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+20% d’uso di farmaci: siamo più malati o ci vendono più medicine?

Il marketing applicato ai farmaci ha un nome, si chiama Disease Mongering, serve per vendere più medicine o più esami diagnostici allargando in qualche maniera il mercato dei potenziali clienti. ?In pratica promuove una malattia, o l’ipotesi di una malattia, per poi tirare fuori, magicamente, il rimedio prontamente servito da laboriosi ricercatori che si sono messi all’opera non appena il male è stato scoperto. ?I tempi della ricerca, agli occhi degli ignari cittadini, appaiono così compressi, fulminei: non appena si ha notizia di una patologia, ecco pronta una solerte multinazionale del farmaco che deve solo attendere che i distributori facciano il loro dovere.

Proviamo invece a rovesciare i termini del problema: diciamo che prima si sceglie quale farmaco lanciare, o quale paura cavalcare, dopo di che si inventa un’efficace "battaglia" per combattere una malattia di cui prima si ignorava l’esistenza o che era considerata un semplice malessere, da affrontare usando solo i mezzi fisiologicamente messi a disposizione dal nostro corpo.

Ecco, in questo modo molte cose appaiono, purtroppo, ben più plausibili. Forse non siamo più malati, forse usiamo solo più farmaci. Big Pharma non può limitarsi ad aspettare che il medico di famiglia si decida a prescrivere gli antibiotici per il nonno raffreddato (che, fino a prova contraria, non dovrebbe usarli); se vuole vedere il fatturato in costante aumento, come in effetti sta accadendo, bisogna lavorare su più fronti. Così antivirali, vaccini e simili sono considerati “ preziosi” ma forse solo perché sono tali per i bilanci di molte aziende. "Prevenire è meglio che curare, le vaccinazioni sconfiggeranno le malattie, gli screening di massa salveranno la vita a milioni di persone ogni anno, il cancro è quasi sconfitto". . . Quante volte abbiamo letto e ascoltato queste frasi da chi chiedeva contributi economici e volontariato, quante volte nolenti o volenti ci siamo sottoposti a terapie che non ci convincevano affatto solo perché persuasi da una paura, inculcata chissà quando, che

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