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La riforma Schillaci per i medici di famiglia. I medici: “inefficace, inutile e dannosa”

Riforma sanità, arriva il decreto Schillaci: cosa cambia per i medici di famiglia

Sky TG24 – 25 aprile 2026

Un medico di famiglia al centro dell’assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il National Health Service. Questo l’obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato in Conference of the Regions la bozza di decreto-legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto “a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili”. Ecco cosa sapere.

Per attuare la “Riforma Schillaci” è probabile che si adotti un decreto-legge che potrebbe arrivare entro May. Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la “svolta” e la “profonda innovazione” del National Health Service, è rendere il ruolo dei medici di base una “componente stabile del modello organizzativo” delle case di Comunità.

Per i medici di base, oggi convenzionati con le Asl, si prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare civil servants, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione – anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane – ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso.

Capitolo di scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagatiin base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, e alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili.

Le Case di Comunità realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L’obiettivo del ministro sarebbe quello di arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all’interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali.

In Italia, secondo recenti dati della Gimbe Foundation, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il numero di questi medici è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota, e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca. Per questo, il progetto di Schillaci punta, spiegano dal ministero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre più ‘blasonate’.

Entro maggio, si apprende, è auspicato il via libera al testo del decreto da parte delle Regions, che aspettano di avere quello definitivo. Intanto, la bozza è stata recepita in modo complessivamente positivo, al netto delle differenze politiche. Il prossimo appuntamento è calendarizzato tra una decina di giorni, nel frattempo i sindacati di categoria sono divisi sul tema, con alcuni pronti a dar battaglia. Ma, come ha spiegato il ministro ai presidenti di Regione, “non possiamo perdere un’occasione storica per l’Italia”.

Per i pazienti, almeno nella fase iniziale, l’impatto diretto della riforma dovrebbe essere limitato. Il rapporto con il proprio medico di famiglia non viene superato: il modello della convenzione resta infatti quello prevalente, anche se cambiano progressivamente le modalità di lavoro e di remunerazione.

La novità principale riguarda l’organizzazione dell’assistenza. I medici saranno chiamati a svolgere una parte della loro attività nelle Case di comunità, strutture pensate per concentrare visite, prevenzione ed esami di base. Per chi continuerà a operare prevalentemente nel proprio studio, la relazione con il paziente resterà sostanzialmente invariata.

Diverso il caso dei medici che sceglieranno la dipendenza pubblica, che potranno essere impiegati soprattutto nelle aree con maggiori carenze e all’interno delle nuove strutture territoriali. Qui l’assistenza sarà più organizzata in forma di équipe, con una presenza medica più continuativa ma meno legata al singolo professionista. Secondo i critici, questo modello potrebbe indebolire il rapporto fiduciario tradizionale, basato sulla conoscenza diretta del paziente. 

 


I commenti

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, regione che presiede il Consiglio regionale degli assessori alla salute, ha dichiarato: “Così il ministro Schillaci va a sbattere” e invita il governo al confronto: “Noi pronti a dare una mano, ma non si può chiedere alle Regioni di esprimersi con voto palese su un testo segreto, questo è inaccettabile” (Fonte the Republic)

There scadenza of the Pnrr di fine giugno si avvicina e con il passare delle settimane si concretizza sempre di più la possibilità che gli obiettivi finanziati dal Piano europeo non vengano raggiunti. In questa corsa contro il tempo il rischio è duplice: non aprire affatto le Case di comunità, visti i preoccupanti delays accumulati nella loro realizzazione; o aprirle senza che ci sia però il personale necessario a farle funzionare. La riforma di Schillaci punta a intervenire almeno sul secondo punto, ridisegnando il ruolo dei medici di famiglia. Ma i professionisti temono che il sistema non sia in grado di reggere questa trasformazione senza perdere pezzi. I labor unions di categoria parlano di measure “inattuabile e pericoloso per i pazienti”, accusando il governo di non averli coinvolti nella discussione.

