Certi farmaci un po’ troppo generici

Certi farmaci un po’ troppo generici

Si parla solo di vantaggi per i clienti (ovvero pazienti), vantaggi per i costi della sanità ma non di quelli per le tasche dei farmacisti. Sul farmaco generico è il farmacista che decide la marca da preferire. E quindi anni di indagini sul comparaggio dei medici vanno in fumo solo perché cambia il soggetto, in piena legalità formale.

Caro Direttore,

equivalente suona meglio di generico, che sa di scadente, ma non abbiamo ancora capito come vada davvero definito un tale farmaco. Così come non si è ancora capito se sia davvero equivalente e quali differenze reali ci siano, ad esempio nella quantità di principio attivo. E non è cosa da poco. Si equivalgono davvero o la definizione è il frutto di una costosa e persuasiva campagna pubblicitaria messa su (ma non era vietato pubblicizzare l’uso dei farmaci?) dalla mega industria straniera, leader internazionale del generico. In cui si parla solo di vantaggi per i clienti (ovvero pazienti), vantaggi per i costi della sanità ma non di quelli per le tasche dei farmacisti. Si perché una volta ottenuto un consenso (generico) del cliente sul farmaco generico è il farmacista che decide la marca da preferire. E quindi anni di indagini sul comparaggio dei medici vanno in fumo solo perché cambia il soggetto, in piena legalità formale. Ma qui non è tutto oro quello che luccica.

Franco Prisciandaro – Bari – LA STAMPA – 11/10/2014 – pag. 28

Sanità, non è così che si risparmia

Scritto da Andrea Buquicchio
Pubblicato Lunedì 06 Ottobre 2014, Lo Spiffero

L’invito di Saitta a limitare le prescrizioni è un’inaccettabile intromissione nell’ambito dell’attività terapeutica e diagnostica. Mai e poi mai la politica deve mettere il naso nelle scelte di un medico, perché lui se sbaglia paga in prima persona

Nel tentativo di ridurre la spesa in ambito sanitario ormai se ne sentono di tutti i colori. L’ultima arriva direttamente dall’assessorato regionale alla Sanità: intensificare i controlli sull’appropriatezza delle prescrizioni sia in ambito farmaceutico sia in quello diagnostico, anche a livello ospedaliero. In sintesi: ridurre le prescrizioni. Un messaggio nemmeno troppo velato rivolto ai medici.

Questa è bella. La politica sanitaria anziché dedicarsi ad indirizzare l’organizzazione delle sue aziende su un piano di efficienza e riportare la spesa a livelli più compatibili senza nuocere alla qualità dei servizi, si infila in un “cul de sac”, dal quale, se proseguisse, ne potrebbe uscire con difficoltà e solo dopo aver fatto una pessima figura.

Innanzitutto, l’invito a limitare le prescrizioni, potrebbe sembrare un’accusa nei confronti dei medici. I quali normalmente si attengono a protocolli sanciti dalle comunità scientifiche, inoltre rappresenterebbe un’inaccettabile intromissione nell’ambito dell’attività terapeutica e diagnostica. Presto l’assessorato vorrà anche mettere il becco su quanti punti di sutura il chirurgo dovrà “sprecare” per una ferita? Per non parlare del durissimo colpo che, a cascata, si determinerebbe nell’ambito del capitolo prevenzione, se si proseguisse nel voler controllare e censurare le prescrizioni diagnostiche.

I paesi più evoluti favoriscono ed incentivano la diagnostica preventiva, certo secondo precisi protocolli, ma lo fanno, eccome se lo fanno, e non pensano neanche lontanamente di doverla penalizzare, nell’ottica di un maggiore risparmio. Proprio lì bisogna risparmiare? O forse in un clima di caccia alle streghe qualcuno in assessorato pensa che i medici abbiano un tornaconto, di qualche natura, nel prescrive farmaci “a gogò”? Oppure esami non necessari?

E’ vero che la medicina difensiva potrebbe indurre il sanitario a richiedere un esame in più anziché uno in meno, ma mai e poi mai la politica deve poterci mettere il naso perché, se sbaglia, il sanitario paga in prima persona! Non può certo invocare le “minacce” di una politica sanitaria protesa al risparmio in ambito terapeutico e diagnostico. Altra cosa è invitare alla prescrizione del farmaco generico se il sanitario, nella sua più totale autonomia, lo ritenesse esattamente equivalente. Altra cosa ancora è valutare gli accreditamenti dei centri diagnostici privati che ritengo possano essere ridotti solo dopo un adeguato implemento dell’offerta del pubblico. Cosa piuttosto improbabile con le assenti prospettive di nuove assunzioni e comunque del basso livello occupazionale più in generale.

Insomma, un po’ più di prudenza nelle dichiarazioni non guasterebbe.

Notizia correlata: Generici equivalenti o di marca? Il parere degli esperti (veri)

 https://www.youtube.com/watch?v=1hFVIVzmQ9U

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