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Novartis e Italfarmaco, nostro operato corretto

MILANO – I medici sanno quello che fanno? La domanda provocatoria non vuole essere una banale critica alla categoria, ma rappresentare un dubbio che per primi gli stessi medici si sono posti. «Sembra incredibile, ma di fatto noi medici non sappiamo misurare l’esito di una cura – dice il gastroenterologo Gaetano Ideo – che è un po’ come dire che non sappiamo quello che facciamo. In verità disponiamo di linee guida, ci basiamo sugli studi della evidence-based medicine, ma ciò ci aiuta soprattutto nella diagnosi e nei processi terapeutici. Ma non ci dice, al termine di un ciclo di cure, qual è il risultato finale, quanto un paziente sia migliorato. E così non possiamo confrontare le diverse terapie».

ALTERNATIVE – Certo ogni paziente è diverso e la stessa cura può portare a gradi differenti di miglioramento. Per cui è teoricamente impossibile avere "ricette" valide per tutti: la medicina resterà sempre in parte artigianale, legata al singolo rapporto medico-paziente. Ma è utile sapere se e quanto una terapia ha restituito la salute, se con altre terapie sarebbero stati possibili risultati migliori, se certi esami o interventi non siano stati inutili, se, infine, un altro medico o un altro ospedale avrebbe potuto ottenere risultati migliori. È un’esigenza che nasce dalla complessità della medicina attuale, che spesso propone tante soluzioni alternative, ma anche dalla necessità di risparmiare. «È importante che i Lea, le prestazioni che il Servizio sanitario è tenuto a garantire a tutti – dice Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano -, vengano continuamente sottoposti a valutazioni aggiornate, che stabiliscano quali interventi costituiscono un reale vantaggio per l’ammalato, che individuino le procedure per un favorevole rapporto benefici-rischi e che, a parità di questo rapporto, indichino la cura meno costosa».

IL MEGLIO DELLE CURE – Quando il presidente americano Barack Obama ha lanciato la campagna per la sua riforma sanitaria, la parola d’ordine è stata "Best care at lower cost", ovvero "il meglio delle cure, a un costo minore". Per raggiungere tale obbiettivo gli amministratori sanitari Usa hanno proposto soluzioni simili a quella italiane: riorganizzazione della rete ospedaliera, eliminazione degli sprechi e dell’eccesso di burocrazia, pressioni per far calare i prezzi di farmaci e tecnologie mediche. Ma per ridurre la spesa fino al 20%, anche un altro punto fondamentale: l’adozione pi&ugr

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