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Decreto Balduzzi. Antonelli (Msd): “Basta manovre penalizzanti per l’industria farmaceutica”

Per il presidente di Msd Italia e Chairman dello Iapg è impossibile programmare responsabilmente le attività se si costretti a subire una manovra ogni 60 giorni. La bozza del Decreto Balduzzi, peraltro, contiene alcune norme "estremamente pericolose" per la sopravvivenza del settore in Italia.

03 SETPubblichiamo le dichiarazioni di Pierluigi Antonelli (nella foto), presidente di Msd Italia e chairman dello Iapg (Italian American Pharmaceutical Group), sulla bozza del decreto del ministro della Salute, Renato Balduzzi.

"Non è sostenibile il clima di provvisorietà ed incertezza con il quale il settore farmaceutico è costretto a convivere nel nostro Paese".
Negli ultimi sei mesi abbiamo già subito due manovre che hanno pesantemente impattato il nostro settore: 1,8 miliardi di Euro solo con la Legge 135/2012, che portano ad 11 miliardi il contributo che l’industria farmaceutica ha portato nelle casse dello Stato negli ultimi cinque anni. E il Decreto Balduzzi sarebbe la terza manovra.

Come è possibile programmare responsabilmente le attività di un settore strategico per il Paese (le 16 aziende riunite nello IAPG generano oltre 5 miliardi di Euro di fatturato – il 10% reinvestito in attività di Ricerca & Sviluppo – e 1,3 miliardi di Euro di esportazioni, con circa 13.000 occupati – il 40% dei quali in attività di Ricerca & Sviluppo e Produzione – ed oltre 800 sperimentazioni cliniche) quando siamo costretti a subire una manovra ogni 60 giorni? Come possiamo convincere le nostre Corporation che l’Italia sia il Paese nel quale attrarre o, almeno, mantenere investimenti produttivi e in ricerca se non abbiamo neanche il tempo di far comprendere e ‘digerire’ tutti i provvedimenti penalizzanti che si accavallano?.

La bozza del "Decreto Balduzzi" – che dovrebbe essere discussa dal Consiglio dei Ministri il prossimo 5 settembre – contiene alcune norme estremamente pericolose per la sopravvivenza del settore in Italia.
Continuiamo ad utilizzare lo strumento della decretazione su materie certamente essenziali, ma che non hanno più il requisito del carattere d’urgenza, senza un trasparente coinvolgimento e un costruttivo dialogo con il settore. Nei prossimi 120 giorni, il nostro settore rischia di essere impattato da tre pesanti misure: da un lato, una revisione del Prontuari

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