Farmaci, il Governo apre

Farmaci, il Governo apre
Apre le porte Romano Prodi, pensando a come catturare non solo gli investimenti di Big Pharma: «Noi vogliamo essere un Paese tranquillo che non cambia regole ogni mese, ma offre orizzonti costanti. Voglio che l’Italia delle life science diventi un motore di sviluppo». Pierluigi Bersani indica strumenti concreti come lo sviluppo dei crediti d’imposta per ricerca e svilupp «L’orizzonte è una nuova policy che coniughi tutela della salute, sostegno della ricerca e controllo programmato della spesa». E Livia Turco garantisce: «Le nuove norme sul rilancio del settore farmaceutico saranno inserite nel Dpef e poi nella Finanziaria». Potrebbe scoppiare la (quasi) pace tra il Governo e le industrie farmaceutiche.
Le prove ancora del tutto tecniche d’intesa, sono andate in onda ieri a Roma all’assemblea di Farmindustria, il giorno dopo la conferma alla presidenza di Sergio Dompé. La presenza, inedita nella storia dell’associazione, del premier accompagnato dai ministri della Salute e dello Sviluppo economico, è stato un segnale preciso del giro di volta che Palazzo Chigi intende intraprendere in materia di politica industriale di settore. Certo, ha rimarcato Prodi: la finanza pubblica non lascia grandi margini. La voglia però c’è e così i programmi; e c’è il riconoscimento che con l’ultima Finanziaria sui farmaci sono state varate anche misure «rozze»; così come, ha detto ancora Prodi, va cancellata l’«intollerabile » differenza dei prezzi dei farmaci che spesso, e sempre più, si registra (col reference price) tra le Regioni.
Ora si vuole cambiare passo. Ma le industrie, che hanno alle spalle 18 manovre di tagli in cinque anni (16 col centrodestra), sono caute. Apprezzano l’attenzione del Governo, ma vogliono capire in quale direzione andrà il «tavolo sulla spesa farmaceutica e sulla regolazione del settore» che ha concluso i suoi lavori. Lo ha spiegato Dompé: «È nostro diritto esprimerci con cautela, si vuole attendere fino a vedere che tra le parole e i fatti ci sia coerenza». Si dà credito al Governo, insomma, ma fino alla prova dei fatti. «Noi crediamo nel futuro», ha concluso non a caso il suo intervento Dompé con pacato ottimismo. Il settore del resto è in mezzo al guado.
E il tempo delle scelte decisive si fa sempre più stretto. Lo ha spiegato il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che pure ha apprezzato il tentativo del Governo di invertire rotta: «È impensabile chiedere a una delle aree più fondamentali per la ricerca sacrifici sul fronte della spesa. È una contraddizione in termini. Mi auguro che ci sia un’inversione di tendenza nel metodo e nell’attenzione al settore non solo dal punto di vista della spesa. Chiediamo di essere messi nelle migliori condizioni per fare il nostro mestiere di imprenditori», ha concluso il presidente di Confindu-stria, che nell’ultimo anno ha rilanciato con forza all’attenzione del Governo i problemi della farmaceutica nei tavoli su sviluppo e innovazione.
L‘industria farmaceutica intanto aspetta i risultati del «tavolo». Sui quali, già ora, affiorano dubbi e perplessità da parte delle imprese. Come per i prezzi dei prodotti «maturi », che sarebbero penalizzati rispetto a quelli innovativi. E anche sui farmaci generici, rilanciati ieri dall’Antitrust, non mancano i dubbi: si rischia di «sterilizzare interi filoni di ricerca, sarebbe un errore», ha detto Claudio Cavazza (Sigma Tau). Ormai assodato che i tetti di spesa saranno due e che per la farmaceutica territoriale (convenzionata al lordo dei ticket e distribuzione diretta) il 100% dei ripiani (al lordo dell’Iva) sarà a carico di imprese, distributori e grossisti. Resta però il rebus: quale s

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