Pharma, con crisi meno personale ma più specializzato

Pharma, con crisi meno personale ma più specializzato

La crisi economica mondiale ‘morde’ il settore industriale farmaceutico [sic!] e sanitario, anche dal punto di vista del recruitment: molte aziende hanno infatti deciso di concentrare la selezione del personale verso profili più specializzati, a discapito di figure con un background eccessivamente generico o con scarsa esperienza.

E’ quanto emerge da un’analisi condotta per Pharmakronos da Hays Life Sciences, società quotata al London Stock Exchange e fra i leader nel recruitment specializzato nel middle e senior management. I maggiori attori del mondo del Pharma e degli apparecchi para-medicali hanno dunque rivoluzionato i propri obiettivi, cercando di sviluppare una forte politica commerciale affiancata da una programmazione delle attività il più proficua e redditizia possibile.

Tra i professionisti maggiormente ricercati è quindi possibile individuare quelli delle aree Sales & Marketing e Medical Affairs, riconosciuti come essenziali per poter favorire una crescita nel volume d’affari e distaccare di qualche punto percentuale la concorrenza.

Al contrario, le figure meno ricercate sono quelle legate all’ambito Qualità e Regolatorio, perché al momento sono riscontrabili minor possibilità d’impiego all’interno delle compagnie del settore. "In un ottica generale che travalica i confini del Life Sciences – afferma Simonetta Saprio, manager Hays – è possibile riscontrare un leggero calo nel volume delle richieste di middle e top manager, che si contrappone a un aumento degli standard qualitativi richiesti.

Meno ricerche quindi, ma con qualifiche ancor più specifiche. La concorrenza si è fatta sempre più serrata e i professionisti in cerca di un impiego cercano di impreziosire il proprio curriculum vitae con seconde lauree, corsi di specializzazione, master o esperienze all’estero". Un tendenza che sta prendendo piede nel mercato del Life Sciences è relativa alle ‘skill’ linguistiche: l’inglese non è più ritenuto sufficiente e sempre più frequentemente – per inserirsi in complessi aziendali che hanno sedi in tutto il mondo – è necessario conoscere almeno una terza lingua, preferibilmente il tedesco o il francese.  Non è un caso che le multinazionali del settore richiedano disponibilità a continue trasferte all’estero anche a lungo termine, così da poter seguire aree geografiche emergenti o progetti nuovi.

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