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MARKETING ETICAMENTE SCORRETTO

Nel Regno Unito Eli Lilly è stata richiamata dalla Prescription Medicines Code of Practice Authority (PMCPA) per aver svolto attività promozionale non eticamente corretta del suo farmaco per la disfunzione erettile. Secondo l’organo di autocontrollo dell’industria farmaceutica britannica, infatti, la pubblicità del Cialis (tadalafil) avrebbe violato i principi etici del Prescription Medicines Code of Practice. L’Autorità preposta ha ritenuto che l’azienda avesse gettato discredito sull’industria del farmaco, con una campagna marketing diffusa in televisione, internet e tramite depliant distribuiti negli studi dei medici di famiglia britannici. La PMCPA contesta a Eli Lilly di aver diffuso informazioni incomplete, tralasciando di citare i possibili effetti collaterali o i rischi, e comunque con un linguaggio tale da poter incoraggiare i pazienti a richiedere una prescrizione di tadalafil. L’azienda ha già accettato il richiamo, che sarà reso pubblico a breve, e da un mese ha fatto marcia indietro eliminando dalla campagna gli aspetti critici. Nello specifico, lo slogan "40 dopo i 40" suggeriva che il 40% degli uomini dopo i 40 anni d’età potesse avere problemi di disfunzione erettile, inoltre a corollario erano proposte le opzioni terapeutiche (senza nome commerciale) sia sul sito internet che sulle brochure distribuite nelle sale d’attesa degli ambulatori medici.

Il Code of Practice, documento di autodisciplina della Association of the British Pharmaceutical Industry’s (ABPI), è un documento, regolarmente aggiornato, che identifica una serie di buone norme di comportamento per tutte le situazioni che ruotano intorno alla promozione e alla comunicazione dei farmaci da prescrizione. Si occupa di individuare le forme più corrette attraverso le quali le aziende possano rivolgersi ai medici prescrittori, al personale sanitario amministrativo, agli operatori sanitari, al pubblico, ai pazienti e alle associazioni di pazienti. Nel caso specifico la pubblicità del tadalafil non rispetta la clausola 2 del Code, quella che rammenta che le attività e i materiali promozionali "non devono mai essere tali da gettare discredito o generare sfiducia nei confronti dell’industria farmaceutica". Esempi di azioni che possono infrangere questa clausola sono: provocare un pregiudizio alla sicurezza dei pazienti e/o alla salute pubblica; offrire eccessiva ospitalità; agire in modo da sollecitare una prescrizione. Le più probabili infrazioni sono in genere rappresentate da: lanciare una campagna promozionale prima di aver ottenuto l’autorizzazione alla commercializzazione di un farmaco; azioni scorrette che portano a inosservanza delle garanzie; comportamento incompetente di impiegati o agenti dell’azienda; infrazioni ripetute dello stesso tipo e nella medesima area terapeutica. Il Code of Practice suggerisce come fare comunicazione in maniera eticamente corretta e non solo per sanzionare i falsi messaggi, ruolo peraltro già ricoperto e con facoltà più ampie dalla legislazione in materia, quanto piuttosto per garantire che ogni associato dell’ABPI non si comporti in modo da gettare discredito sull’intera categoria solo per perseguire un proprio soggettivo interesse. Un codice deontologico dell’industriale del farmaco, in linea con gli attuali progressi dei sistemi di comunicazione e informazione, e puntualmente fatto rispettare a beneficio di tutto il comparto. Di Elisabetta Lucchesini

Fonte: "Pharmamarketing"

 

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