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Decreto Balduzzi, sindacati medici contro le Regioni

Suonano come una stroncatura le critiche con cui il mondo medico ha accolto gli emendamenti al decreto Balduzzi messi a punto sabato dagli assessori alla Salute delle Regioni e oggi all’esame della Conferenza dei governatori. Dai dirigenti ai convenzionati è un coro in cui alle critiche sulle singole proposte si alterna la preoccupazione per quello che i sindacati chiamano senza mezzi termini «conflitto istituzionale». Non a caso, la formula rimbalza decisa dai comunicati delle due sigle più rappresentative di dipendenza e medicina di famiglia, Anaao-Assomed e Fimmg. «Gli assessori regionali» accusa Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao «continuano a negare allo Stato, oggi al Governo ieri al Parlamento, la possibilità di legiferare su norme che, a casa propria, molti di loro hanno già approvato». «Gli emendamenti» fa eco Giacomo Milillo, leader della Fimmg «appaiono a tutti gli effetti una provocazione nell’eterna lotta di competenze fra Regioni e Governo in materia sanitaria».

Per le due sigle solo così si possono spiegare le correzioni apportate dal Comitato Salute delle Regioni ai due articoli di maggiore peso del decreto Balduzzi, il primo (riordino dell’assistenza territoriale) e il quarto (principi fondamentali della dirigenza medica e del governo clinico). Due articoli oggetto nei mesi scorsi di altrettanti tavoli di concertazione tra Ministero e sindacati, conclusi con intese che il decreto dovrebbe recepire sempre. E che gli assessori vorrebbero invece riscrivere ampiamente. A proposito di Cure primarie, per esempio, non solo si chiede di mettere da parte l’obbligatorietà grave; delle aggregazioni complesse (da considerare solo «prioritarie» dicono le Regioni), ma si propongono anche meccanismi di remunerazione che la Fimmg boccia senza appello: «Al medico» osserva Milillo «verrebbero imposti tetti di spesa individuale, cosicché esaurite le risorse ai pazienti dovremo dire "ho finito i soldi, torni l’anno prossimo". Oppure dovremo fare "la cresta" sulla spesa di ciascun assistito per raggranellare una riserva». E come se non bastasse dalle Regioni arriva anche la richiesta di poter inquadrare i medici convenzionati nella dirigenza e, nell’altro senso, far accedere al ruolo di Mmg e Pls i medici del Ssn. «Sarebbe progressivamente eliminata la figura del medico di famiglia» prosegue Milillo «siamo davanti a controproposte indecenti e incoerenti, un collage dei "desiderata" di ciascuna Regione». «Il documento» rincara Giuseppe Mele, presidente della Fimp «tenta di assemblare una babele di interessi diversi, tutti particolari, tutti di scarsa prospettiva e senza forza organica, se non quella ! di demolire ulteriormente il Ssn».

Stessi toni dall’Anaao a proposito delle correzioni proposte dagli assessori alla Salute sull’articolo 4. «La vivisezione cui è sottoposto» afferma Troise «stravolge quanto approvato in Parlamento nel ddl sul governo clinico e rappresenta il tentativo di salvaguardare e ampliare l’invadenza pervasiva della politica in sanità. Si calpestano meriti e logiche professionali, introducendo mobilità coatta e flessibilità arbitraria; si preserva un sistema quale quello della nomina dei direttori di struttura complessa, costruito all’insegna di un rapporto fiduciario dimostratosi fallimentare. Che tra l’altro viene preteso per i medici ospedalieri, ma non per il si

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