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La nascita dell’informazione scientifica del farmaco: dalle origini ai giorni nostri

Gli Informatoti Scientifici del Farmaco nascono alla scuola medica di Salerno nel 1320

Le origini

Le origini dell’informazione scientifica in epoca antica si intreccia con la storia della medicina e della storia del farmaco.

All’interno del clima culturale “razionalistico” occidentale del V secolo a.C. si collocò la nascita della prima forma di scienza medica: con Ippocrate di Coo la medicina greca antica uscì dalla fase pre-scientifica, legata a pratiche e credenze magiche e religiose, e si organizzò intorno ad una metodologia decisamente razionale, rigorosa ed empirica.

Nell’antica Grecia i rhizotómoi (ῥιζοτόμοι: letteralmente tagliatori di radici) ricercavano e curavano con erbe e radici, così come nell’antica Roma dove nascevano le prime vere e proprie farmacie (Tabernae medicinae) nelle quali la figura del “Pharmacotriba” non esercitava più la medicina ma vendeva rimedi medicamentosi e realizzava medicamenti composti prescritti da medici. Le radici medicinali studiate e messe in vendita dai cosiddetti “farmacopoli” (-poli da πολύς «molto» cioè capaci di preparare molti medicamenti) si basavano soprattutto su nozioni tratte dai testi di Ippocrate di Coo e sugli scritti di botanica di Teofrasto.

I monasteri medievali, ampliandosi e diffondendosi, organizzarono i loro ospitia che necessitavano ovviamente di artigianali “officine farmaceutiche” che si dotarono di splendidi orti botanici. Attigui alla spezieria sorgevano infatti i cosiddetti giardini dei semplici (medicamentum simplex). Sin dall’antichità si nutriva un particolare interesse per tutte le piante utilizzate per comporre i medicamenti. Questi potevano differire in semplici, se realizzati con una sola pianta o composti se ottenuti con la combinazione di più piante.

Una leggenda narra che nel 9° secolo si incontrarono casualmente a Salerno quattro personaggi: il Cristiano Salernus, il Greco Pontus, l’Ebreo Helenus e l’Arabo Adela, i quali misero insieme il loro sapere e fondarono una scuola di medicina: la Scuola Medica Salernitana. Nei Giardini della Minerva a Salerno all’inizio del 1300 vennero, per la prima volta, coltivate e classificate una grande quantità di piante ed erbe, per studiarne a scopo scientifico le proprietà terapeutiche e medicamentose. Qui veniva svolta una vera e propria attività di informazione scientifica (ostensio simplicium) sulle proprietà delle piante ed erbe con il loro nome e le loro caratteristiche e le loro proprietà terapeutiche agli allievi della Scuola Medica.

In Italia la figura del farmacista (lo speziale o rizotomo), fino al XII secolo considerata un tutt’uno nella professione del medico, iniziò ad affermarsi dal XIII secolo come professionista autonomo grazie soprattutto alla volontà dell’imperatore Federico II di Svevia. Fu Federico II nel 1240 infatti che con le “Costitutiones” separò e regolamentò l’esercizio della professione medica e quella dello speziale, definendone i rapporti e vietando loro ogni forma di associazione (Scuola Medica Salernitana). Il paragrafo 46 delle Costituzioni Melfitane prescrive: “Il medico non potrà esercitare la farmacia né far società con un preparatore

Lo speziale nel medioevo era colui che si occupava della preparazione delle medicine, solitamente aveva una bottega, definita spezieria, all’interno della quale effettuava anche attività di vendita delle spezie e delle erbe medicinali.

Dante Alighieri era un informatore scientifico?

In epoca comunale gli speziali erano raggruppati in corporazioni o arti, l’Arte dei Medici e Speziali è una delle sette arti maggiori delle corporazioni di età comunale (XIV secolo). Tra i suoi soci più illustri possiamo ricordare Dante Alighieri. La corporazione aveva il compito di controllare che l’attività venisse svolta da speziali effettivamente preparati e competenti, una sorta di Ordine professionale ante litteram.

Erano stabilite regole di buonsenso, il rispetto dell’etica, ma anche dure sanzioni pecuniarie per quei medici e speziali che non avessero ottemperato ai loro obblighi, considerati sentitamente di utilità pubblica. Era perciò fatto obbligo agli appartenenti a quest’Arte di dare consiglio quando richiesto, non imbrogliare, preparare con coscienza i prodotti, era vietato dare percentuali al medico in cambio di prescrizioni e via discorrendo, nonché di sottoporsi a controlli periodici o straordinari da parte di “cerchatori” posti agli ordini dei Rettori. Questi controlli, che inizialmente riguardavano soprattutto l’aspetto commerciale e la correttezza dell’attività di vendita, andarono, principalmente a partire dal XVII secolo, ad indagare sull’aspetto sanitario (preparazione, conservazione, pulizia, etc).

