Medici, in piazza il 17 ottobre per difendere lavoro e salute

Medici, in piazza il 17 ottobre per difendere lavoro e salute

L’appuntamento è alle ore 11 a Roma davanti a Montecitorio. I sindacati chiedono un “finanziamento adeguato del fondo nazionale, assunzioni e contratto”. Filippi (Fp Cgil): “Non ci sono risorse per garantire aumenti adeguati”

rassegna.it – 9 ottpbre 2018

“Colpire la sanità è colpire la salute”. A dirlo sono i sindacati dei medici e dei dirigenti sanitari, annunciando che mercoledì 17 ottobre scenderanno “in piazza per la sanità pubblica e la dignità del loro lavoro”. L’appuntamento è alle ore 11 a Roma, davanti a Montecitorio. I sindacati chiedono “finanziamento adeguato del Fondo sanitario nazionale, assunzioni, contratto di lavoro”. A promuovere il presidio sono Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm federazione veterinari e medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Uil Fpl coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica, veterinaria sanitaria. I medici della dirigenza avevano proclamato lo stato di agitazione lo scorso 27 settembre, mettendo al centro delle proprie rivendicazioni risorse, contratto e assunzioni.

“Per garantire l’indennità di esclusività servono 60 milioni di euro, mentre per garantire il rinnovo del contratto dei medici, fermo dal 2010, serve la certezza di quei  500 milioni di euro, che erano già stati previsti e inseriti nella Finanziaria dello scorso anno per i rinnovi contrattuali”, spiega il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi, a margine della conferenza stampa di annuncio dello stato di agitazione della categoria.

Ad oggi, prosegue Filippi, “non ci sono risorse per garantire un aumento del 3,48% dello stipendio dei medici dirigenti, come per tutti gli altri dipendenti pubblici”. Per questo motivo era stato proclamato uno sciopero alcuni mesi fa, poi revocato. “Nel frattempo – prosegue il sindacalista – abbiamo portato avanti responsabilmente un tavolo tecnico con l’Aran, avendo la convinzione che si sarebbero trovate anche per noi risorse per garantire il 3,48% ma ad oggi non ci sono. Le regioni dichiarano di non averle accantonate”.

Le regioni, prosegue, creano “un conflitto tra utenza e chi deve garantire il servizio all’utenza: se ci danno soldi a noi non possono garantire i Lea. È una politica scandalosa”. La questione, conclude Filippi, “è prettamente politica, dobbiamo capire le reali intenzioni di questo Governo: vuole cambiare il passo di una situazione diventata drammatica. Negli ultimi anni si è procedute con mance elettorali. Riuscirà a invertire la rotta e investire sui servizi, sul welfare e sul personale del servizio sanitario nazionale?”.

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