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Quanto spendono gli italiani in farmaci generici. N.d.R.: ma si confondono i farmaci generici con quelli da banco

Farmaci generici: quanto impattano sulla spesa nazionale

26 aprile 2019 – La spesa relativa ai farmaci – che si differenzia in base al Paese di riferimento – ha un peso importante sul Pil. Vediamo cosa accade in Italia e quanto gli italiani spendono in farmaci generici.

Prevenzione e cura: gli italiani non badano a spese e hanno dimostrato di tenere molto alla propria salute. Le campagne di sensibilizzazione promosse dal Ministero della Salute e dalle principali associazioni operanti in questo settore, stanno riuscendo nell’intento di far comprendere sempre più da vicino come prevenire l’insorgere di numerose patologie e come cambiare il proprio stile di vita seguendo un’alimentazione sana e praticando attività sportiva.

Gli italiani sono disposti a spendere anche di più nei prossimi anni per tutelare la propria salute e dai primi sondaggi è emerso che sono sempre più apprezzati i servizi di prenotazione online a cui poter accedere. Ma quanto spendono gli italiani in farmaci generici? Il trattamento di malattie croniche, ma anche di un semplice raffreddore o di un comune stato febbrile richiede l’acquisto di farmaci, il più delle volte sotto prescrizione medica.

In farmacia si possono inoltre trovare numerosi medicinali generici per il trattamento ad esempio della sintomatologia di mal di testa, infiammazioni muscolari o articolari, ma anche per contrastare i primissimi sintomi della febbre e tanti altri. Tuttavia, questi farmaci hanno un peso non indifferente sul Pil nazionale e che varia di paese in paese. 

Capire a quanto ammonta la spesa in farmaci è importante per comprendere quanto questa spesa incida su Pil. Lo scenario tracciato dai dati registrati, ha fatto emergere che – per quanto riguarda l’incidenza della spesa dei farmaci generici nel mercato farmaceutico – tra i Paesi Ocse, l’Italia è tra le nazioni con la spesa farmaceutica più bassa. Di seguito la classifica dei Paesi Ocse con la relativa percentuale relativa alla spesa dei farmaci:

  • Regno Unito: 85,2%
  • Cile: 84,1%
  • Germania: 81,2%
  • Nuova Zelanda: 79%
  • Lettonia: 75%
  • Olanda: 74,1%
  • Canada: 74%
  • Italia: 22,1%
  • Lussemburgo: 11,4%.

Stando alla classifica, i Paesi con un acquisto maggiore di farmaci generici presentano una spesa farmaceutica nazionale più bassa. Non è un caso che nel Regno Unito corrisponde all’1% del Pil, mentre in Italia è dell’1,6%. Dunque, gli italiani non spendono tanto per l’acquisto di farmaci generici, ma questa spesa ha un’incidenza sul Pil pari a ben l’1,6%.

Qui Finanza 26 aprile 2019


L’articolo presenta alcuni aspetti non chiari. Per esempio si afferma: “Il trattamento di malattie croniche, ma anche di un semplice raffreddore o di un comune stato febbrile richiede l’acquisto di farmaci, il più delle volte sotto prescrizione medica“. Se i farmaci acquistati non sono su prescrizione medica sono evidentemente farmaci da banco. E insiste: “In farmacia si possono inoltre trovare numerosi medicinali generici per il trattamento ad esempio della sintomatologia di mal di testa, infiammazioni muscolari o articolari, ma anche per contrastare i primissimi sintomi della febbre e tanti altri“, anche qui probabilmente si confondono i farmaci generici/equivalenti con farmaci OTC (Over The Counter, da banco), che sono altra cosa.

Giusta l’osservazione che l’Italia è tra le nazioni con la spesa farmaceutica più bassa, 290 euro procapite (tot. € 7.951.961.074 a carico del SSN secondo Federfarma nel 2018, in diminuzione), incomprensibile però la conclusione. Sarà un po’ noioso, ma bisogna per forza riferirsi ad alcuni dati.

Ammonta a 1.101 milioni di euro la quota versata come differenziale di prezzo dai cittadini per ritirare il brand al posto dell’equivalente: l’incidenza maggiore a livello regionale, e peraltro in crescita sul 2017, si registra in Sicilia (15,8% per complessivi 114 mln) e nel Lazio (15,5% pari a 139 milioni di euro). L’incidenza più bassa si registra invece ancora in Lombardia, dove il differenziale versato di tasca propria dai cittadini quota l’11,1% della spesa regionale SSN nel canale retail, per un totale di 144 milioni di euro. (Centro studi Assogenerici su dati IQVIA).  Il

Prodotto interno italiano (PIL) ai prezzi di mercato è stato pari a 1.753.949 milioni di euro correnti (ISTAT). La spesa per il Ssn rispetto al Pil è oggi del 6,6%.

Se consideriamo la quota sul PIL dei farmaci, in Italia l’incidenza si ferma all’1%, a pari merito con la Spagna e più che nel Regno Unito (dove si ferma allo 0,8%) ma meno che in Germania (1,3%) e Francia (1,1%). (dati I-Com riferiti al 2017). In Italia la spesa farmaceutica totale procapite è inferiore del 27% alla media dei Big europei, così come la percentuale sul PIL, stabile da anni all’1% rispetto all’1,2% della media Considerando anche la componente privata, la spesa farmaceutica in Italia resta inferiore a quella degli altri Big europei (-12%) (elaborazione Farmindustria su dati AIFA, IQVIA, Eurostat, EFPIA dati 2017).

In Italia i medicinali a brevetto scaduto, sia generici sia con marchio (per i quali il SSN sostiene lo stesso costo), rappresentano, oltre l’80% della spesa e più del 90% delle confezioni erogate, un livello paragonabile a quello degli altri Paesi europei (elaborazione Farmindustria su dati IQVIA).

L’articolo si conclude”Dunque gli italiani non spendono tanto per l’acquisto di farmaci generici, ma questa spesa ha un’incidenza sul Pil pari a ben l’1,6%. Me di che parla, di farmaci da banco? o di farmaci generici? Sa di cosa sta parlando o confonde capre con i cavoli.

Non è possibile nemmeno mettere sullo stesso piano i medicinali di fascia C con ricetta e i prodotti senza ricetta (SOP e OTC), in quanto si tratta di due mercati completamente diversi, il primo vigilato e il secondo totalmente libero, relativi a medicinali con caratteristiche diverse, che richiedono tutele diverse a garanzia del cittadino. Non è la stessa cosa acquistare un semplice farmaco per il mal di testa, che può anche avere un prezzo libero, o acquistare un farmaco stupefacente, un antibiotico o un ormone a prezzo vigilato.

Secondo le elaborazioni di Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione, che fa parte di Federchimica) su dati IQVIA, i fatturati SOP e OTC, pari a quasi 2,5 miliardi di euro, sono in crescita del 2,7% mentre i consumi – poco più di 277 milioni di confezioni – restano sostanzialmente stabili, per quanto di segno negativo, rispetto al 2017 (-0,4%). Guardando alle vendite delle due categorie in cui è suddivisa la classe dei farmaci senza obbligo di ricetta, quali le specialità di automedicazione o OTC (Over The Counter) e i farmaci SOP, si osservano trend similari ma migliori per gli OTC: i consumi restano sostanzialmente stabili, per quanto di segno negativo, per i primi (-0,2%) e sono in contrazione, seppur di misura, per i secondi (-0,9%) mentre i fatturati presentano un andamento decisamente più dinamico per gli OTC – che fanno registrare un +3,3% – rispetto al debole +1,0% dei SOP.

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