Tommaso Garzoni consigliava, proprio all’inizio del Cinquecento, per l’apertura e la gestione di una spezieria, una serie di strumenti, quali le vatine, i vasi, i boccali, le scatole, le bilance, le spatole, i mortai, i torchi. Consigliava anche i medicamenti suddividendoli in semplici o composti e interni; questi ultimi erano quelli che dovevano sedare il dolore, e venivano usati contro i mali mortiferi (i rimedi più diffusi erano il mitridate e la teriaca, ma si usavano purghe di succo di rose e sciroppi di liquirizia e di radicchio); i medicamenti esterni consigliati erano gli oli di mandorle, di ginepro, di noce.

Facendo un salto in avanti di due secoli, nel 1763 G.B. Capello sosteneva che le azioni primarie dello speziale fossero pestare, lavare, infondere, cuocere, distillare, comporre i composti e conservarli, conoscere la grammatica e la scienza medica.

Nell’Ottocento A. Campana avvisava che lo speziale doveva conoscere a tutti i costi anche la chimica, altrimenti avrebbe potuto aprire solo una drogheria. Nascono così le prime vere scuole di Farmacia ed è in questo periodo che inizia a tramontare l’antico nome di speziale ed inizia ad imporsi quello di farmacista (cioè colui che esercita l’arte della farmacopea, ovvero della preparazione dei farmaci), ma ancora nel XX secolo troviamo isolate figure di speziali, come quella del celebre Zambuten (un guaritore), a Forlì.

Nella bottega dello speziale si trovavano inoltre i profumi ed essenze, i colori usati in pittura e dai tintori, la cera e le candele, la carta e l’inchiostro e spesso anche dolci speziati preparati dallo speziale stesso. L’attività dello speziale era, in epoca medievale, una delle più redditizie.

Inizialmente il titolo di ciarlatano non era denigratorio, indicava appunto il farmacista-terapeuta girovago che, giunto in una nuova piazza, montati banco e scaffalature, si faceva riconoscere decantando pubblicamente le proprie capacità.

Il Ciarlatano

Nell’uso, viene fatta una sottile differenza tra il ciarlatano e persone che sfruttano in altro modo la buona fede delle loro vittime. Infatti, il ciarlatano è tipicamente un venditore. Egli non cerca di creare una relazione personale con le sue vittime, o di inscenare bufale elaborate impersonando un ruolo.

Lo sviluppo della figura del ciarlatano come medico ambulante di piazza è da addebitarsi anche a disposizioni che, tra il XVI e il XVII secolo, inquadrano le competenze dele varie professioni sanitarie come «il medico-fisico, il chirurgo o cerusico, l’aromatario o speziale, il ciarlatano, il barbiere» ‘Ciarlatano’ e ‘ciarlataneria’ sono nomi gergalinati dalla fusione tra ‘ciarla’ (chiacchiera) e ‘cerretano’, termine che definisce una persona di Cerreto, città dell’Umbria.

Assunse un significato negativo quando la persona detta ciarlatano viene accusata di fare uso della pseudoscienza o di qualche altro mezzo falso allo scopo di ingannare le persone e vender loro finte medicine e beni o servizi simili, che non risponderanno a quanto promesso

Non va confuso con il Cerusico che è un termine con cui per molti secoli si indicò il chirurgo. La figura del cerusico compare nel corso dell’alto medioevo, epoca in cui l’attività chirurgica viene relegata nelle mani di figure minori: barbieri, norcini, ambulanti.

L’industria

L’industria farmaceutica per come la conosciamo noi inizia solamente nella seconda metà del XIX secolo come settore dell’industria chimica. La rivoluzione illuminista del XVII secolo aveva diffuso razionalismo e sperimentazione come metodi di indagine.

Merck in Germania fu probabilmente la prima compagnia a guardare in quella direzione. In origine una farmacia (Engel Apotheke nella foto a sinistra) fondata a Darmstadt nel 1668, nel 1827 venne trasformata per mano di Heinrich Emanuel Merck, concentrandosi sulla manifattura e la vendita di alcaloidi. Allo stesso modo GlaxoSmithKline ebbe origini nel 1715, ma solo nel 1842 Beecham si interessò della produzione industriale di medicinali, aprendo la prima fabbrica di sole medicine nel 1859. La Bayer fu fondata da un tintore nel 1863 a Wuppertal. Il 10 agosto 1897, nei laboratori della Bayer il chimico tedesco Felix Hoffmann ottiene per la prima volta l’acido acetilsalicilico, un composto derivato dalla pianta del salice che diventerà universalmente noto come Aspirina. Ovviamente la commercializzazione dell’aspirina ne decretò il successo all’inizio del XX secolo.

Nel frattempo negli Stati Uniti Pfizer venne fondata nel 1849 da due immigranti tedeschi, i cugini Charles Pfizer e Charles Erhardt, inizialmente nel business dei prodotti chimici fini (sostanze chimiche non miscelate). Espansero rapidamente la propria attività durante la guerra civile americana, all’impennata della richiesta di antisettici e antidolorifici. Mentre Pfizer forniva i medicinali necessari allo sforzo bellico dell’Unione, un giovane colonnello della cavalleria di nome Eli Lilly prestava servizio nel loro esercito. Chimico farmaceutico qualificato Lillly era l’archetipo dell’industriale americano del XIX secolo e dopo la carriera militare aprì la sua azienda farmaceutica nel 1876. Fu un pioniere di nuovi metodi per l’industria, diventando uno dei primi a dedicarsi alla “ricerca e sviluppo” oltre che alla manifattura.

