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Teva taglia ma i lavoratori non ci stanno.

Un colosso farmaceutico in crisi

Foro di Roma – 18 dicembre 2017 – da Redazione

Era una delle storie di successo dell’economia israeliana, poi la Teva, il gigante della farmaceutica, ha iniziato a perdere terreno. Diversi i campanelli d’allarme suonati nel corso del tempo con licenziamenti progressivi di personale, fino all’annuncio di giovedì scorso: un taglio molto più significativo, 14000 posti in tutto il mondo, 1700 in Israele dove l’azienda è uno dei principali datori di lavoro del settore privato.

La ristrutturazione annunciata ridimensionerebbe di molto questo ruolo mettendo in difficoltà migliaia di famiglie. “Chiudere Teva è un attacco allo Stato d’Israele”, si leggeva sui cartelli delle diverse manifestazioni organizzate dai lavoratori e dal sindacato dell’Histadrut, con la partecipazione di decine di migliaia di persone.

Uffici e stabilimenti in tutto il paese sono rimasti chiusi fino alle 12:00 oggi in segno di solidarietà, compresi ministeri, uffici di autorità locali, tribunali e la Procura della Repubblica, la borsa valori, banche, servizi pubblici, cliniche sanitarie, i porti di Ashdod e Haifa. I voli mattutini programmati all’aeroporto di Ben Gurion hanno subito ritardi e cancellazioni. Questo vuol dire toccare Teva in Israele.

L’azienda è stata duramente colpita dalla scadenza dei brevetti sul suo farmaco dal maggior successo commerciale, il Copaxone, dall’aumento dei competitor rispetto ai farmaci generici e dal dover far fronte a un debito di 35 miliardi di dollari. L’obiettivo dei tagli è ridurre i costi di 3 miliardi di dollari entro la fine del 2019, rispetto ai 16,1 miliardi di dollari stimati per quest‘anno.

Centinaia di dipendenti di Teva hanno bloccato le strade centrali di Gerusalemme e cantato slogan mentre marciavano verso l’ufficio dove il Premier Benjamin Netanyahu stava tenendo la tradizionale riunione di gabinetto settimanale. Il governo starebbe valutando un sussidio all’azienda che le consentirebbe di ridurre il numero di posti di lavoro tagliati in Israele, sostiene il giornale Haaretz.

“La nostra fabbrica sanguina e la situazione è desolante”, ha dichiarato alla Radio israeliana Itzik Ben-Simon, dell’Histadrut.

Il primo ministro Netanyahu, nella riunione settimanale, ha promesso che incontrerà i vertici di Teva e che farà tutto il possibile per salvare lo stabilimento di Gerusalemme a rischio chiusura. “Teva ha migliaia di lavoratori in Israele. Ha iniziato come azienda israeliana e vogliamo che rimanga tale”, ha detto Netanyahu, aggiungendo che il governo utilizzerà i vari strumenti a sua disposizione per cercare di raggiungere questi obiettivi.

 

Fonte: Moked

Redazione Fedaisf

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