Rimini. Ricettopoli: l’oncologo Papi innocente ed estraneo ai fatti

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Trend positivo per le vendite di integratori alimentari in Italia: i dati riferiti all’anno mobile terminante a gennaio 2013 indicano che nei 12 mesi scorsi sono state vendute 141 milioni di confezioni (+3,1% rispetto all’anno precedente) per un valore complessivo di euro 1.915,5 milioni, un numero in crescita del 2,9% rispetto ai 12 mesi precedenti. I prodotti ‘preferiti’ dagli italiani sono principalmente fermenti lattici, integratori per il controllo del peso, integratori salini, multivitaminici e sistemici per capelli, acquistati prevalentemente in farmacia (111,2 milioni di confezioni).

E’ il bilancio tracciato da FederSalus, l’associazione più rappresentativa del settore degli integratori alimentari in Italia con 140 aziende associate. Gli italiani sembrano non disdegnare anche l’acquisto di questi prodotti nei super e ipermercati dove nel corso degli ultimi 12 mesi sono state vendute 22,5 milioni di confezioni (+14,7% rispetto all’anno precedente). In calo, invece, l’acquisto in parafarmacia con 7,5 milioni di confezioni (-4% rispetto all’anno precedente). Il 10% dei consumatori dichiara comunque di aver limitato gli acquisti anche nell’area degli integratori per ottimizzare le spese e pensa in futuro di ridurne ulteriormente il consumo.

"Nel 2012 il comparto degli integratori conferma il trend di crescita dei fatturati (+2,7%), che tuttavia si situa su livelli decisamente inferiori rispetto al passato – commenta Riccardo Bruno, Nielsen Client Executive – La crisi economica senz’altro incide su questo trend, tuttavia ci sono mercati che, rispetto a questa media, si portano a casa risultati più che positivi".

"Le ricerche – commenta Marco Fiorani, Presidente FederSalus – confermano la fiducia del consumatore a sostegno delle prospettive positive per il settore. Oggi tuttavia ci troviamo in un contesto inedito e complesso. Alla crisi economica che ha iniziato a far sentire i suoi effetti anche nel nostro settore dopo anni di crescita, si aggiunge un’inedita aggressività del quadro regolatorio che pone una serie di incognite alle imprese e ai consumatori. Ad esempio, le indicazioni d’uso dei prodotti a base vegetale,

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