Appello, da laboratorio a uomo? Burocrazia blocca progressi

Appello, da laboratorio a uomo? Burocrazia blocca progressi

La ricerca compie tanti passi in avanti, ma i benefici che si raggiungono su topi, cavie e scimmie difficilmente riescono ad arrivare velocemente anche all’uomo. A bloccare il cammino della scienza è la burocrazia e, questa volta, sul banco degli imputati non c’è solo l’Italia: il dito è puntato contro l’Europa intera. L’appello ad abbattere gli ostacoli che frenano il progresso arriva dai ricercatori dell’Icgeb (International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology) di Trieste guidati da Mauro Giacca, direttore del Laboratorio di medicina molecolare del Centro, dove si è tenuto il congresso ‘Frontiers in Cardiac and Vascular Regeneration’. "Stiamo lavorando a un virus che possa rigenerare il cuore – spiega Serena Zacchigna, ricercatrice del team di Giacca – ma quando le persone mi chiedono notizie in merito ai tempi per l’arrivo negli ospedali e ai pazienti non so cosa dire.

I tempi, brutto a dirsi, dipendono dalla burocrazia. Ora stiamo conducendo studi sugli animali con evidenze di funzionalità ma per iniziare un trial clinico di fase I bisogna affrontare costi enormi e difficoltà burocratiche immense". L’Europa "sta facendo uno sforzo per semplificare le procedure, ma siamo ancora in alto mare. C’è urgente bisogno di semplificare le procedure per portare sull’uomo tutto quello che comporta una manipolazione genetica oppure un prelievo di cellule da tessuto".

Il problema, insomma, sono le ‘carte’ richieste dal ministero della Salute, dall’Aifa, dall’Ema. "A volte – aggiunge ancora Zacchigna – ci chiedono documenti e prove che per noi non hanno molto senso". Le fa eco Giacca: "Sono cose costosissime e a volte impossibili, per arrivare alla sperimentazione clinica bisogna investire qualcosa come 500 mila euro, anche un milione, e iniziare una trafila che spesso, purtroppo, scoraggia".

L’obiettivo primo, conclude Giacca, "è la sicurezza e va bene, ma ci si attacca a dei cavilli senza fare il rapporto tra costi/benefici. Magari ci si potrebbe permettere dei piccoli rischi per ottenere degli ottimi risultati".

1 giugno 2012 – Barbara Di Chiara – PharmaKronos

 

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