Come si cura Trump?

Come si cura Trump?

Un cocktail di super anticorpi: come funziona la cura di Trump

Scienza e Tech – Sputniknews di Alessandra Benignetti – 3 ottobre 2020

Al presidente americano Donald Trump, ricoverato al Walter Reed Military Medical Center del Maryland dopo essere risultato positivo al Covid, è stata somministrata la dose massima del farmaco a base di anticorpi policlonali, prodotto dall’azienda americana Regeneron.

Un cocktail di super anticorpi capaci di bloccare l’assalto del Covid alle nostre cellule. È questa la cura che viene somministrata al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel Walter Reed Military Medical Center, in Maryland. La dose che è stata iniettata via flebo al capo della Casa Bianca è quella massima: 8 grammi di anticorpi policlonali, quelli prodotti dall’azienda americana Regeneron.

L’infusione è stata completata senza incidenti”, ha fatto sapere ieri il medico personale di Trump, Dr. Sean Conley. “È una dose grande abbastanza per fare effetto a lungo, speriamo finché si riprenda completamente”, ha detto il Ceo della società americana di biotecnologie che produce il farmaco, Leonard Schleifer, intervistato dalla Cnn.

Il presidente, ha aggiunto Schleifer, “è nella fascia a rischio per diversi fattori, come quello dell’età, e fornendo gli anticorpi speriamo di dare al suo sistema immunitario la carica sufficiente per superare tutto questo e ristabilirsi completamente”.

Ma come funziona la terapia somministrata al presidente degli Stati Uniti? “Non è così complicato – assicura il Ceo di Regeneron alla Cnn – semplicemente proviamo ad imitare il sistema immunitario”. Gli anticorpi più efficaci contro il Covid vengono individuati nel sangue dei pazienti che hanno sconfitto il virus e poi ricreati in laboratorio sotto forma di anticorpi monoclonali. La replica della versione naturale messa in campo dal nostro sistema immunitario promette di essere la cura farmacologica più efficace in attesa del vaccino.

Come spiega Repubblica, infatti, gli anticorpi monoclonali si legano al virus e non gli permettono di insediarsi nelle cellule del nostro organismo. Nella cura ricevuta da Trump, di anticorpi monoclonali ce ne sono due. Prima di lui a fare da cavie erano stati solo 275 pazienti in tutti gli Stati Uniti, nei quali la terapia aveva dimostrato efficacia e assenza di complicazioni.

Tuttavia il medicinale è ancora in fase di sperimentazione clinica, seppur di larga scala, e non è ancora disponibile per tutta la popolazione ma soltanto per alcuni casi, approvati individualmente dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti. “Abbiamo molti dati, ma siamo ancora nella fase sperimentale – ha detto il direttore generale di Regeneron – ma quando sei nel bel mezzo di una pandemia e ci sono persone in pericolo, pensiamo che abbia senso tentare”.

Sperimentazioni di questo tipo stanno andando avanti anche in Italia. Proprio sugli anticorpi monoclonali è basato lo studio pubblicato su Science da un team internazionale, guidato dagli scienziati dell’Università di Washington, a cui hanno preso parte anche esperti italiani, come l’infettivologo Massimo Galli, dell’ospedale Sacco di Milano. La ricerca ha individuato due anticorpi particolarmente efficaci nel bloccare il virus.

Gli studi sugli anticorpi stanno andando avanti anche al Toscana Life Sciences di Siena e all’università di Tor Vergata, a Roma. I test promettono bene. Unico neo sarà l’accessibilità: il costo di produzione è elevato e per permettersi una dose potrebbero volerci migliaia di euro. Per questo probabilmente la terapia verrà riservata soltanto ai pazienti più gravi. Sono infine meno efficaci del vaccino. Dopo un certo periodo svaniscono.

Quelli somministrati a Trump, assicurano da Regeneron, dovrebbero rimanere nell’organismo per un tempo abbastanza lungo. Ieri la Casa Bianca aveva reso noto che oltre alla cura anticorpale, il presidente, che non ha bisogno di assistenza respiratoria, sta assumendo l’antivirale Remdesivir, zinco, vitamina D, famotidina, melatonina e un’aspirina quotidiana.

Il vaccino russo Sputnik V

Ieri l’istituto di ricerca russo Gamaleya, il primo al mondo a brevettare un vaccino contro il Covid, si era reso disponibile a fornire assistenza al presidente Usa, dopo la notizia che Donald e Melania Trump sono risultati positivi al virus.

“Saremo in grado di aiutarli”, aveva detto ieri il capo del Centro Gamaleya, Alexander Ginzburg.

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Le differenze fra anticorpi e vaccino

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