Informatore da remoto. Che inquadramento professionale? E i sindacati cosa dicono?

Informatore da remoto. Che inquadramento professionale? E i sindacati cosa dicono?

Su diversi siti di trova-lavoro compare la ricerca di una nuova figura, l’ “Informatore da remoto”.

In realtà non è proprio una scoperta recente: già da diversi anni se ne parla, ma ultimamente sembra esserci un’accelerazione in questa direzione, dal momento che alcune multinazionali ora cercano direttamente questa tipologia di lavoratori.

Mi domando come mai, nei famosi incontri dell’Osservatorio sull’Informazione scientifica del Farmaco, tra i Sindacati del settore e Farmindustria, non si sia approcciata la questione: quale inquadramento , che tipo di retribuzione, alle dipendenze dirette , in affitto da società di servizi, etc…

O forse ne hanno parlato ma… è meglio non condividere con i propri iscritti Isf, potrebbero mettere  i bastoni tra le ruote.

Infatti, leggendo con attenzione sull’argomento, ciò che emerge chiaramente è che questa nuova figura lavorativa possiede competenze ed abilità veramente notevoli: deve essere in grado di creare empatia attraverso il telefono, deve sapere esattamente chi chiamare (e quindi avere uno schedario perfettamente profilato), avere una “traccia d’intervista” molto ben strutturata, così da risultare utile ed efficace, essere inserito in un sistema di gestione delle relazioni con i clienti (CRM) assolutamente completo, così da poter utilizzare tutto ciò che la tecnologia informatica gli mette a disposizione ( e che deve abilmente padroneggiare ) ed infine, importantissimo, deve essere rigorosamente in linea con leggi, normative , obblighi .

Creare una “relazione” con il medico, perché di questo , in estrema sintesi, si tratta, con gli strumenti di cui sopra, senza interagire “fisicamente”, richiede doti veramente appannaggio di pochi.

A queste figure così altamente qualificate quale inquadramento professionale viene offerto? Quale retribuzione? Quali orari di lavoro?

Spero di assistere all’evoluzione in senso positivo della figura dell’Isf e non, al contrario, alla supremazia della tecnologia sull’uomo, ridotto ad essere ” il nuovo proletario, che vende il proprio tempo, anziché la sua forza-lavoro” (Antonio Polito).

Francesca Boni


N.d.R.: Scrivevamo il 10 settembre 2018 in una nota:

Il vero rischio che si intravede, spesso già realtà, è la perniciosità dell’informazione/pubblicità che viene proposta agli operatori sanitari. C’è un eccesso di offerta della quale tutte le aziende (fanno tutte le stesse cose) si sono dotate (e-mail; telefono; etc) che nel migliore dei casi disturba chi le riceve. Siamo sempre più simili a chi ci propina via telefono nuovicontratti per gas e luce o telefonia, proposte commerciali imperdibili etc etc. Alla fine con gentilezza o meno la risposta diventa sempre la stessa NO GRAZIE. [S.B.]

Nel 2006 un’analisi di Farmindustria rilevava che l’eccessiva ed insistente e molesta “propaganda” di farmaci attuata con l’eccessivo aumento della frequenza delle visite di informazione, in special modo per alcune categorie/prodotti ritenuti ad alto potenziale di crescita, aveva in realtà prodotto tutta una serie di provvedimenti tesi al contenimento di quell’invadenza e, sempre secondo l’indagine, Farmindustria aveva constatato che i medici ricordavano soltanto il 4% di tutte le visite effettuate dagli ISF. Tale constatazione aveva provocato 15.000 licenziamenti di ISF e norme sempre più restrittive delle autorità regolatorie.

La soluzione proposta da Farmindustria era: riduzione della frequenza delle visite informative dove i contenuti dovevano avere maggiore spazio per essere discussi e il valore della conoscenza e competenza degli ISF diventava più importante dell’aspetto relazionale puro.

La storia non ha insegnato niente? Chi ignora la storia non ha futuro. Purtroppo è il nostro futuro. [N.d.R.]

Ora dobbiamo aggiungere, oltre ai problemi legali “normali”, gli aspetti operativi che nascono dai nuovi regolamenti regionali. L’informatore da Remoto è un’ottima furbizia per saltare proprio i regolamenti regionali. I loro nominativi sono comunicati ad AIFA? Da chi dipendono? Hanno i titoli di legge per esercitare la professione di ISF? Le aziende degli ISF remoti sono iscritte all’anagrafica delle società esercenti l’attività di call center al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC)? Chi controlla se sono iscritti al Registro Regionale degli ISF? Come possono mostrare il tesserino regionale? Come possono prendere appuntamento per accedere all’incontro con i medici? Il RCP che l’ISF deve lasciare, lo inviano per e-mail? C’è il consenso del medico all’utilizzo dei suoi dati per questo scopo?

La recente legge n. 5/2018 ha introdotto regole specifiche per contrastare il fenomeno del c.d. telemarketing, perché di questo si tratta.

La legge prevede che l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) crei due specifici prefissi, uno per le chiamate relative ad attività statistica, l’altro per l’attività di ricerca, mercato e vendita, in modo tale che l’utente possa in ogni modo riconoscerle ed evitare di rispondere. Tutte le società di telemarketing ed i call-center hanno l’obbligo entro 60 giorni di adeguare la propria numerazione a pena di sanzioni amministrative molto salate (da 500 € a 100.000 € in caso di mancata comunicazione dei dati richiesti dall’Autorità Garante e da 10.000 € a 250.000 € in caso di mancato adeguamento agli ordini della stessa).“

Tranquilli, il Governo non ha ancora emanato i decreti attuativi e poi si può contare sull’accidia continua di AIFA. Avanti così, l’ISF commerciale è dietro l’angolo!


Notizie correlate: Marketing del farmaco. Ora c’è anche l’ISFR o meglio ISR. N.d.R.

Adesso ci sono anche gli “Embrace Account”

L’informatore remoto

Numerazioni telefoniche messe a disposizione del pubblico e utilizzate per i servizi di call center

 

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