La mappa degli sprechi è in ospedale. In farmaci spesi 270 milioni di troppo

La mappa degli sprechi è in ospedale. In farmaci spesi 270 milioni di troppo

Un posto letto a Roma costa 500 mila euro l’anno, a Parma 130 mila. A Firenze bolletta elettrica record

18/19/2014 – Paolo Russo – LA STAMPA ECONOMIA

Tra i governatori in rivolta per i tagli alla sanità qualcuno è più arrabbiato di altri. Perché quei tre miliardi che più o meno dovranno sottrarre dal budget per Asl e ospedali rischiano di colpire indiscriminatamente tutti. Chi la spending review in questi anni l’ha fatta e chi ancora deve iniziarla a fare. Che le cose stanno così ce lo dice la mappa degli sprechi di «sanitopoli». Dove il Sud sperpera quasi sempre più del Nord. Ma non senza eccezioni.

Nel meridione per ogni dipendente di Asl e ospedali si spendono in media 15mila euro in più che al Nord, come certifica il Ceis dell’Università Tor Vergata di Roma. Cosa faccia spendere in media 74 mila euro per un dipendente in Calabria e solo 49mila euro in Friuli resta un mistero, visto che la differenza è inversamente proporzionale alla qualità dei servizi offerti.

Il Veneto, che è una delle regioni considerate virtuose, è andata a fare le pulci ai prezzi con i quali altre amministrazioni acquistano beni e servizi. Le differenze sono abissali. Per bende e garze c’è chi spende il 650% in più, per steli femorali cementati il 530%, per gli stent coronarici nudi il 200% in più.

Se ci spostiamo sui servizi non sanitari, roba come mensa o pulizia, le cose non cambiano. Esempi? Al Cardarelli di Napoli ci si può evidentemente specchiare nei pavimenti. Camere, bagni e corridoi dovrebbero luccicare come in una reggia visto che a posto letto il servizio di pulizia costa ben 17.583 euro contro i 6.518 del Sant’Orsola di Bologna. E che dire delle spese telefoniche? A spulciare i dati del Ministero della Salute viene il sospetto che al De Lellis di Catanzaro i malati si curino solo telefonicamente visto che si spende il triplo rispetto agli altri ospedali italiani: 2.782 euro, contro la media nazionale di 910. E vai a capire perché al Careggi di Firenze si spendono per l’elettricità 6.737 euro a posto letto. Dieci volte tanto i 604 del Niguarda di Milano che è grande uguale.

Uno studio condotto sempre dal Ceis con la Cattolica di Roma ha svelato che per lo smaltimento rifiuti si spendono appena 4 centesimi a residente in Lombardia e ben 4 euro e 36 in Abruzzo. Risparmio che si potrebbe ottenere allineando verso il basso i costi di tutti i servizi non sanitari, come mense e lavanderie: 2 miliardi.

Mettere a confronto la spesa degli ospedali per posto letto può non avere senso perché spesso la differenza la fa la complessità dei pazienti trattati. Ma non dovrebbe essere così nei Policlinici universitari, dove ci si ricovera spesso per cose serie. Però l’Umberto I di Roma spende più di 500mila euro per ciascun letto utilizzato quando al San Matteo di Pavia ne bastano 380 mila e all’ospedale universitario di Parma addirittura solo 130 mila. Non è che le baronie mediche fanno tenere in piedi reparti che non servono? All’Umberto I, guarda un po’, ben 14 chirurgie operano il tumore allo stomaco, senza che nessun reparto superi mai la soglia di sicurezza dei 20 interventi.

Ma la giungla dei costi non riguarda solo gli ospedali. Fuori dai reparti si sperpera prescrivendo quel che non serve. Soprattutto dove, vedi dal Lazio in giù, non si sono messi in piedi sistemi di controllo sulle ricette compilate dai medici. I farmaci per l’osteoporosi, tanto per fare un esempio, dovrebbero consumarsi di più nelle regioni dove il sole scarseggia, visto che i suoi raggi aiutano a fissare il calcio sulle ossa. Invece la dose media giornaliera ogni mille abitanti è di 18,8 in Sicilia e la metà, 8,6, in Piemonte. Stesso discorso vale per i farmaci contro l’ipertensione, il colesterolo o gli anti infiammatori. Solo per questi ultimi l’Aifa stima uno sperpero di 270 milioni. E le cose non cambiano se si va a fare le pulci alle prescrizioni di accertamenti costosi come Tac o risonanze.

La mappa degli sprechi dice insomma che quei 3 miliardi possono ancora saltar fuori allineando spese e prezzi al livello di chi fa meglio. Il problema è che il taglio orizzontale rischia di penalizzare proprio chi la giungla dello sperpero l’ha già sfoltita. E che magari dovrà presentare il conto sotto forma di nuovi ticket ai soliti noti.

 

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