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Anche la chimica piange alla Fagron (ex Polichimica) 19 licenziamenti

Più di un terzo del personale in esubero. Lo ha annunciato la multinazionale farmaceutica olandese, che intende trasferire nei Paesi Bassi e in Repubblica Ceca le lavorazioni della sua sede bolognese

DI MARCO BETTAZZI

Diciannove licenziamenti su 52 dipendenti. Arriva dalla Fagron Italia di via del Fonditore, l’ex Polichimica, l’ennesima riduzione del personale nelle aziende emiliane. La multinazionale olandese ha infatti comunicato il taglio delle produzioni nello stabilimento alle Roveri, l’unico in Italia, per trasferirle in Olanda e Repubblica Ceca, aprendo la procedura di mobilità per più di un terzo dei dipendenti. Ma i sindacati hanno immediatamente proclamato 32 ore di sciopero (primo stop il 5 novembre) lamentando in particolare il fatto che tra le motivazioni indicate dall’azienda ci sia anche che in Italia ci sarebbe «uno scenario sociale e politico molto critico». Scenario «che nulla ha a che vedere con le professionalità e le risorse presenti in azienda che oggi cerca di eliminare», sottolineano Cgil e Cisl, che promettono battaglia e chiedono l’uso dei contratti di solidarietà.

La Fagron ha acquistato nel 2007 la Polichimica e oggi produce e distribuisce materie prime per la preparazione di medicinali e integratori alimentari. Secondo i piani della capogruppo olandese, per rilanciare l’azienda le produzioni che vengono svolte all’interno della sede bolognese devono essere spostate all’estero e questo comporta un esubero di 19 persone su 52 dipendenti. «Con il risultato quindi che in Olanda e in Repubblica Ceca i lavoratori lavoreranno anche di notte e in Italia perderanno il posto di lavoro», denunciano i sindacati, che hanno poi dichiarato un pacchetto di ore di sciopero da fare nei prossimi giorni nel corso della trattativa, che secondo Cgil e Cisl dovrebbe portare alla formulazione di un piano industriale alternativo e l’uso del contratto di solidarietà per attenuare l’impatto degli esuberi, anche riorganizzando le lavorazioni nella sede bolognese.

Nella lettera con cui comunica la decisione, la Fagron sottolinea le «pesanti perdite» subite dal ramo italiano negli

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