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Come viene finanziato il Servizio Sanitario Nazionale

Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale

La composizione del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale è evidenziata nei cosiddetti “riparti” (assegnazione del fabbisogno alle singole Regioni e individuazione delle fonti di finanziamento) proposti dal Ministero della Salute sui quali si raggiunge un’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni e che sono poi recepiti con propria delibera dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile – CIPESS.

Dal 2023 i nuovi criteri di riparto da adottare per la ripartizione del Fondo sanitario nazionale alle regioni sono i seguenti:

  • popolazione residente
  • frequenza dei consumi sanitari per età
  • tassi di mortalità della popolazione (< 75 anni)
  • indicatori relativi a particolari situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire i bisogni sanitari delle regioni (comunemente riferiti al concetto della deprivazione).

Le Regioni assegnano, in base a diversi parametri, le risorse finanziarie alle aziende, che le impiegano per garantire ai cittadini l’erogazione delle prestazioni di loro competenza previste dai Livelli essenziali di assistenza.

L’assegnazione delle risorse alle aziende tiene conto della mobilità passiva (cioè i residenti che si curano in strutture di altre aziende sanitarie o regioni) e della mobilità attiva (nel caso siano state curate persone proveniente dall’esterno dell’azienda).

Le aziende vengono inoltre finanziate dalla Regione sulla base delle prestazioni erogate in regime di ricovero (attraverso il costo previsto dai DRG) oppure negli ambulatori (attraverso il tariffario delle prestazioni specialistiche e diagnostiche).

Le manovre finanziarie del Governo apportano le modifiche ai livelli di finanziamento a carico dello Stato.

Il fabbisogno sanitario nella sua componente “indistinta” è finanziato dalle seguenti fonti:

  • entrate proprie delle aziende del Servizio Sanitario Nazionale (ticket e ricavi derivanti dall’attività intramoenia dei propri dipendenti), in un importo definito e cristallizzato in seguito a un’intesa fra lo Stato e le Regioni
  • fiscalità generale delle Regioni: Imposta Regionale sulle Attività Produttive – IRAP (nella componente di gettito destinata al finanziamento della sanità) e addizionale regionale all’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche – IRPEF. Entrambe le imposte sono quantificate nella misura dei gettiti determinati dall’applicazione delle aliquote base nazionali, quindi non tenendo conto dei maggiori gettiti derivanti dalle manovre fiscali regionali eventualmente attivati dalle singole Regioni
  • compartecipazione delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano: tali enti compartecipano al finanziamento sanitario fino a concorrenza del fabbisogno non soddisfatto dalle fonti descritte nei punti precedenti, tranne la Regione siciliana, per la quale l’aliquota di compartecipazione è fissata dal 2009 nella misura del 49,11% del suo fabbisogno sanitario (legge 296/2006 art. 1, comma 830)
  • bilancio dello Stato: finanzia il fabbisogno sanitario non coperto dalle altre fonti di finanziamento essenzialmente attraverso la compartecipazione all’Imposta sul Valore Aggiunto – IVA (destinata alle Regioni a statuto ordinario), le accise sui carburanti  e attraverso il Fondo sanitario nazionale (una quota è destinata alla Regione siciliana, mentre il resto complessivamente finanzia anche altre spese sanitarie vincolate a determinati obiettivi).

Per ogni esercizio finanziario, in relazione al livello del finanziamento del SSN stabilito per l’anno di riferimento, al livello delle entrate proprie, ai gettiti fiscali attesi e, per la Regione siciliana, al livello della compartecipazione regionale al finanziamento, è determinato, a saldo, il finanziamento a carico del bilancio statale nelle due componenti della compartecipazione IVA e del Fondo sanitario nazionale.

Oltre alla componente “indistinta” del fabbisogno sanitario c’è una quota “vincolata” al perseguimento di determinati obiettivi sanitari.

Fin dalla stesura del Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 lo Stato, preso atto del nuovo assetto istituzionale, modifica definitivamente il suo ruolo da organizzatore e gestore di servizi a garante dell’equità, delineando in maniera sistematica gli obiettivi da raggiungere per attuare la garanzia costituzionale del diritto alla salute e degli altri diritti sociali e civili in ambito sanitario, lasciando alle Regioni il compito di dare loro attuazione.

Fonte: Ministero della Salute

Con l’approvazione della legge n. 833/1978 venne istituito il Servizio Sanitario Nazionale di cui tuttora beneficiamo. Le parole di Tina Anselmi, allora Ministro della Sanità, spiegarono le caratteristiche del sistema e le novità introdotte, che si basavano sul principio della tutela della salute come diritto imprescindibile e fruibile da parte di tutta la comunità, con il conseguente incarico attribuito al governo di reperire le risorse per renderne pubblico l’accesso.

Nonostante le contenute dimensioni della spesa sanitaria il SSN è stato sottoposto negli ultimi anni a notevoli restrizioni (finanziarie, di personale, tecnologiche e strutturali), che stanno producendo effetti preoccupanti sulla capacità di erogare i servizi.

I molteplici vincoli imposti alla spesa e alla dotazione del personale stanno indebolendo il servizio sanitario in tutte le regioni, elevando l’età media dei dipendenti e demotivando la principale risorsa su cui può contare un sistema di tutela della salute.  (Fonte: Commissione Sanità del Senato gennaio 2018)

Il vero problema di fondo non è che mancano everyone i soldi, ma che ne mancano troppi rispetto alle esigenze crescenti. La Fondazione GIMBE la definisce un “lento ma inesorabile smantellamento“. Il problema è strutturale e si chiama de-finanziamento. (Fonte: Gimbe)


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Redazione Fedaiisf

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