Il primo farmaco, nel senso moderno del termine, fu senza dubbio la penicillina, la cui scoperta ufficiale nel 1928 è attribuita a Fleming, anche se sappiamo che fu un medico della Marina Italiana, Vincenzo Tiberio, a formulare per primo nel 1895 l’ipotesi che alcune muffe liberassero sostanze capaci di inibire lo sviluppo di batteri e aveva già avviato degli studi che lo avevano portato alla scoperta dei primi antibiotici.

Con l’industria farmaceutica nacque anche la necessità di far conoscere i propri prodotti farmaceutici ai prescrittori in generale e ai medici in particolare. Nacque così la figura del propagandista che si recava negli ospedali e ambulatori per far conoscere i medicinali per conto dell’industria che rappresentava.

Ma mentre l’industria cresceva grazie al suo crescente “portfolio” di prodotti, divenne sempre più chiaro il potenziale conflitto etico di guadagnare vendendo prodotti legati alla salute. George Merck si espresse sul tema nel 1950: “Non dovremmo mai dimenticarci che la medicina è per le persone. Non è per i profitti. I profitti vengono di conseguenza, e se ci ricordiamo di questa lezione, non smetteranno di esserci. Meglio la ricordiamo, maggiori saranno i profitti”. Quest’industria che coinvolgeva il “pubblico” richiedeva supervisione, e i regolamenti sui medicinali richiesti dai governi sulle due sponde dell’Atlantico aumentarono.

L’Informatore Scientifico del Farmaco

La figura dell’Informatore Scientifico del farmaco ha trovato il primo riferimento normativo nella legislazione italiana nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie (Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 agosto 1934, n. 186).

A Firenze il 25 ottobre 1964 nasce l’ANCSIF – Associazione Nazionale Collaboratori Scientifici Industria Farmaceutica – che  a partire dal 18 novembre 1979, sarà denominata Associazione Italiana Informatori Scientifici del Farmaco (AIISF).

II 9 aprile 1965 l‘On.le De Maria (DC) presenta in Parlamento il primo disegno di legge (proposta n.2256), che prevede l’istituzione di un albo dei collaboratori scientifici. Il disegno di legge che istituisce un Albo degli informatori scientifici sarà presente in tutte le legislature successive, compresa l’attuale.

Il 5 agosto 1978 viene promulgata la Legge n.484 che pone le basi per una regolamentazione sull’informazione scientifica e la pubblicità dei farmaci disciplinata poi nella successiva regolamentazione che è avvenuta con la legge n.833 del 1978, che istituisce il SSN, che all’art. 29 dice che con legge dello Stato deve essere attuata “la regolamentazione  del  servizio  di  informazione scientifica sui farmaci e dell’attività degli  informatori scientifici”, secondo  criteri  coerenti  con  gli obiettivi del servizio sanitario nazionale,  con  la  funzione sociale del farmaco e con la prevalente finalità pubblica della produzione dei farmaci stessi. Inoltre all’art. 31 afferma che “al  servizio  sanitario  nazionale spettano compiti di informazione scientifica sui farmaci e di controllo sull’attività di informazione scientifica   delle   imprese   titolari  delle  autorizzazioni  alla immissione in commercio di farmaci”. Seguirono diversi Decreti Ministeriali che indicavano delle norme da
seguire per l’informazione scientifica.

Qualche anno dopo, la Commissione Europea ha elaborato una serie di Direttive che hanno riguardato l’omogeneizzazione delle disposizioni di legge, in materia di informazione scientifica, applicate nei singoli paesi componenti la Comunità (la Direttiva n. 92/28 CEE, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, ha delineato la figura professionale dell’ISF).

Viene istituito il diploma universitario in informazione scientifica sul farmaco con il decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica del  30 giugno 1993

A questo è seguito la Legge 24.11.2003 N. 326, che all’art.48.21 prescriveva alle regioni di provvedere, con provvedimento anche amministrativo, a disciplinare l’attività di informazione scientifica. Da qui traggono origine le linee guida di regolamento regionale sull’informazione scientifica, adottato poi da quasi tutte le regioni.

Il diploma universitario diventa laurea a tutti gli effetti. In seguito al Decreto 22 ottobre 2004, n.270 molte università hanno attivato il corso di Laurea in informazione scientifica sui farmaci.

Arrivando all’oggi, in seguito alle Direttive europee 2001/83/CE e 2003/94/CE, è entrato in vigore il Decreto Legislativo 24 aprile 2006, n. 219 che all’articolo 122 (“Requisiti e attività degli informatori scientifici”), ha riformulato il contenuto dell’attività degli informatori scientifici.

Oggi non esiste professione più regolamentata di quella degli Informatori Scientifici del Farmaco.

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Redazione Fedaiisf

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