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WELFARE, LE REGIONI BATTONO CASSA

Le regioni chiedono al governo che il finanziamento del Fondo nazionale per la non autosufficienza continui a essere previsto anche nella Finanziaria per il 2010 e nel programma pluriennale. Si tratta all’incirca di 500 milioni di euro di trasferimenti alle regioni, che non sono stati confermati dal governo a differenza degli anni precedenti (2009 finanziamento statale di 400 milioni di euro, nel 2008 300 milioni di euro). Di questa preoccupante prospettiva per le famiglie, i non autosufficienti e il sistema nazionale dei servizi sociali e sanitari abbiamo parlato a Roma dove si è svolto un importante incontro tra gli assessori alle politiche sociali delle regioni e gli assessori alla sanità guidati da Enrico Rossi. A conclusione della riunione abbiamo deciso di chiedere, tramite il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani, un urgente incontro al governo e la convocazione di un tavolo politico che lavori sollecitamente per scongiurare un’ipotesi che rappresenterebbe, diversamente da quanto si crede, un danno incommensurabile per lo stesso bilancio nazionale. Infatti, con il taglio del Fondo nazionale per la non autosufficienza, oltre a mettere a dura prova il sistema dei servizi delle regioni, si otterrebbe solamente di far lievitare in poco tempo e in modo incontrollato la spesa sanitaria che in questi anni si è cercato di razionalizzare. Non si riuscirebbe più a dare risposte alle famiglie e ai malati che volessero restare a casa loro, a salvaguardia anche della loro dignità e restante autonomia. Va tenuto conto, tra l’altro, che la domiciliarità, rispetto all’istituzionalizzazione dei non autosufficienti nelle strutture, rappresenta una spesa molto inferiore per le casse pubbliche. Come conseguenza di un non rifinanziamento del Fondo nazionale per la non autosufficienza da parte del governo, paventiamo, in qualità di assessori delle regioni al settore sociale e a quello sanitario, un aumento ingestibile delle domande da parte dei non autosufficienti alle strutture residenziali (che fanno riferimento al capitolo di spesa sanitaria) o ai servizi sanitari con un impennamento insostenibile della spesa sanitaria. Sarebbe un vero e proprio controsenso, una contraddizione in termini. Le regioni invece, e intendiamo ribadirlo al governo e al ministro Sacconi, sostengono con forza la necessità di un maggiore investimento sui servizi domiciliari a tutela della non autosufficienza per potenziare le risposte alle persone non autosufficienti, che sono sempre di più e già ora rappresentano un’emergenza quotidiana per il sistema sociale e sanitario nazionale, ma un’emergenza purtroppo ancora nascosta per il bilancio statale. In tutto questo contesto problematico, ritengo che vada fatta innanzitutto una cosa: valorizzare la centralità della famiglia che già ora svolge un effetto moltiplicatore di benefici sociali e di risparmio economico per le casse pubbliche. Un esempio per tutti è proprio quello del Veneto. Si stima che nel Veneto siano 80/90 mila le persone non autosufficienti registrate dal sistema pubblico. Di queste, 24 mila sono accolte nelle strutture residenziali con una spesa per la regione di 470 milioni di euro nel 2008; 25 mila sono assistiti a domicilio, nelle loro case, con aiuti economici e in servizi dalla regione per un costo di 70 milioni euro. La differenza parla da sola. Ricordo infine, per quanto riguarda specificamente il Veneto, che stiamo attendendo a breve la calendarizzazione in consiglio regionale del progetto di legge sull’istituzione del Fondo regionale per la non autosufficienza. Siamo la prima regione in Italia a muoverci su questo terreno. La questione dell’autosufficienza è insomma centrale per la tenuta del sistema sociale. È necessario quindi che il governo ripensi a questi aspetti della sua politica finanziaria per il bene di tutti.* assessore alle pol

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