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NOMOS. La giornata parlamentare del 27 Novembre 2020

La Giornata Parlamentare del 27 Novembre 2020

Ok unanime allo scostamento di bilancio, Berlusconi porta il centro destra al sì

Il Parlamento approva quasi all’unanimità il quarto scostamento di bilancio dall’inizio della pandemia, liberando così circa otto miliardi di euro necessari per finanziare nuove misure a favore del rinvio delle tasse e privilegiando chi ha subito un calo di fatturato. Si è trattato di un voto bipartisan in un clima di convergenza e di dialogo, come auspicato dal Colle, grazie alla rinnovata unità, raggiunta a fatica dal centrodestra dopo giorni di tensione: alla fine, tra l’area moderata di Forza Italia e l’ala leghista più intransigente, passa la linea berlusconiana del via libera unitario, un esito al quale Silvio Berlusconi lavorava da settimane, promosso anche da FdI e poi cavalcato anche da Matteo Salvini, che, seppure tra qualche mal di pancia interno si trova comunque leader di un’opposizione unita e coesa ma anche responsabile e credibile, attenta alle esigenze degli autonomi e delle partite Iva, elettorato tradizionalmente vicino alla Lega. In serata, Berlusconi calca la mano parlando di “un primo passo nella strada giusta di unire le forze contro la pandemia”, quella della “collaborazione istituzionale” che recepisce “l’appello del Capo dello Stato”, ma va oltre, definendo l’opposizione “un’alternativa responsabile alla guida del Paese”. Il voto bipartisan è salutato dal premier Giuseppe Conte come un “ottimo segnale in questo momento di particolare difficoltà per il Paese”; soddisfatto anche Nicola Zingaretti: “L’Italia che si unisce sulle cose da fare in questa drammatica emergenza è una buona notizia”. Soddisfazione anche dai 5stelle che comunque, così come fa il centrodestra, prende le distanze da qualunque ipotesi di una possibile integrazione nella maggioranza di Forza Italia.

La sintesi arriva alla fine di una giornata convulsa. A ora di pranzo i tre leader del centrodestra convocano una conferenza stampa al Senato, subito dopo il voto unanime della Camera a favore del nuovo deficit e il vice presidente di Forza Italia Antonio Tajani annuncia che Fi, Lega e Fdi hanno votato con la maggioranza facendo “prevalere l’interesse degli italiani come priorità assoluta”. Soddisfatta anche Giorgia Meloni, che da giorni interpreta il ruolo di mediatrice, a tutela dell’unità della coalizione: “Il Governo ci dà ragione seppure con ritardo. Abbiamo costretto la maggioranza a rivedere le sue posizioni. Siamo compatti, nessun partito singolarmente avrebbe portato questi risultati”. Sulla stessa linea Matteo Salvini che definisce il sì allo scostamento “un successo”. Tuttavia, le ultime ore hanno lasciato strascichi polemici, tanto che Salvini si toglie qualche sassolino dalle scarpe, lasciandosi andare a frasi che suonano come un avvertimento a chi, tra gli azzurri, avrebbe tentato di chiudere l’accordo in autonomia: “La prossima volta sarebbe meglio avere interlocuzioni dirette con i leader e non telefonate riservate in serata con interlocutori di chi punta a rompere il centrodestra”. Alcune voci parlano di contatti preferenziali e non del tutto autorizzati con il Tesoro.

Il Governo è al lavoro sul decreto ristori quater

Il quarto decreto Ristori potrebbe portare in dote la cig di Natale, ovvero un bonus di circa 500 euro per i lavoratori in cassa integrazione, da finanziare con 1,6 miliardi, una misura costosa, su cui non è stata ancora presa una decisione ma che è stata discussa nel corso dell’incontro tra il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e i capigruppo della maggioranza. Dopo il via libera delle Camere allo scostamento di 8 miliardi, si punta a varare domenica il nuovo decreto, per poi inviarlo in Gazzetta Ufficiale la sera stessa, in tempo utile per sospendere le scadenze fiscali del giorno successivo. Il nuovo capitolo dei Ristori dovrebbe ridefinire così il calendario fiscale spostando anche i versamenti di dicembre ad aprile e ampliando la platea dei beneficiari delle proroghe: lo stop degli acconti Irpef, Ires, Irap del 30 novembre dovrebbe riguardare tutte le partite Iva e le imprese fino a 50 milioni di fatturato che hanno subito perdite di almeno il 33% del volume d’affari del primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2019. Saranno inoltre sospesi i versamenti Iva, i contributi previdenziali e le ritenute fiscali dei dipendenti di metà dicembre e l’acconto annuale dell’Iva in scadenza il 27 dicembre.

