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TESTIMONIANZA DI UN COLLEGA

«CI HO RIMESSO TUTTO. ALLA FINE ANCHE IL POSTO». Burago Molgara ( Monza) -CI HO RIMESSO professionalità, soldi in busta paga, e infine il posto. Gianpaolo Verderio, ex sindaco di Burago Molgora, era informatore scientifico alla Pfizer prima di essere "esternalizzato" insieme a 180 colleghi, quando il colosso della farmaceutica americano ha acquisito un altro gigante a stelle e strisce, la Pharmacia dove il giovane amministratore pubblico lavorava da sette anni. La cessione di ramo di azienda, seguita dalla "pulizia" dei contratti di lavoro risale al 2000, ma il taglio è stato fatto in seconda battuta e se ne è occupata direttamente l’agenzia di settore che ha rilevato il personale. «Il calvario è cominciato subito – racconta – dalla posizione di ‘product specialist’, maturata in Pharmacia, grazie alla quale fornivo informazioni sui medicinali al personale ospedaliero, sono passato a fare il ‘mezzemaniche’. Durante le visite giornaliere ai medici di base dovevo limitarmi a consegnare materiale».
LO STIPENDIO di Verderio, e degli altri nella sua posizione, "prima" era circa di 40 mila euro all’anno, dopo il passaggio all’agenzia di servizi farmaceutici (sulla quale preferisce mantenere l’anonimato perché c’è ancora in corso una causa), gli hanno tagliato i premi di risultato, il 15 per cento del reddito annuale che si sommava al resto. «E’ stata un’esperienza traumatica – aggiunge – insieme a me, hanno resistito una ventina di colleghi, gli altri 160 hanno accettato l’incentivo all’esod o: 33 mila euro che ci sono stati proposti a fine 2003, pochi giorni prima di Natale. La cessione di ramo di azienda ha messo in mezzo alla strada centinaia di famiglie. C’era chi aveva il mutuo, chi i figli da mantenere e più di uno ci ha rimesso persino il matrimonio. Sono stati costretti ad accettare». L’ex primo cittadino non si è arreso e dopo essersi rifiutati di andarsene volontariamente, ha portato in tribunale la società che nel frattempo l’ha licenziato, secondo lui, ingiustamente. Lo scorso aprile, in appello, il giudice ha ordinato il suo reintegro in organico. Ma a sei mesi dal pronunciamento, Verderio è ancora disoccupato. «Nonostante la sentenza, non è cambiato molto», sottolinea. Snervato, amareggiato, l’informatore scientifico dice senza mezzi termini di aver vissuto un vero e proprio incub «E’ stato, ed è terribile – dice – ci sono momenti in cui sembra impossibile tirare avanti».
A UNA MANCIATA di chilometri da Burago, c’è lo stabilimento di AstraZeneca a Caponago. L’azienda da cui è partito "il caso" degli informatori esternalizzati. A seguito di una ristrutturazione globale, in Italia la multinazionale anglosvedese ha tagliato 330 posti, 50 informatori a Basiglio sono stati ceduti a un’agenzia specializzata. Ma sull’operazione, la Provincia vuole vederci chiaro: «Ho parecchie perplessità sulla decisione di trasferire il personale a Marvecs – dice Bruno Casati, assessore alle Crisi industriali di Palazzo Isimbardi – Le ragioni addotte da AstraZeneca non giustificano comunque questa operazione di fuoriuscita di un nucleo di operatori che è organico e funzionale con altri». Qualche timore c’è anche in Brianza, dove lavorano 500 persone. I segnali negativi non mancano, primo fra tutti il mancato rinnovo dei contratti a termine. Il sito caponaghese è un polo di eccellenza nel campo farmaceutico. Quattro anni fa l’azienda ha investito 12 milioni di euro per ampliarlo: il personale è più che raddoppiato. di BARBARA CALDEROLA Il Giorno del 30/10/2007  ed. NAZ

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