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Ricettopoli: l’inchiesta si allarga e smaschera la rete di rimborsi

I rimborsi illeciti ottenuti dalle multinazionali produttrici di farmaci, con particolar attenzione al mercato degli antitumorali e degli antimicotici, ritenuti in crescita e particolarmente remunerativi, stanno emergendo in modo frammentario, con varie indagini condotte singolarmente presso le Regioni e le Aziende ospedaliere oggetto di rimborsi forzati da parte di medici e, spesso, farmacie compiacenti, dando vita ad un quadro che nell’unione dei vari elementi ha dato vita a quella che attualmente viene definita come Ricettopoli.
Ultimo caso dell’inchiesta Ricettopoli è stato il traffico di ricette illecite scovato a Rimini, Ravenna e Bologna, con una meccanismo ben avviato e collaudato dal lontano 2008 che ha visto la partecipazione di farmacisti e medici per la realizzazione di ricette alterate nei dati, spesso modificando i dati di pazienti esistenti, oppure ricorrendo a nominativi di persone defunte, il tutto spingendo per la vendita dei farmaci indicati che gli informatori scientifici ritiravano personalmente presso le farmacie, le quali avevano organizzato un campionamento apposito per tali classi farmacologiche, destando l’attenzione delle autorità e dei Nas in fase di controllo.
Sono circa 3.500 le confezioni individuate in una sola delle 3 farmacie al centro dell’inchiesta Ricettopoli che sarebbero state utilizzate per incrementare i rimborsi col meccanismo delle ricetta falsificate, il tutto col supporto di Italfarmaco la quale, secondo quanto emerso, avrebbe ottenuto oltre un milione di euro di guadagni, i quali verranno ridistribuiti alle tre Ausl delle rispettive città indagate, con risarcimenti per 300mila euro ciascuna ed una multa pari a 20mila euro grazie alla scelta di patteggiamento. Diverso il discorso per le figure professionali coinvolte, rinviati a giudizio 20 tra medici e farmacisti, mentre i rimanenti indagati, il gruppo originario era di circa 50 indagati, si è col tempo assottigliato grazie ai tempi delle giustizia italiana che ha permesso di valicare i limiti oltre i quali scattano i termini per la richiesta di prescrizione dei reati commessi.
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Notizia correlata: https://www.fedaiisf.it/Start/HDefault.aspx?Newsid=9269
N.d.R.: Non vorremmo essere paranoici, ma nell’articolo riportato si dice che gli informatori scientifici ritiravano personalmente i farmaci oggetto di comparaggio. E’ bene precisare che nella realtà si tratta di un (1) Informatore, non di molti. Dopo la programmazione del film “Il venditore di medicine” non vorremmo si pensasse che tutti gli Informatori sono comparaggisti. Su oltre 20.000 ISF operanti in Italia, qualche “mariolo” sicuramente ci sarà, ma da qui a criminalizzare un’intera categoria ce ne passa. Sarebbe come pensare che tutti i preti sono pedofili perché qualcuno lo è, o pensare che tuti i farmacisti sono disonesti perché qualcuno lo è o peggio che tutti i politici sono ladri perché qualcuno lo è (in verità sono tutti i ladri che vogliono fare i politici – questa è una battuta, ovviamente). E’ vero anche che la responsabilità penale è individuale per cui se c’è qualche ISF disonesto ne pagherà le conseguenze, ma è anche vero che se c’è qualche ISF che fa comparaggio è solo perché qualcuno lo obbliga, ed è lì che bisogna indagare.

Lentano Ciro, Quelli che la Farmacia Magazine

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