Per questi però il calcolo delle perdite potrebbe essere basato sul confronto solo tra novembre 2020 e lo stesso mese dell’anno precedente. Resta ancora il nodo della soglia minima delle perdite, che potrebbe essere portata al 50% per questi versamenti, ma nella maggioranza il confronto prosegue, con Italia Viva e M5S in pressing per uniformare tale soglia al 33%. Dovrebbe entrare nel decreto anche la proroga delle rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio del 10 dicembre per coloro che hanno debiti in sospeso con il fisco; il nuovo termine dovrebbe essere spostato al primo marzo. Accanto al pacchetto fiscale il M5S spinge anche per nuovi contributi a fondo perduto per partite Iva e autonomi. Dovrebbero poi essere rifinanziati il reddito d’emergenza e le misure a sostegno dei genitori con i figli in quarantena come i congedi parentali e il bonus babysitter. La prossima settimana il decreto sarà poi assorbito nel pacchetto Ristori all’esame delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato; il Governo lavora per mettere a disposizione delle modifiche parlamentari una dote di 600 milioni, con l’obiettivo di concludere l’esame nelle Commissioni e arrivare in Aula prima di Natale, per consentire poi un rapido passaggio alla Camera per l’approvazione definitiva, visto che il primo dl Ristori scade il 27 dicembre.

Il Governo pensa a una legge quadro per il Recovery plan

Il dossier che più sta a cuore alla maggioranza e al premier Giuseppe Conte è quello del Recovery plan. Nel Governo si sta lavorando a una legge quadro, ad una norma che disegni le competenze e i perimetri dell’utilizzo dei fondi. Per il Pd è naturale che la cabina di regia debba rimanere a palazzo Chigi, con il coinvolgimento di tutti i Ministri. Il piano dell’esecutivo è quello di specificare tutti gli enti attuatori e di creare uffici Recovery nei ministeri, coinvolgendo anche le parti sociali e le Regioni. Sono tanti i capitoli di spesa, ma proprio da questo dossier dipenderà la compattezza della maggioranza: “Sul Recovery fund sono fiducioso che il Consiglio Ue di dicembre sarà quello risolutivo”, l’auspicio del premier. La data cerchiata in rosso è quella del 9 dicembre, quando il premier Giuseppe Conte farà le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo sulle quali ci sarà un voto del Parlamento. Italia vivanon demorde e chiede una parola definitiva del premier sul Mes; “Gualtieri dovrà dire apertamente che il Governo non lo utilizzerà mai”, dice un Ministro del Movimento 5 stelle, facendo capire che il pressing nei confronti del responsabile dell’Economia affinché prenda una posizione netta è sempre più forte.

Il titolare di via XX settembre si confronterà con le Camere prima dell’Ecofin ma per ora non è previsto alcuno show down sull’utilizzo del fondo Salva Stati. Il nodo insomma potrebbe essere sciolto molto più avanti, ma i dem non intendono per il momento alimentare tensioni anche se non arretrano; il ministro Roberto Speranza il 4 dicembre sarà audito dall’intergruppo parlamentare creatosi sul Mes. Tuttavia per ora la maggioranza non si spacca, la prova è anche nelle parole di Nicola Zingaretti che dice no al governissimo; il tema del rimpasto da piazzare nell’agenda politica magari dopo la legge di bilancio non è all’ordine del giorno, anche se i renziani non escludono affatto né questa ipotesi né un cambio di scenario all’inizio dell’anno in caso di palude. Ieri intanto si è riunito il tavolo sulle riforme economiche: il Pd ha invocato un cambio di passo, Italia Viva ha insistito sui temi del lavoro con il sostegno ai meno tutelati come le partite Iva, i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, anche con ammortizzatori sociali.

