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Giustini, Simg: ricetta semestrale non cambia cadenza visite ma incide su professioni

 «Per me medico di famiglia è buona e gradita l’intenzione del decreto semplificazioni che porta a sei mesi la durata della terapia prescrivibile in una ricetta e allontana i “frequent attenders”. Ma all’atto pratico non cambierà di molto la frequenza delle visite dovute ai pazienti complessi. Infatti, specie con gli anziani polipatologici noi medici dovremmo avere incontri più ravvicinati nel tempo, preferibilmente ogni 3-4 mesi. In sintesi, la nuova norma ci chiederà maggiore attenzione e capacità di distinguere da caso a caso». Saffi Ettore Giustini responsabile Area Farmaco della Società Italiana di Medicina generale parla dell’articolo 30 del decreto approvato dal governo che per le patologie croniche concede al medico di prescrivere medicinali fino ad un massimo di sei pezzi per ricetta, purché già utilizzati dal paziente da almeno sei mesi. La durata della prescrizione non può comunque superare i 180 giorni di terapia. Per Giustini la norma è scritta bene anche se in certe regioni il chronic care model è ormai strutturato e consente di controllare tutti gli assistiti cronici con cadenza mensile. «Tra l’altro, io medico ho bisogno di vedere il cronico un po’ più spesso, per sapere se sta succedendo qualcosa di nuovo, se posso togliergli dei farmaci, se ho bisogno di controllarne dei parametri. Senza contare che può aver cambiato la terapia dopo una patologia insorta nel frattempo, o dopo un episodio che lo ha condotto in pronto soccorso». Giustini si sofferma poi sui problemi che la norma può dare in farmacia, dove andrà rivisto il flusso di magazzino dei farmaci. «Occorrerà prepararsi a dispensare ogni 6 mesi quanto si dispensa oggi con cadenza mensile-bimestrale. Ma si incide anche a livello di rapporti tra ospedale e medico di famiglia: un paziente in dimissione potrebbe dover uscire con un carretto di farmaci come prima dispensazione. Senza contare gli aggiornamenti che saranno richiesti ai nostri software per le prescrizioni. Insomma, spero che il ministero abbia convocato i sindacati dei professionisti e interessato le regioni perché quando si trattano questi argomenti si incide molto nelle politiche professionali».

Mauro Miserendino

Mercoledì, 18 Giugno 2014Doctor

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