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Medici Ssn in allarme: resteremo un paese senza sanità

Ecco il testo del decreto

Il taglio dei piccoli ospedali

Quello che si vuole è un’Italia sana in Europa, ma l’effetto sarà invece di un paese senza più una sanità. È con questo grido d’allarme che l’Anaao Assomed accompagna la conferma che lo stato di agitazione, già proclamato da medici e dirigenti del Ssn, continuerà, perché «non resteremo fermi ad assistere alla fine della sanità pubblica». D’altra parte, si legge nella nota, «l’incubo di una sanità soppressa sembra avverarsi se dovessero risultare fondate le anticipazioni della stampa sulle misure contenute nel decreto sulla spending review». Tra le quali, ricorda il sindacato, «la chiusura di 216 piccoli ospedali e il taglio!  di 30.000 posti letto, fingendo di ignorare che i piccoli ospedali in quasi tutte le Regioni sono già stati chiusi o riconvertiti e che negli ultimi 10 anni sono già stati tagliati 45.000 posti letto con scarsi benefici economici a fronte del grande disagio provocato al cittadini». O gli altri tre miliardi di tagli che andranno a sommarsi agli otto già previsti, nonché a quelli precedenti, «condannando ormai tutte le Regioni a chiudere servizi e abbattere le prestazioni». Si unisce a esprimere preoccupazione anche il Sumai-Assoprof che sottolinea come queste misure siano messe in agenda «senza al contempo porre in essere alcuno strumento serio di programmazione». L’operazione rischia di essere «un boomerang pericoloso, soprattutto se si guarda al futuro demografico del Paese (invecchiamento della popolazione) e alla domanda crescente di salute che ne consegue» e in ogni caso «non rappresenta la via d’uscita per risolvere i problemi del d! eficit pubblico. Anzi si rischia solo di rendere ancora più difficile la situazione per i cittadini». Per questo anche il Sumai-Assoprof continuerà «senza sosta a manifestare il dissenso rispetto a questa linea e a lavorare insieme all’Intersindacale».

5 luglio 2012 – DoctorNews

Farmaceutica, passa dal 35% al 50% il ripiano dalle aziende

Passa dal 35% al 50% la quota a carico delle aziende sull’eventuale sforamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale. La misura è contenuta in diverse bozze del provvedimento sulla spending review in corso di definizione e bisognerà vedere se sarà confermata nella versione finale. Ma se così fosse, a partire da gennaio 2013, le industrie del farmaco dovranno partecipare in modo maggiore rispetto a quanto già previsto dalla manovra del luglio scorso. Secondo

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