ISF Una professione da ripensare?

ISF Una professione da ripensare?

Dopo decenni di red carpet, dal 2000 l’informatore scientifico del farmaco (ISF) vede ridimensionato il suo ruolo nell’azienda Pharma. Come cambiare per restare nel mercato.

 

Sono 20.000 gli informatori scientifici del farmaco (ISF) in Italia, ma 5 anni fa erano 35.000 e nel 2011 il calo è stato dell’1,7% (report Cegedim). Svolgono la loro attività sul territorio per conto delle aziende farmaceutiche e sono una fonte importante di aggiornamento periodico per medici, farmacisti e veterinari per una serie di notizie tecnico scientifiche su farmaci, specialità medicinali e prodotti dietetici ed erboristici, ma anche nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). L’ISF ha il compito di raccogliere in modo capillare elementi sugli effetti terapeutici e collaterali nell’impiego delle specialità stesse al fine di promuoverne un costante miglioramento (Farmacovigilanza). Nello svolgere la sua attività l’ISF deve fornire un’informazione oggettiva, reale e sopportata da materiale cartaceo, prospetti e campioni gratuiti senza amplificare le reali potenzialità dei prodotti e/o minimizzandone le controindicazioni (Legge 833)1978, Art.3).

"Sono stati tagliati 15.000 ISF in 5 anni, eppure, il settore farmaceutico vanta fior di bilanci finanziari, – ha denunciato Carmelo Carnovale, Presidente nazionale di Federaisf, Federazione delle associazioni di informatori al Congresso nazionale dello scorso novembre. Per Carnovale il problema del taglio occupazionale iniziato nel 2000 si affianca ad esempio a quello legato ai contratti atipici e alla mobilità: "Ci sono aziende che chiudono intere linee di informazione scientifica privando concretamente i medici e soprattutto i cittadini di un servizio che è previsto per legge e che contribuisce alla farmacovigilanza". Fino alla prima metà degli anni 2000 l’equazione aziendale era "più ISF, più contatti con il medico prescrittone e più vendite".

Con questo assioma le farmaceutiche hanno formato strutture commerciali sovradimensionate rispetto al mercato che, nel frattempo iniziava a dare i primi segnali di crisi e andava via via saturandosi sempre più.

Dalla seconda metà degli anni 2000 quasi tutte le farmaceutiche, anche in virtù delle continue fusioni tra big pharma, si sono trovate a dover ristrutturare il proprio organico sulla base di un nuovo scenario: scadenza dei brevetti blockbusters, continue contrazioni della spesa sanitaria decise da

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