:
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algoritmi radiologici più precisi,
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scoperta di farmaci accelerata,
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terapie personalizzate basate sul profilo genetico,
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gestione più efficiente delle risorse ospedaliere.
Tutto ciò rappresenta la “faccia luminosa” della tecnologia, strumenti che possono servire la vita se orientati con saggezza.
I rischi evocati da Parolin
Parolin ha evidenziato quattro principali pericoli che accompagnano l’uso tecnologico:
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De-umanizzazione della cura: “un algoritmo può dare una diagnosi, ma non può offrire conforto.”
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Discriminazione algoritmica: la riproposizione automatica di pregiudizi e diseguaglianze, creando “nuove discriminazioni sanitarie”.
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Irresponsabilità sistemica: il rischio che nessuno risponda per errori algoritmici.
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Cultura dello scarto: che alcuni essere umani vengano giudicati “non degni” sulla base di criteri numerici o algoritmici.
“Ogni vita è preziosa, dal concepimento alla morte naturale, e non può dipendere da un algoritmo.”
Tecnologia accolta con etica e responsabilità
Il cardinale Parolin non propone il rifiuto dell’IA, ma il suo governo umano.
Occorre una formazione etica e culturale per ingegneri, ricercatori, medici e operatori, così che comprendano i limiti delle macchine e mantengano il primato della decisione umana.
Un bivio morale
Il cardinale Parolin ha concluso tracciando un bivio per il futuro dell’umanità: da una parte la tecnologia che valuta, scarta, riduce, dall’altra una IA illuminata dall’etica, che serva la vita, la giustizia e la fraternità.
“La tecnologia deve restare mezzo, non fine; potente, ma subordinata alla persona.” (Fonte: ore12italia)
Anelli, Presidente FNOMCeO, pericolo è quello dell’acuirsi delle disuguaglianze, delle
disparità tra coloro che possono fruire di questo strumento potentissimo e di chi non può farlo. Ma anche quello dell’”Apartheid sanitario”, della “Discriminazione algoritmica”, perché immettendo dati che riflettono pregiudizi e disuguaglianze presenti nella società, ma anche nella comunità scientifica, si pensi solo ai modelli sui quali sono condotte le sperimentazioni cliniche, tali pregiudizi e disuguaglianze si amplificheranno”.
“Bene ha fatto il Cardinale Parolin – conclude Anelli – a metterci in guardia, a lanciare un forte monito anche contro la cultura dello scarto, che rischia di essere alimentata se a decidere saranno solo gli algoritmi. Sono tutti pericoli che abbiamo valutato nella revisione del Codice di Deontologia medica, e che abbiamo fatto più volte presenti anche nelle sedi istituzionali, tanto che hanno trovato forti riscontri nella legge delega sulla IA. Solo lavorando tutti insieme, medici, legislatori, religiosi, bioeticisti, società civile, potremo veramente padroneggiare questo strumento potentissimo e orientarlo al bene dell’umanità”. (fonte FNOMCeO)
Il nuovo Centro si articolerà in sei aree di competenza che rappresentano altrettanti ambiti di applicazione clinica e tecnologica:
- Telemedicina, ingegneria biomedica e medicina digitale, con progetti per la gestione integrata dei pazienti e il monitoraggio a distanza attraverso piattaforme sicure e interoperabili;
- Nanotecnologie e terapie innovative, con focus su protesi personalizzate e dispositivi terapeutici basati su materiali avanzati e stampa 3D;
- Chimica e fisica per la medicina, dove tecniche di imaging e medicina nucleare saranno integrate con modelli di IA per la diagnosi precoce e la personalizzazione dei trattamenti;
- Intelligenza artificiale e robotica, dedicata allo sviluppo di algoritmi e sistemi automatizzati per la chirurgia e la riabilitazione, con particolare attenzione alla sicurezza dei dati e alla trasparenza dei processi decisionali;
- Health technology assessment e dispositivi medici, per la valutazione di efficacia, sicurezza e sostenibilità delle nuove tecnologie, con attività di supporto tecnico-scientifico alle istituzioni nazionali e internazionali;
- Biomedicina spaziale e subacquea, area di ricerca avanzata sulle risposte del corpo umano in condizioni estreme, con possibili applicazioni in emergenza, riabilitazione e medicina territoriale.
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