Il ticket sanitario non è un tabù.

Il ticket sanitario non è un tabù.

L’introduzione dei ticket sanitari “non rappresenta un tabù” per il segretario nazionale dell’Anaao, Carlo Lusenti, e anche il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco, si dice “non contrario” a discutere l’ipotesi del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, che definisce i ticket una misura “perfettamente contemplabile”. Tuttavia, i due rappresentanti dei medici sottolineano la necessità di alcune condizioni che garantiscano il bene maggiore per il cittadino.
“L’introduzione dei ticket – ha commentato Bianco – non ha di per sé un effetto demolitore dell’impianto equo, solidale e pubblico del sistema sanitario nazionale. Non sono dunque contrario a tale possibilità, ma a due condizioni: che i ticket abbiano una funzione ‘calmieratrice’ della domanda, senza pretendere di divenire un mezzo per rastrellare nuove risorse, e che non finiscano per ridurre l’effettiva accessibilità ai servizi da parte dei cittadini”.
Insomma, un “sì” con alcune riserve, quello del presidente della Fnomceo, che sottolinea come, comunque, i ticket “andrebbero introdotti in relazione alle fasce di reddito più elevate e sempre considerando il tipo di patologia cui ci si trova dinanzi”.
L’introduzione dei ticket sanitari “non sono un tabù” neanche per Carlo Lusenti, che ha ricordato come attualmente in tema di ticket sanitari via sia una “forte differenziazione tra le Regioni e si tratta di un capitolo finora prerogativa, appunto, delle politiche regionali. Dire ora che su questo punto è invece possibile decidere dal centro – ha aggiunto – significa cambiare atteggiamento in modo netto”.
Fondamentale, anche secondo il segretario Anaao, sarebbe intervenire sull’attuale sistema delle esenzioni dai ticket. “Probabilmente – ha detto Lusenti – si potrebbe ridurre o addirittura annullare il sistema di esenzione per patologia, mantenendo solo l’esenzione in base al reddito, poiché è giusto che chi ha un reddito alto contribuisca indipendentemente dalla patologia da cui è affetto”. Si tratterebbe in questo caso, ha concluso Lusenti, “semplicemente di un elemento di giustizia”.
Da “il Bisturi.it”. 19, luglio 2006

 

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