Ricerca farmacologica: società scientifiche indichino le aree critiche

Ricerca farmacologica: società scientifiche indichino le aree critiche

Ricerca e industria sono due fattori chiave per lo sviluppo dell’innovazione scientifica nel mondo del farmaco e spetta alle società scientifiche indicare quali aree terapeutiche hanno le maggiori necessità di nuovi trattamenti. È questo il messaggio emerso dal convegno “La ricerca farmacologica italiana e il contributo del Giappone allo sviluppo della salute in Italia“, tenuto ieri a Roma e promosso dalla Società italiana di farmacologia (Sif) con il contributo non condizionato di Otsuka Italia.

Secondo il presidente della Sif Francesco Rossi [nella foto], «abbiamo necessità di nuovi farmaci che siano efficaci, ma anche sicuri per il paziente, riuscendo a creare un giusto equilibrio tra rischi e benefici. L’accettabilità della terapia, ad esempio, in ambito psichiatrico è molto importante e la ricerca deve guardare anche questi aspetti».

Nel corso del Convegno, di neuroscienze si è parlato molto: «la ricerca nell’ambito del sistema nervoso centrale deve diventare una priorità nell’agenda politica non soltanto italiana, ma anche europea, – si augura il presidente eletto della Federazione europea di neuroscienze (Fens) Monica Di Luca – solo con un network scientifico di alta qualità si potrà disinnescare la ‘bomba sociale’ rappresentata da queste patologie, che riguardano circa 179 milioni di europei, con costi sanitari che ammontano a quasi 800 miliardi di euro l’anno».

È opinione comune che le patologie psichiatriche siano inguaribili ma, come afferma Mario Maj, non è così: «la psichiatria, nelle sue espressioni migliori, è molto cambiata negli ultimi decenni e sta continuamente cambiando, riguardo a target della disciplina, diagnosi, ricerca, interventi e l’impostazione dell’assistenza, anche se questa evoluzione non si è verificata in modo omogeneo, per cui in diversi contesti esiste un divario tra i nuovi standard e la pratica corrente».

Oltre alle patologie del Snc, ne esistono altre che, data la loro bassa incidenza, sono definite “rare”, ma non per questo sono meno gravi e invalidanti. Questo porta come conseguenza il fatto che, nella maggior parte dei casi, siano poco considerate, poco studiate e, purtroppo, spesso mal curate. «Nelle malattie rare, comprese quelle renali – denuncia Antonio Santoro, presidente della Società italiana di nefrologia (Sin) – non vi è solo carenza di diagnosi appropriate, ma anche di trattamenti specifici».
Renato Torlaschi

Venerdì, 17 Ottobre 2014 – Farmacista33

 

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