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Parma scandal. Prof. Fanelli and nine others indicted for abuse of office. Rigged contests. Ed

Abuso d’ufficio, Fanelli e altri nove rinviati a giudizio

Udienza preliminare

Concorsi proforma, camici già cuciti su misura. Quando non bastavano le regole confezionate ad hoc, i candidati conoscevano le domande in anteprima, così come gli esaminatori le graduatorie. Perché quelle dovevano essere. (… continua su Gazzetta di Parma del 23 luglio 2019)


Ricordiamo che il filone principale dell’inchiesta giudiziaria è la cosiddetta Pasimafi, dal nome di uno yacht, «Pasimafi V», a disposizione del principale indagato, Guido Fanelli, e frutto di proventi illeciti secondo l’accusa.

Pasimafi è un’inchiesta giudiziaria condotta tra il 2015 e il 2018, incentrata sulle attività del professor Guido Fanelli, direttore della terapia del dolore presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma, luminare della materia.

In questa inchiesta la Procura di Parma ha ipotizzato un sistema fraudolento che coinvolgeva ricerca scientifica, politica, case farmaceutiche e produttrici di dispositivi medici; lo scandalo provocò, tra i suoi effetti di breve periodo, la rimodulazione delle procedure di contatto tra informatori scientifici (che non compaiono nemmeno fra gli indagati) e medici dell’Ospedale Maggiore di Parma. 

Le indagini si sono chiuse il 16 gennaio 2018. Il 12 dicembre 2018 sono risultate 75 le richieste di rinvio a giudizio presentate dalla Procura della Repubblica, nessun informatore scientifico fra i rinviati a giudizio. Sessantacinque a carico di medici e funzionari. Dieci sono invece per aziende (dirigenti, direttori commerciali, General manager, nessun ISF). Presentate anche venti richieste di archiviazione.

In data 8 maggio 2017 la Direzione dell’ospedale ha comunicato di aver avviato le procedure per sospendere i sanitari coinvolti (Guido Fanelli e Massimo Allegri) dall’attività assistenziale con conseguente sospensione dello stipendio.

Dopo aver recepito nel 2017 la normativa fissata con precedente delibera regionale, con l’obiettivo di limitare il contatto diretto tra informatori e singoli medici per la presentazione di farmaci o dispositivi, nel 2018 la Direzione dell’ospedale ha ritenuto di sostituire integralmente la precedente procedura approvando un nuovo regolamento ritenendo tutti gli informatori scientifici potenziali corruttori, quasi fosse un regolamento di segregazione etnica: un delinquente corruttore nato, direbbe oggi Lombroso.

La vicenda sarebbe comica se fosse una farsa, invece purtroppo è la realtà: questi geni di dirigenti prendono provvedimenti polizieschi verso gli ISF, che non c’entrano nulla e che il prof. Fanelli manco riceveva. Ci asteniamo da ulteriori commenti che potrebbero anche essere molto offensivi.

Editorial – 23 July 2019

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Redazione Fedaiisf

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