I farmacisti crollano, addio sciopero.

I farmacisti crollano, addio sciopero.
ROMA. «Dei farmacisti chi c’è? Devono venire qui anche loro. Li vogliono denunciare? Li difenderemo noi, aggratis!» urla l’avvocato Maurizio De Tilla. Sono quasi le quattro del pomeriggio ed il «tradimento» in pratica si è già consumato. Nel salone romano della Cassa forense, dove si sono dati appuntamento i presidenti delle categorie professionali che alla mattina hanno sfilato contro il decreto Bersani, ci sono avvocati, notai, commercialisti, periti, dentisti e geologi. E i farmacisti? Per loro c’è Clementina Fatta, da Palermo, «18 anni di farmacia rurale alle spalle». Il numero uno di Federfarma Giorgio Siri, invece, non vi vede. Ha appena avuto uno scambio di comunicati col ministro della Salute e – di fatto – ha rotto il fronte della protesta: ha promesso di non chiedere modifiche al decreto Bersani e Livia Turco l’ha convocato a tambur battente per la serata. In cambio, come gesto di apertura, ha annunciato che la serrata contro la liberalizzazione delle vendite dei farmaci da banco può essere interrotta. Alle otto di sera la promessa è mantenuta: sciopero revocato.
Il governo questa volta non aveva alcuna intenzione di cedere, ed il ministro della Salute era arrivata al punto di proporre la precettazione di camici bianchi. «L’annuncio della serrata – ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta al termine del Consiglio dei ministri di ieri – obbligherà il governo a valutare le forme perché il diritto minimo alla salute sia garantito». Nel primo pomeriggio, invece, Federfarma fa sapere di essere pronta a sospendere la protesta in caso di convocazione. E in un comunicato si limita a sollecitare proposte «mirate a individuare il corretto ruolo della farmacia», si chiede l’istituzione di tavoli regionali ed una attenzione particolare alle rivendite situate nelle zone rurali.
Il ministro è d’accordo su questa linea e fa partire la convocazione, non prima d’aver sottolineato «il senso di responsabilità dei farmacisti italiani». Salamelecchi diplomatici, che però al terzo sciopero in otto giorni servono a sbloccare l’impasse. E fanno anche il gioco di Federfarma, che dopo le adesioni compatte alle proteste del 19 e del 26 luglio, ora deve fare i conti con la frantumazione della sua base. Ieri, in ben 5 regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Trentino ed Emilia Romagna), gli esercizi sono rimasti aperti ed anche in Toscana si sono registrate molte defezioni.
Al ministero, dopo un’ora scarsa di confronto, Livia Turco e Siri concordano un nuovo percorso. L’idea è quella di rafforzare ed ampliare il ruolo di «presidio» del Servizio sanitario nazionale delle farmacie italiane, che potranno diventare centri di educazione all’uso dei farmaci, verranno dotati di nuove attrezzature come i defibrillatori, e si vedranno attribuire nuovi servizi, dal coordinamento sul territorio dell’assistenza domiciliare alla prenotazione di esami clinici e specialistici. «Sono molto contenta della decisione di Federfarma di revocare lo sciopero, soprattutto pensando agli interessi dei nostri cittadini» commenta al termine del faccia a faccia Livia Turco. «Grazie all’applicazione della norma del decreto Bersani – spiega – sarà possibile potenziare il ruolo della farmacia». Decisivi saranno il rinnovo della convenzione con le Regioni scaduta da otto anni e la stesura pratica dei decreti attuativi della riforma. Soddisfatto anche Siri che, dal suo punto di vista, porta a casa un risultato importante: la riconferma che

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