Torna la paura peste nera: ​nuovo focolaio in Arizona

Torna la paura peste nera: ​nuovo focolaio in Arizona

In Arizona trovate pulci infette con la peste nera, la malattia che nel XIV secolo falcidiò il 60% della popolazione europea. Tre casi umani (guariti)

 Rachele Nenzi – Gio, 17/08/2017 – il Giornale.it

 La peste nera non è stata sconfitta. Non del tutto, almeno. A dimostrarlo c’è il nuovo focolaio confermato dalle autorità in Arizona, dove negli ultimi giorni sono state trovate pulci infettate da quella che nel Medioevo veniva chiamata la “Morte Nera”.

Una piaga che ha ucciso, secondo le stime degli storici, circa il 60% della popolazione europea con le sue epidemie scoppiate nel XIV secolo. Solo l’arrivo degli antibiotici ha permesso di debellarla in Europa e Australia, ma sopravvive in alcune zone del Sud America, dell’Africa e in alcuni casi anche negli Usa.

I dipartimenti della salute di Navajo e Coconino (Arizona), infatti, nei giorni scorsi hanno confermato di aver trovato la peste su alcune pulci nei cani della città di Taylor. L’invito delle autorità, come riporta il Corriere, è stato ovviamente quello alla prudenza, cercando di evitare contatti con gli animali che potrebbero fare da veicolo con le pulci infette: cani, roditori, conigli e i loro predatori.

In che modo la peste può arrivare all’uomo? Basta che una pulce infetta morda un essere umano o che questi entri in contatto con un animale infetto che la Morte Nera può aggredire le difese immunitarie dell’uomo. Semplice e letale, anche se ormai il tasso di mortalità è molto basso.

Gli ultimi casi di contagio sull’uomo risalgono a qualche mese fa, all’inizo dell’estate, quando tre persone sono state ricoverate a Santa Fe, nel Nuovo Messico. Si trattava di un 63enne e di due donne, di 52 e 62 anni. Tutti sono fuori pericolo di vita dopo aver passato qualche giorno in ospedale.

I numeri raccolti dal Centro per il Controllo delle Malattie ( CDC ) parlano di circa mille casi negli Usa tra il 1900 e il 2012, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima in 3mila casi il totale di infezioni all’anno in tutto il mondo. L’anno peggiore per gli Stati Uniti è stato il 2006, quando 2 persone persero la vita a causa della Morte Nera.


N.d.R.: Nell’immagina a sinistra il medico della peste, acquaforte di Paulus Fürst 1656 (da J. Columbina): durante l’epidemia di peste del 1656 a Roma i medici ritenevano che questo abbigliamento proteggesse dal contagio e pertanto indossavano un mantello cerato, una sorta di occhiali protettivi e guanti, mentre nel becco si trovavano sostanze aromatiche

L’origine della peste è molto antica (ne parla Tucidide nel 5° secolo A.C.), e per la sua forza distruttrice, è diventata nell’immaginario collettivo la ‘morte nera’, la malattia che ha accompagnato l’umanità nei secoli e che per questo è spesso presente nelle grandi opere letterarie e artistiche. La storia della grande peste nell’Europa del 1350, che ha causato la morte di quasi un terzo della popolazione europea e ha letteralmente contagiato tutti i paesi dal Mediterraneo alla Scandinavia e la Russia nel giro di cinque anni, è particolarmente sinistra perché è stata la conseguenza di un atto deliberato di bioterrorismo.

Nel 1347, infatti, l’esercito dei tartari stava assediando Caffa (l’odierna Feodosia), scalo commerciale della città di Genova in Crimea. Le fila dell’esercito orientale erano sconvolte da un’epidemia di peste, diffusa da qualche anno in Asia e così il khan Ganibek decise di utilizzare i corpi infetti dei soldati morti per espugnare la città, catapultandoli oltre le mura. I marinai genovesi scappando da Caffa portarono la peste nei porti del Mediterraneo e da lì la malattia si diffuse in tutta Europa. E in Europa rimase come endemica, tornando a cicli di 10-12 anni, per i successivi tre secoli almeno. In una recente ricerca scientifica, che ha utilizzato nuove tecniche, gli scienziati Hendrik Poinar, Kirsti Bos e Johannes Krause hanno provato che fu una variante della Yersinia pestis, ormai estinta, a causare la prima epidemia tra il 1347 e il 1352

I medici dell’epoca rimasero disorientati di fronte a questo fenomeno, per loro incomprensibile. In caso di peste l’unico dovere del medico era di invitare l’ammalato a confessarsi. Il rimedio cui i medici più frequentemente ricorrevano erano fumigazioni con erbe aromatiche quali ad es. rosmarino menta e limone, che in effetti efficacemente repellono le pulci; purtroppo però applicare queste pratiche ad un contagiato era completamente inutile.

L’agente patogeno della peste è Yersinia pestis scoperto nel 1894 da Alexandre Yersin. Si tratta di un coccobacillo Gram-negativo appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae Non Coliformi.

Per ridurre le probabilità di morte è essenziale trattare con antibiotici entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi, con streptomicina, gentamicina, tetracicline o cloramfenicolo. Il trattamento con antibiotici è raccomandato, secondo i CDC americani, per sette giorni anche nelle persone che entrano potenzialmente a contatto con il malato


Notizie correlaste: Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità. Peste: informazioni generali

Corriere della Sera. Focolaio di peste in Arizona, pulci infette e tre casi umani (guariti)

Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de’ corpi terreni, potesse impedir l’effetto virtuale de’ corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de’ cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?

His fretus, vale a dire [n.d.r.: fidandosi] su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s’attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.

(Don Ferrante – I Promessi Sposi, cap. XXXVII – A.Manzoni)

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