Paolo Cornaglia Ferraris presenta ≪Cervelli, soldi, medicine≫. Il caso “epatite C”. N.d.R.

Paolo Cornaglia Ferraris presenta ≪Cervelli, soldi, medicine≫. Il caso “epatite C”. N.d.R.

Giovedì 16 maggio 2019, dalle ore 18, alla Libreria Feltrinelli di Genova (via Ceccardi), Paolo Cornaglia Ferraris presenta il libro Cervelli, soldi, medicine. Interviene Federico Mereta. Un genio della ricerca dalla vita avventurosa, una malattia terribile, un farmaco così efficace da apparire miracoloso, il repentino ingresso in scena di una multinazionale farmaceutica. Sullo sfondo, la speculazione finanziaria e la crisi del servizio sanitario pubblico.

Mente locale – Genova 16 maggio 2019

Genova – Ci sono tutti gli ingredienti per un grande racconto: Cervelli, soldi, medicine parte dalla scoperta, da parte di Raymond F. Schinazi, del farmaco in grado di curare in modo pressoché definitivo l’epatite C, una malattia per la quale, fino al 2014, esistevano cure solo parzialmente efficaci e dai pesanti effetti collaterali. Una ricerca condotta all’interno di un dipartimento universitario ben presto si trasforma in una sfida imprenditoriale da miliardi di dollari: Gilead Sciences acquisisce i diritti commerciali di sfruttamento della molecola, venduta poi a carissimo prezzo in tutto il mondo.

Genova – Un prezzo che, da un lato, esclude moltissimi pazienti dalla possibilità di essere curati, eche dall’altro ha spinto molti Paesi del Sud del mondo a infrangere i diritti brevettuale e a lanciare sul mercato farmaci-copia equivalenti e dal costo ridottissimo.

Paolo Cornaglia Ferraris, con il consueto spirito battagliero che il lettore conosce sin da Camici e pigiami, tratteggia il ritratto di uno scienziato geniale dall’impareggiabile fiuto imprenditoriale e insieme le distorsioni di un sistema al collasso, dove i confini tra accademia, finanza e industria farmaceutica sono sempre più labili e dove spesso il profitto viene anteposto al diritto per tutti di accedere senza limitazioni a farmaci innovativi, affidabili e sicuri.


N.d.R.Gilead ha acquistato per 11 miliardi di dollari Pharmasset Inc., di Raymond Schinazi e Dennis Liotta, e i suoi farmaci per il trattamento dell’epatite C nel 2011. L’acquisto di Pharmasset da Gilead gli ha permesso di accedere a medicinali che hanno generato miliardi di profitti. Tra i concorrenti di Pharmasset vi erano Abbott Laboratories, Merck & Co., e Vertex Pharmaceuticals.

La famiglia italiana Schinazi si rifugiò in Egitto nel 1938 dove Raymond nacque il 21 marzo 1950. Nel 1964 la famiglia Schinazi, ebrea sefardita, immigrò (forzatamente) in Italia a Napoli. Completò i suoi studi in medicina, chimica e biotecnologia nel Regno Unito. Nel 1976 si trasferì all’università di Yale.

Nel 2004, Schinazi è stato uno dei fondatori di Pharmasset, un’azienda che in seguito avrebbe sviluppato sofosbuvir. Il nome Pharmasset deriva da “‘pharmaceutical assets”(beni farmaceutici) e il piano industriale originario era quello di creare beni che sarebbero stati venduti ad altre società. Nel novembre 2011, Gilead Sciences annunciò un’offerta di acquisto per Pharmasset per circa $11,4 miliardi

È stato calcolato nel 2017 che Gilead Sciences ha generato $2,8 milioni di utile per dipendente con un ricavo totale di $25,662 miliardi con un trend in calo del 15,55% sul 2016.

Daniel O’Day, 54 anni, CEO di Gilead da marzo 2019, è stato assunto con un compenso annuale di $16 milioni più un’addizionale di $14,2 milioni per aver rinunciato al compenso percepito dal precedente datore di lavoro, Roche. Pertanto nel 2019 percepirà $30,2 milioni (fonte Bloomberg).

Bisogna ammettere che i limiti di accesso in Italia, ad oggi, sono stati minimi, e che siamo uno dei Paesi che garantisce più opportunità terapeutiche; e allo stesso tempo si coglie una incoerenza nel fatto che quelli che temono le barriere all’accesso, come Cornaglia Ferraris, spesso siano gli stessi che argomentano sull’inappropriatezza dei consumi, e sulla inconsistenza delle evidenze fornite dai farmaci presunti innovativi.

La crescita dei prezzi è alimentata dalla crescente difficoltà (ovviamente in media) dell’industria di garantirsi un certo ritorno dall’investimento, vuoi perché i farmaci targettizzati sono per pochi pazienti, vuoi perché in breve tempo arrivano altri competitors; in questo contesto, il tempo di accesso diventa sempre più la vera variabile di successo secondo l’industria: arrivare per primi, per sfruttare l’anticipo al fine di remunerare il capitale con rapidità, sembra l’ossessione imperante.
In altri termini, il tema vero probabilmente non è il costo della R&S, quanto la crescita, sia effettiva che percepita, del rischio.

Il caso dei farmaci per l’epatite C, che viene trattato nel libro di Cornaglia Ferraris, e del crollo dei relativi prezzi (in un triennio giunti ad un livello che è meno di un decimo di quello iniziale), sembra testimoniare molto bene perché sia razionalmente ritenuto strategico arrivare per primi e “spremere” il mercato con prezzi iniziali alti.

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