Patto per la chimica-farmaceutica

Patto per la chimica-farmaceutica

Produttività e occupabilità. Sono le parole chiave intorno alle quali ruota il patto congiunto siglato il 27 giugno scorso da Federchimica e Farmindustria con i sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil «per il sostegno e il rilancio della competitività e l’occupazione».
Una mossa giocata in largo anticipo sulla scadenza del contratto collettivo dei chimici sulla scadenza di fine 2012 (180mila addetti, 115mila nella chimica e molti a metà tra chimica e farmaceutica) che ribadisce la tradizione unitaria della chimica nelle relazioni industriali.
Una novità forte per i due settori che per la prima volta condividono in modo formale gli ambiti della prossima trattativa nazionale, a metà anno, sei mesi prima della scadenza, si dovrà arrivare già con un percorso definito, orientato a realizzare i due obiettivi.
Con l’accordo, l’ultimo della gestione del presidente di Federchimica Giorgio Squinzi e, anche, di Sergio Dompè, per Farmindustria, entrambi giunti a fine mandato, si prende atto che «nel bel mezzo di profondi cambiamenti e in un contesto di bassa crescita economica, si è voluto rilanciare il positivo modello partecipativo di relazioni industriali settoriali condividendo con le organizzazioni sindacali un patto finalizzato a migliorare la competitività delle imprese e a delineare fin da ora gli ambiti del rinnovo contrattuale del 2012: la produttività e l’occupabilità sono i temi sui quali le parti hanno deciso di avviare un percorso congiunto che possa consentire di individuare possibili e opportune convergenze in vista dell’appuntamento negoziale».
Luigi Mansi, vicepresidente di Federchimica con delega alle relazioni industriali, sottolinea: «Siamo da anni impegnati nel miglioramento dei fattori interni di competitività quali innovazione, qualità, organizzazione, ma questo impegno tuttavia non basta in un settore in cui la competitività dipende in modo rilevante da condizioni al di fuori del controllo delle imprese, riconducibili essenzialmente al sistema-paese, alla produttività di sistema, che non sono certamente favorevoli».
Continua Mansi: «Per questa ragione, ferma restando l’azione congiunta nei confronti delle istituzioni per scelte di politica industriale adeguate a migliorare la produttività di sistema, abbiamo ritenuto necessario condividere con i sindacati un impegno supplementare per promuovere la produttività del lavoro che rappresenta un elemento fondamentale della competitività, condizione necessaria per lo sviluppo delle imprese e dell’occupazione».
«Un’ulteriore conferma del senso di responsabilità delle parti, che da sempre caratterizza le relazioni industriali del settore», è il commento, invece, di Ugo Di Francesco, delegato per i Rapporti con le organizzazioni sindacali di Farmindustria.
Che aggiunge: «Non possiamo fare altrimenti: voglio ricordare che siamo nel pieno di una trasformazione strutturale delle imprese del farmaco a livello internazionale, determinata dalla riorganizzazione dei modelli di ricerca, da scadenze brevettuali, fusioni e acquisizioni».

02 luglio 2011    [lN.d.R.: la tabella sotto è fornita dall’Osservatorio Pharmintech, presentata a Milan

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