Sardegna. “Premio “Cavolo d’oro” all’assessore Arru per aver determinato la regressione della sanità sarda: meno medici, meno farmaci

Sardegna. “Premio “Cavolo d’oro” all’assessore Arru per aver determinato la regressione della sanità sarda: meno medici, meno farmaci

Intervento dei rappresentanti di Autodeterminatzione – Coordinamento Territoriale Sassari.

Alghero Eco – 18 gennaio 2019

“Il Premio “Cavolo d’oro” – 1° edizione viene assegnato, all’unanimità, al Dott. Luigi Arru , Assessore Regionale alla Sanità della giunta Pigliaru, politico sardo che con indefesso impegno e con tenace costanza, in soli cinque anni ha determinato una rapida regressione dell’assistenza sanitaria, determinando una drastica riduzione dei posti letto ospedalieri, la chiusura di molti punti nascita nei territori sardi, una netta riduzione dei medici di base e dei pediatri di libera scelta, una forte limitazione all’uso dei farmaci innovativi, distinguendosi nel raggiungere traguardi impensabili e primati insuperabili, quali:

1) aver superato i 18 mesi di prenotazione per un esame diagnostico e oltre un anno per una vista specialistica;

2) aver permesso al 15% dei sardi di rinunciare alle cure;

3) azzerare il deficit della spesa sanitaria con l’accensione di un mutuo che i sardi pagheranno per altri 20 anni;

4) aver ribaltato le leggi della fisica nel caso del trasferimento del laboratorio di analisi ATS da Sassari ad Olbia facendo entrare un oggetto grande in un contenitore piccolo.

5) tagliare oltre 200 posti letto degli Ospedali Pubblici del Nord Sardegna e regalarli ad un Ospedale privato, il Mater Olbia.

Il premio verrà consegnato Sabato 19 gennaio 2019 all’Emiciclo Garibaldi di Sassari, dalle ore 10 alla ore 12. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare”. Lo scrivono in una nota i rappresentanti di Autodeterminatzione – Coordinamento Territoriale Sassari.

Il premio “il Cavolo d’Oro” è assegnato “al personaggio politico che più si è distinto nel determinare la maggior regressione culturale, sociale ed economica della nostra isola”.

Sentenza n. 1873/2010 della Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione:
“Nel praticare la professione il medico deve, con scienza e coscienza, perseguire un unico fine: la cura del malato utilizzando i presidi diagnostici e terapeutici di cui al tempo dispone la scienza medica, senza farsi condizionare da esigenze di diversa natura, da disposizioni, considerazioni, valutazioni, direttive che non siano pertinenti rispetto ai compiti affidatigli dalla legge ed alle conseguenti relative responsabilità a nessuno è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute, né di diramare direttive che, nel rispetto della prima, pongano in secondo piano le esigenze dell’ammalato. Mentre il medico risponde anche ad un preciso codice deontologico, che ha in maniera più diretta e personale il dovere di anteporre la salute del malato a qualsiasi altra diversa esigenza e che  si pone, rispetto a questo, in una chiara posizione di garanzia, non è tenuto al rispetto di quelle direttive, laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente e non può andare esente da colpa ove se ne lasci condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione a livello regionieristico”.

 

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