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Modena. Il Prof. Federico smonta le accuse di corruzione: “False accuse”

Corruzione e peculato, il prof. Federico smonta le accuse: “Sono io che esigo giustizia”

Il ricercatore finito al centro dell’inchiesta della Procura di Modena interviene pubblicamente portando le prove che a suo dire renderebbero false le accuse mosse nei suoi confronti, sia sulle sperimentazioni che sulla gestione del Registro Tumori

Modena TODAY – 27 ottobre 2018

Come preannunciato, il prof. Massimo Federico è voluto intervenire in prima persona per chiarire la propria posizione dopo la pubblicazione della notizia relativa alla richiesta di rinvio a giudizio mossa dalla Procura di Modena per un’inchiesta avviata ormai più di sei anni fa. Il docente universitario – riconosciuto fra i migliori ricercatori al mondo nel campo dei linfomi – ha tenuto stamane una conferenza stampa in cui ha di fatto voluto “smontare” punto per punto le contestazioni mosse dalla magistratura circa il suo operato.

L’accusa sicuramente più significativa mossa dai Pm riguarda il presunto reato di corruzione, relativo a 11 diverse sperimentazioni di farmaci antitumorali. Contestando ogni addebito, Federico ha citato ad esempio un caso specifico, quello relativo ad un prodotto della Cephalon – poi Teva Italia Srl – presentato tra il 2009 e il 2011. Il medico sottolinea come non sia stato lui a promuovere lo studio, bensì l’Intergruppo Italiano Linfomi presieduto dal dott. Umberto Vitolo, ricevendo poi l’avvallo in primis del Comitato Etico di Alessandria e poi di altri 40 Comitati Etici italiani come studio ‘no profit’. Federico si smarca dunque da quelle che definisce “false accuse”, sottolineando come il proprio ruolo si sia limitato alla trasmissione al Comitato Etico di Modena di documentazione prodotta da altri.

In seconda battuta, l’inchiesta ha toccato il ruolo della Associazione Angela Serra, fondata e gestita per anni dall’oncologo, ipotizzando i reati di peculato e di abuso d’ufficio per “l’occupazione” degli spazi del Policlinico presso il Centro Oncologico Modenese (COM) e per il presunto vantaggio ricavato dall’utilizzo di utenze, spazi e attrezzature. “Solo un marziano potrebbe pensare che l’Associazione Angela Serra abbia occupato senza contratto il quarto piano del COM. Il COM è stato realizzato dalla Angela Serra”, ha evidenziato Federico, ricordando che è stata l’organizzazione finanziare, creare e donare la struttura alla collettività modenese.

Il ricercatore cita quindi l’atto di donazione del 1 aprile 1999, scrittura notarile con cui l’Associazione Angela Serra dona il COM a Policlinico e Università, in cui viene ribadito l’impegno ad ospitare l’Associazione nei locali del terzo e del quarto piano, formalmente gestiti da Unimore. Un documento cui non ha fatto seguito alcun accordo dettagliato e che potrebbe aver quindi generato incomprensioni circa la gestione pratica degli spazi, tanto che nel 2013 l’Ateneo scrive una lettera formale per chiedere la corresponsione di un affitto, aprendo una diatriba interna. Alle contestazioni di aver “approfittato” degli spazi e delle utenze, Federico replica: “Non ci troviamo affatto di fronte ad un’occupazione abusiva. Viceversa, in quei locali veniva svolto un meraviglioso lavoro di ricerca e di impegno solidale noto a tutti e soprattutto conosciuto ed avvallato proprio dai donatori del COM che beneficiavano del lavoro che ivi veniva svolto sin dal lontano 1980 e che ora si vuol far passare come parti lese!”.

Infine, il nodo del Registro Tumori, fondato da Federico nel 1989 e poi al centro di un contenzioso tra il medico e l’Ausl, culminato con un blitz dei Nas e il sequestro del materiale informatico contenente i dati sensibili di migliaia e migliaia di pazienti. Un caso che fece discutere tra il 2014 e il 2015, con un acceso contenzioso tra l’oncologo, l’Ateneo e l’Azienda Sanitaria, di fronte alle ritrosie nel consegnare i dati sensibili dopo la richiesta avanzata dall’Ausl. Il professore chiarisce: “Nel 1999 la gestione della raccolta e registrazione dei dati fu affidata all’Associazione Angela Serra dal Direttore Generale del Policlinico di allora (dott. Augusto Cavina, ndr) con regolare delibera. Non mi sono mai appropriato del Registro Tumori, nè mi sono mai rifiutato di restituirlo. Non ho mai inteso invertire il titolo del possesso del registro, rimasto nella mia disponibilità in quanto Responsabile dello stesso. Il registro è stato da me semplicemente “custodito” presso il centro oncologico in ragione della carica da me ricoperta e della assenza di qualsivoglia provvedimento di revoca del mio incarico di Responsabile da parte degli organi legittimati all’emissione di siffatto provvedimento”. Per Federico, dunque, anche in questo caso è stato considerato come peculato quello che il diretto interessato definisce solo come una sua “doverosa accortezza e preliminare verifica del soggetto a cui dovevo riconsegnare la documentazione”.


Le accuse

Sperimentazioni presentate falsamente al comitato etico del Policlinico e fatte approvare dalla direzione generale come no profit, quando in realtà si trattava di studi finanziati da case farmaceutiche in cerca di visibilità, che pagavano migliaia di euro fatti confluire – secondo i pm Pasquale Mazzei e Marco Niccoli – nei conti dell’Angela Serra contro il cancro e Fil (fondazione italian linfomi) presiedute dal professor Massimo Federico. Sono cinque i casi di corruzione contestati all’oncologo, per il quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Con lui sono indagati 13 manager e 5 case farmaceutiche per sperimentazioni che vanno dal 2012 al 2015 attraverso cui le onlus gestite da Federico avrebbero incassato oltre un milione di euro. Sono 11 gli studi finiti nel mirino degli inquirenti, che hanno avviato l’inchiesta grazie a una intercettazione captata mentre investigavano sul reparto di Cardiologia. I farmaci per cui sono stati chiesti e ottenuti test clinici sono: Adcetris della Takeda Italia, Bendamustina e Folotyn di Mundipharma, Lenalidomide e Romidepsina della Celgene.

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Redazione Fedaisf

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