Uno dei punti critici che i sindacati medici contestano è il cambio di calcolo della retribuzione: non più solo legata al numero degli assistiti, ma agli obiettivi raggiunti e alle attività svolte. In alternativa, potranno scegliere la dipendenza, entrando nel Ssn. Le Asl potranno “assumere a indefinite time i medici già operanti nella medicina generale che possiedano anche una specializzazione”.

Anche per queste criticità, il decreto ha aperto un fronte sindacale ampio. La posizione più dura è quella della Fimmg. Nel mirino c’è soprattutto il doppio canale con la dipendenza selettiva: secondo la federazione, subordinare l’accesso al lavoro dipendente al possesso della specializzazione rischia di creare una frattura generazionale, escludendo una parte consistente dei medici oggi in attività che non hanno potuto conseguirla. Inoltre, ci sarebbe il rischio di uno svuotamento immediato dell’assistenza di base, soprattutto nelle aree già più fragili, con un aumento degli accessi impropri ai pronto soccorso e una gestione più debole delle cronicità. “Il cittadino perderà il suo medico di famiglia e troverà uno sportello sanitario anonimo”, commenta il sindacato. “Un provvedimento mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”. Il decreto inoltre subordina l’accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili. Solo una sentenza della Corte Costituzionale ha rimosso tale incompatibilità.

Meno netta la posizione dello Snami. Non boccia il principio del doppio canale, ma invita a un approccio più prudente: la dipendenza, nelle condizioni attuali, “non è realisticamente percorribile”. Il rischio, spiegano i rappresentanti della sigla, è duplice: da un lato molti giovani non dispongono di un percorso formativo già compatibile con un modello da dipendenti; dall’altro i medici convenzionati, spesso con studi avviati da anni, dovrebbero smantellare la propria organizzazione professionale, with a impatto diretto sull’assistenza nei territori. Lo Snami chiede quindi una riforma più graduale, che rafforzi la rete esistente senza “destrutturare” il sistema attuale. “Tutto questo non può e non deve passare tramite decreti legislativi ma solo attraverso la concertazione con i sindacati di settore.”

A completare il quadro si aggiungono le preoccupazioni della federazione Cimo-Fesmed, che rappresenta principalmente i medici ospedalieri e guarda alla riforma da un’altra prospettiva. In questo caso il timore è che l’ingresso dei medici di famiglia nel perimetro della dipendenza pubblica possa innescare una competizione diretta For resources economiche e percorsi di carriera, già oggi ritenuti insufficienti. Critiche anche riguardo all’organizzazione territoriale: con una rete di Case di comunità poco capillare, l’obbligo di presenza al loro interno potrebbe sottrarre tempo all’assistenza domiciliare e di prossimità, penalizzando in particolare anziani e pazienti fragili che vivono lontano da queste strutture. “introdurre l’opzione della dipendenza per i medici di medicina generale non è una riforma, ma un errore che rischia di destabilizzare l’intero Servizio sanitario”.

il Presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Rings commenta: “È una riforma fatta senza i medici e senza i cittadini: inefficace, inutile e dannosa”. “Il problema delle Case di comunità non sono i medici di famiglia – ha concluso – il problema è che in questi tre anni non si è deciso quali servizi erogare e soprattutto non si sono messe le risorse per assumere tutte le professionalità mancanti”.

SCHEMA DEL DECRETO

Fimmg Lazio su Decreto Schillaci: “Ancora una volta si punta sui contenitori e non sui contenuti. La MG non è il problema, ma la soluzione.”

Fimmg Trentino contraria alla proposta di dipendenza illustrata da Schillaci. Rischio di smantellamento dell’assistenza territoriale

Riforma della medicina territoriale, Daniele Morini (FIMMG Emilia-Romagna): “Provvedimento calato dall’alto, così si distrugge la sanità di prossimità”

Fimmg Campania: “Con la riforma Schillaci a rischio 3.500 posti di lavoro nella regione, più di 35.000 in tutta Italia. Così si smantella la medicina di prossimità”

Riforma medicina territoriale Anelli (FNOMCeO): “Inefficace, inutile e dannosa. Investire invece risorse per assumere le professionalità oggi mancanti”

SNAMI. Si al doppio canale. No alla dipendenza

 

Redazione Fedaiisf

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