Il Venditore di Medicine. Non prendiamoci in giro

Il Venditore di Medicine. Non prendiamoci in giro

Non prendiamoci in giro, questo film, denuncia uno spaccato di vita individuale che, per questo, non può e non potrà mai essere una verità assoluta.
Il sig. Morabito arriva in ritardo. Da anni le associazioni e, oggi, con grande determinazione FEDAIISF, denunciano situazioni illecite che negli anni hanno provocato gravissimi danni sia dal punto di vista economico (un particolare, se approfondito, che avrebbe aumentato i costi della realizzazione del film a causa del numero di comparse ben più numerose, comparse che avrebbero riguardato, non solo soggetti interni all’industria farmaceutica, ma numerosi altri al di fuori del contesto) ma, peggio ancora, per i danni arrecati al mondo del lavoro e all’ingiusto ricorso agli ammortizzatori sociali. Giustificando stati di crisi inesistenti attraverso il ricorso alla CIGS, cessioni di ramo d’azienda, ecc..
Storie che a noi e al mondo sindacale sono ampiamente note. Tutto ciò con un grave danno occupazionale. L’ignoranza porta anche a scordarsi che, dietro il lavoro di un ISF, ruota una filiera che crea occupazione a tanti altri lavoratori.
A parer mio si tratta della solita guerra tra poveri che in questa occasione si circoscrive, tra gli ISF, la classe medica e l’autore di questo film che, per l’ennesima volta, ingenuamente (?), occulta la realtà, convinto che riportare la trama di uno spaccato di vita, una delle tante, ma sempre di una singola realtà, (fosse anche vera), sia sufficiente a denunciare un sistema, con il banale esercizio, del fare di mille erbe un unico fascio, dove l’ISF è l’unico responsabile.
La speranza, si dice, sia l’ultima a morire, questa volta però siamo esausti, non sappiamo più come urlare all’autore di questo inutile film, ai giornalisti, ai politici e all’intero mondo sindacale, all’opinione pubblica, che le leggi esistono e che, nostro malgrado, si fa di tutto per non farle rispettare. Abbiamo da sempre sostenuto che il “riconoscimento giuridico della professione” sarebbe stata, a mio avviso ancora oggi, una tra le valide soluzioni, ma chissà perché, continuano a boicottarlo impedendo a questo professionista, la volontà di riconoscere le proprie responsabilità. Fa forse paura questo aspetto? A chi…?
Un lavoratore che in virtù del giusto riconoscimento ha il diritto, come tutti i lavoratori, di essere tutelato di fronte alle denunce sul malaffare di taluni manager troppo superficiali nel gestire beni di utilità come i farmaci.
Riversando per questo, come spesso è accaduto e continua ad accadere (la stampa di queste ultime ore è ricca di notizie relative a nuovi scandali), le responsabilità sull’unico anello debole della filiera, l’ISF.
Qualche domanda:
Sig. Morabito si è posto la domanda del perché questo accade? Non pensa che possano esistere meccanismi in grado di ingannare e occultare certe verità, che depistano per interesse, l’attenzione verso le figure professionali più deboli da immolare per una falsa moralità e con l’indiretta e probabile, inconsapevole complicità, di un regista e di un mondo giornalistico sempre più confuso e forse asservito a poteri occulti di un certo mondo politico?
Sig. Morabito si è chiesto perché per svolgere la professione di ISF, occorre una laurea tra le quale quella in Informazione Scientifica?
Sig. Morabito ha verificato se questa professione, quella di ISF, è regolamentata dalle leggi dello Stato? Le dice niente il D.L 24 aprile 2006 n° 219? Ha avuto modo di dargli uno sguardo?
Sig. Morabito si è chiesto perché tanti ISF dal 2006 vengono licenziati e dal mondo politico e sindaca

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