Storie di ISF. Se perdi il lavoro c’è chi può aiutarti

Storie di ISF. Se perdi il lavoro c’è chi può aiutarti

E’ un colpo alla nuca. Vengono le paturnie. Quando si perde il lavoro, intendiamo dire. Zero fiducia in se stessi. Anche gli ottimisti (pochi) vedono buio. “Come ho fatto a non intuire che c’era in ballo un agguato per me? Che quel tizio che avevo incrociato in azienda avrebbe preso il mio posto? Me lo merito: non capisco niente. Io ero quello da far fuori. Era tutto deciso. Poi, non ho più 30 anni. Adesso, cosa dico a casa? Non ce la faccio. No”.

Le ‘paturnie-tipo’ sono queste. Anche più catastrofiche. Escluse al 100% le chance di trovare un altro lavoro. Poi, considerati i tempi…

Non è così per tutti. Ci sono aziende che aiutano ‘il reietto’ con il servizio di outplacement.

“Per 35 anni, ho lavorato in campo farmaceutico – racconta Stefano Basili 61 anni, Milano -. Ho iniziato alla Chiesi Farmaceutici come informatore scientifico. Poi, negli anni in altre aziende, ho scalato i gradini gerarchici fino a diventare responsabile vendite area nord. Ho esplorato terapie per il respiratorio, l’ortopedico, gli antibiotici iniettivi… e ho lavorato per marchi come Sanofi, Glaxo e un altro paio. Ho cominciato da studente, quando ero al 4° di medicina…perchè volevo diventare chirurgo. La morte di mio padre ha cambiato tutto…non son più riuscito a riprendere i libri. Nel 2005, sono entrato nella multinazionale pharma che nel 2017 mi ha licenziato. Dopo 13 anni.  Ero diventato ‘quadro’: avevo un gruppo di 7-8 persone e negli ultimi tempi crescevamo del 20%. Sono stato pure ‘market access manager’. Per me, l’azienda non era il datore di lavoro…era qualcosa di mio. E dovevo dare il meglio senza mai guardare l’orologio. Invece, no.

Nel maggio 2017, il responsabile divisione ha cominciato a dirmi che dovevo migliorare l’inglese per interfacciare l’Europa. Io, l’inglese lo parlo piuttosto bene… e da anni andavo in giro per il mondo.  In realtà, c’era in ballo ‘una rotazione’. Circolavano voci che bisognava razionalizzare i costi… oltre a me, sono state tagliate altre 5 persone. In breve, mi hanno proposto lo scivolo più 3 anni di stipendio…e il fine rapporto, ovviamente.  In dicembre, sarei rimasto a casa. Hanno aggiunto che si sarebbero accollati il costo del servizio di outplacement con la Intoo, un nome attivo proprio in questo campo. Ero demoralizzato. La realtà era difficilissima da accettare. Mi avevano ferito come uomo. Tradito. Ero sicuro che in quelle mura, con quelle persone, avrei portato avanti il mio lavoro fino ai 65 anni. Invece, non appartenevo più a loro. Ero senza identità come uomo. Senza dignità. E ho dovuto accettare ‘la mancia’: quei soldi lì  mi dovevano bastare per 6 anni.

Alternative? Sì, andare a lavorare alla sede di Torino. E mia moglie…rinunciava al posto?… In pratica, in giugno, ho iniziato ad andare da Intoo  a Milano, in piazza 4 Novembre…e ho incontrato il tutor. Si trattava di colloqui mensili di un’ora. Per raccontarmi e per cercare di rivalorizzare quello che avevo fatto.  A 60 anni, diventare appetibile per un’azienda-farma, era dura. Dovevo puntare sulla capacità di trasmettere ai più giovani quello che sapevo fare. Era quella la mia punta di diamante. E dovevo mettermi in gioco con un marchio ‘in partenza’. Ecco, il tutor mi ha fatto ben capire proprio questo. Ed è per questo che gli sono riconoscente. E per avermi istruito su come ‘raccontarmi al meglio’ nei colloqui di lavoro. Ho partecipato pure a degli incontri di gruppo …altri poveri diavoli come me.

L’outplacement era previsto fino a gennaio 2018. Nel settembre 2017, ero ormai a casa a piangermi addosso…in attesa dello scoccare del 31 dicembre. In azienda, non servivo più: al mio posto, c’era un altro.  Ma una sera, mi è arrivata la telefonata di una collega della Johnson & Johnson che mi segnalava la ‘Rovi Farmaceutica’ specializzata nella profilassi anti-trombosi. Un marchio con una lunga storia in Spagna  sbarcato da alcuni mesi in Italia. E anche nel RU, Francia, Germania. In pratica, mi sono proposto in novembre…e i colloqui sono andati avanti fino a dicembre. Certo, come stipendio, mi hanno offerto il 40% in meno di quanto prendevo prima. Con quale ruolo? Regional Market Access.  Tuttavia…il 24 dicembre, sotto l’albero di Natale, con mia moglie e i miei due figli, gli occhi li avevamo fissi su un regalo: la lettera di assunzione. Martedì 2 gennaio 2018 dovevo presentarmi in ufficio”.

CORRIERE DELLA SERA Blog – 12 GIUGNO 2018 | di Laura Bonani

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