
Il 7 marzo 1996 una notizia colse di sorpresa Basilea: Sandoz e Ciba-Geigy, colossi dell’industria farmaceutica, annunciarono il loro matrimonio, che diede vita a Novartis. Ciba-Geigy a sua volta è frutto di un’altra fusione, nel 1970, tra J. R. Geigy (società di Basilea nata nel 1758) e Ciba (anch’essa di Basilea, sorta nel 1859)
Fu la più grande fusione nella storia economica svizzera, fino a quel momento, e comportò la soppressione di circa 12.000 posti di lavoro in tutto il mondo. Ma per la regione renana il bilancio viene visto oggi in un’ottica positiva.
Hans Schäppi, all’epoca vicepresidente del Sindacato edilizia e industria (SEI, confluito nel 2004 in Unia) ricorda con Keystone-Ats quel giorno fatidico per la piazza economica di Basilea.
Alle 6 del mattino il responsabile del personale di Ciba-Geigy lo chiamò personalmente. Circa quattro ore dopo, secondo la notizia diffusa nelle prime ore del mattino, si sarebbe tenuta una conferenza stampa sulla fusione all’aeroporto. «È incredibile quanto a lungo siano riusciti a mantenere segreto questo piano», dichiara Schäppi.
Davanti ai media si presentarono i due presidenti del consiglio di amministrazione Alex Krauer e Marc Moret, come pure Daniel Vasella, allora 42enne, quale numero uno operativo del nuovo gruppo, un manager che negli anni seguenti avrebbe fatto molto discutere di sé per i suoi compensi stratosferici. Venne annunciato che Novartis si sarebbe concentrata sui settori chiave della salute, dell’alimentazione e dell’agrochimico e che sarebbe diventata la seconda azienda farmaceutica più grande al mondo.
La nuova dirigenza annunciò una riduzione dell’organico del 10% a livello mondiale, con 3000 posti tagliati in Svizzera. Prima della fusione, Ciba e Sandoz impiegavano complessivamente oltre 144.000 persone (NdR: oggi sono 75.267). Durante la conferenza stampa, i sindacati esposero uno striscione per protestare contro i licenziamenti. «Andrà tutto bene», disse Vasella, stando a quanto ricorda Schäppi.
I rappresentanti dei lavoratori elaborarono un piano per ridurre il personale senza ricorrere, per quanto possibile, ai licenziamenti. Alla fine, in Svizzera vi furono 140 rescissioni del contratto di lavoro. Guardando indietro, la fusione interessò i sindacati meno di quanto inizialmente previsto, spiega Schäppi. Una grande sfida furono comunque le numerose esternalizzazioni conseguenti al matrimonio aziendale.
Hans-Peter Platz, allora caporedattore della Basler Zeitung, commentò il giorno dopo l’annuncio: «L’addio di Basilea alla chimica, avviato già da tempo, è finalmente compiuto», la località renana sarebbe diventata la nuova città della farmaceutica. La previsione si è rivelata corretta: negli ultimi tre decenni, l’ex città industriale di Basilea si è trasformata in un polo delle cosiddette scienze della vita. «Laboratori al posto delle fabbriche, scienze al posto dell’industria, biotecnologia al posto della chimica», riassume la pubblicazione «Storia della città di Basilea» del 2025.
All’epoca, però, lo shock per la perdita di posti di lavoro fu profondo nel mondo politico. Il gruppo parlamentare socialista invitò i rappresentanti di Volkswagen a Basilea per discutere delle loro esperienze con le misure di licenziamento di massa e della gestione delle conseguenze di grandi ristrutturazioni.
«Il danno massimo temuto all’epoca non si è affatto verificato», afferma Rudolf Rechsteiner, allora consigliere nazionale (PS/BS), a sua volta interpellato da Keystone-Ats. L’ex deputato cita il fondo creato dalla chimica renana per le start-up nel settore delle scienze della vita, che ha permesso la crescita di giovani aziende nel settore farmaceutico o in ambiti correlati. «La regione di Basilea ha registrato uno sviluppo economico eccellente, forse proprio grazie a questa fusione. Non si è verificato alcun ridimensionamento», aggiunge il 67enne. Al momento della fusione, molti avevano in mente uno scenario di declino, anche perché le casse di Basilea Città erano afflitte da deficit finanziari. «È successo invece il contrario», conclude.
La produzione di sostanze chimiche industriali non compatibile con la nuova strategia era già stata scorporata nel 1997 con la creazione della Ciba Spezialitätenchemie, ricorda il Dizionario storico della Svizzera. Nel 2000 seguì il distacco del settore agrochimico, pari a circa un quinto dell’attività complessiva: la sua fusione con il ramo agrochimico di AstraZeneca diede vita a Syngenta. Il comparto nutrizionale venne poi venduto in diverse tappe dal 2002, soprattutto a Nestlé. Nel 2003 Novartis riunì sotto il marchio Sandoz le sue aziende produttrici di farmaci generici: nel 2023 questa entità è stata scorporata e quotata in borsa, riottenendo la sua indipendenza.
Nota:
Al 31 dicembre 2025 Novartis impiegava 75.267 persone (a tempo pieno). I dipendenti in Italia (distribuiti tra la sede centrale di Origgio, gli uffici di Milano e Roma, gli stabilimenti di Torre Annunziata e Rovereto) sono 2.373. Valentino Confalone è AD di Novartis Italia. Il nome Novartis, dal latino “novae artes” ovvero nuove scienze, nuove tecniche, rispecchia gli obiettivi, la vocazione e lo spirito del Gruppo.
Il CEO di Novartis Vas Narasimhan ha ricevuto un compenso totale di 24,9 milioni di franchi svizzeri (circa 32,4 milioni di dollari) per l’anno finanziario 2025, un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Questa retribuzione elevata è basata da risultati record che comprendono uno stipendio base di 1,9 milioni di CHF, un bonus di 5,1 milioni di CHF e 17,3 milioni di CHF in incentivi a lungo termine. Con 54,5 miliardi di dollari nel 2025, Novartis ha soddisfatto l’obiettivo di vendita che il consiglio di amministrazione ha fissato per la “scorecard” bonus annuale del CEO (Fonte: fiercepharma)