Il Governo ha aperto il confronto sul DPCM Natale

Anche Gesù bambino dovrà adattarsi all’emergenza Covid e “non sarebbe un’eresia farlo nascere due ore prima” il 24 dicembre. Francesco Boccia, “da cattolico” usa l’ironia per far capire che il Governo non intende deflettere dalla linea della massima prudenza durante le festività. E il premier Giuseppe Conte lo dice chiaramente: “Altri sacrifici? È necessario, non possiamo abbassare la guardia, gli italiani sono consapevoli che sarà un Natale diverso o ci esponiamo a una terza ondata a gennaio, con il rischio di un alto numero di decessi”, concetto ribadito anche da Agostino Miozzo, coordinatore del Cts. Delle restrizioni durante le feste, con il coprifuoco che potrebbe restare dunque alle 22 anche la notte di Natale, si è parlato nella prima riunione tra Governo, Enti locali e Regioni sul prossimo Dpcm che entrerà in vigore il 4 dicembre. Alla videoconferenza interlocutoria ha preso parte anche il ministro della Salute Roberto Speranza: “L’indice RT è di pochissimo sopra 1, ma serve ancora prudenza. Dobbiamo evitare di disperdere i sacrifici fatti finora”, tanto che la Lombardia resterà probabilmente rossa fino al 3 dicembre, come ha annunciato un contrariato governatore Attilio Fontana. Che poi però smussa i toni: “Ho avuto un confronto schietto e diretto con il ministro Speranza. Entrambi condividiamo che la Lombardia abbia tutti i requisiti per passare da zona rossa a quella arancione. Ci siamo lasciati con l’impegno di riaggiornarci molto presto per verificare quella che realmente può essere la data giusta per allentare le misure restrittive nella nostra regione”.

Al centro delle preoccupazioni dei governatori la scuola e le vacanze sulla neve, con i mancati introiti di questo settore a seguito di un’ormai sicura chiusura prolungata degli impianti. Sul primo tema “le Regioni unanimemente hanno ritenuto di suggerire al Governo di procrastinare al 7 gennaio ogni riapertura della didattica in presenza per chi è ancora oggi in didattica a distanza”, ossia soprattutto le scuole superiori, ha sintetizzato il governatore della Liguria Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle Regioni. Quanto alle vacanze sulla neve, la questione ha dimensione internazionale, visto che altri Paesi europei confinanti potrebbero decidere di consentirle, attirando così anche i turisti italiani. Di conseguenza alcuni presidenti di Regione avrebbero chiesto al Governo di valutare la chiusura delle frontiere in caso di divieto di riapertura degli impianti da sci, ma sempre nel quadro di decisioni europee e non unilaterali, viene sottolineato da fonti della Conferenza delle Regioni. La Germania, presidente di turno del Consiglio dell’Ue, preme perché vi sia un accordo europeo sulla stagione sciistica che, secondo Angela Merkel, non dovrebbe partire: “Alla luce della posizione austriaca” favorevole all’apertura degli impianti, “è chiaro che non sarà facile, ma noi ci proveremo”, ha affermato oggi la Cancelliera tedesca.

Restano diversi altri punti da definire per il Dpcm di Natale. Uno è quello degli orari di apertura e chiusura delle attività commerciali per lo shopping dei regali e di quelle di ristorazione. L’altro è quello degli spostamenti tra regioni per raggiungere i parenti: anche su questo l’orientamento prevalente nel Governo sarebbe rigoroso, con il divieto totale, a prescindere dalle colorazioni, al massimo con qualche deroga. Il nuovo Dpcm sulle misure anti contagio dovrebbe comunque confermare l’impianto del decreto attuale, con la divisione delle Regioni in tre fasce, e introdurre specifiche restrizioni per il Natale. In particolare dovrebbero restare gli automatismi legati al monitoraggio, che prevedono il passaggio progressivo da zona gialla ad arancione o rossa o viceversa. Ma è ancora aperta nel Governo la discussione sulle misure per il Natale che dovrebbero confluire con le altre in un unico Dpcm. Oggi si faranno nuove valutazioni, dopo il confronto con Cts e Iss, anche alla luce dei nuovi dati.

Redazione Fedaisf

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