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Sciopero del 6 settembre

Riceviamo e pubblichiamo:

Cari colleghe e colleghi,

 

vi invito con mente e cuore a considerare l’adesione allo sciopero del 6 settembre indetto dalla CGIL e sostenuto da altre organizzazioni per due importanti ragioni:

 

1. La validità delle sue motivazioni (vai al sito www.CGIL.it), al di là delle organizzazioni che lo promuovono e degli interessi di categoria. Se fate una buona analisi si può ben capire che con l’approvazione di questa manovra finanziaria sono in gioco gli interessi e in pericolo i diritti fondamentali di tanti che lavorano, di tanti che hanno lavorato abbondantemente, di tanti che nel mondo del lavoro ci vorrebbero entrare.

 

2. L’occasione per la nostra categoria, nel periodo più difficile dal punto di vista occupazionale e del mantenimento del suo profilo professionale, di dimostrare alle controparti, a tutti gli altri lavoratori e a se stessa che non è più quella massa di “privilegiati” (ancora dalle retribuzioni e dalle buone uscite esose) che si muove solo quando la “casa” va a fuoco.

 

Nelle manifestazioni, nell’adesione agli scioperi nazionali o del settore chimico-farmaceutico non ricordo si siano visti molti striscioni richiamanti gli ISF. Ogni qualvolta viene indetto uno sciopero o una manifestazione al calcolo di chi ha aderito sul totale di tutte le Aziende farmaceutiche gli ISF si contano sulle dita di una mano.

Si può come è giusto denunciare la presenza di caste, dai partiti alle organizzazioni sindacali, ma io credo che non per questo ci si possa sottrarre dalle proprie responsabilità, dalle proprie individuali assenze. Il Sindacato lo fanno i lavoratori, le organizzazioni politiche, i movimenti sociali li fanno i militanti. Quando dei lavoratori in pochi e per conto proprio si riuniscono e si organizzano per difendere i loro diritti fanno, sono già Sindacato, e badate bene che anche le individualità fanno il tutto, le minoranze fanno il tutto, nel tentativo continuo di riformarlo, di condizionarlo, di divenire forza trainante.

Non ci si può lamentare senza sporcarsi le mani, se si crede in ciò che rappresenta una “bandiera” ma

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