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Ritardare l’arrivo dei generici: ecco come fanno le case farmaceutiche

 

 ·        16 maggio 2014 La Presse.it

Treviso, 16 mag. (LaPresse) – Il problema del ‘reverse payment’, il meccanismo di protezione del farmaco di marca da parte delle case farmaceutiche che detengono il brevetto, che pagano i produttori di farmaci generici per rimanere fuori dal mercato o ritardarne l’accesso, in Europa è molto meno sviluppato rispetto agli Stati Uniti.

"La prima volta che la Commissione Europea se n’è occupata è stato nel 2009", ha spiegato l’avvocato Claudio Tesauro nel corso della sua relazione alla IX edizione del convegno ‘Antitrust fra diritto nazionale e diritto dell’Unione Europea’ a Treviso. "La Commissione – ha continuato – ha trattato in un’apposita sezione delle nuove linee guida la potenziale portata anticompetitiva degli accordi transattivi individuando tre ipotesi: la compensazione per restrizione, il caso di licenze incrociate e le clausole di non contestazione".

Tra i casi recenti affrontati dalla Commissione, c’è quello Lundbeck.

La decisione è arrivata nel giugno 2013. "Lundbeck deteneva la privativa brevettuale sul farmaco antidepressivo Citopram in scadenza nel 2002 – ha spiegato Tesauro – e in vista della scadenza del brevetto quattro genericisti si preparavano ad entrare nel mercato.

Lundbeck, però, si è accordata con loro, ottenendo l’impegno a non commercializzare i loro farmaci in cambio di somme di denaro, acquisti di medicinali per distruggerli e accordi di distribuzione". La Commissione ha sanzionato Lundbeck per 93,8 milioni a i genericisti per 52,2 milioni.

Altro caso di reverse payment è quello Johnson & Johnson, sul quale la Commissione si è pronunciata nel dicembre 2013. "J&J deteneva il brevetto sull’antidolorifico Fentanyl, in scadenza nel 2005 – ha spiegato Tesauro – e nel frattempo genericista si preparava ad entrare nel mercato con una versione economica

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