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TRUFFA CON FALSE RICETTE, 43 ARRESTI DEI NAS

Ammonta a 10 milioni di euro la truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale messa a segno da un’organizzazione composta da imprenditori sanitari, medici, farmacisti e informatori scientifici. Un sistema ben oleato con ramificazioni, oltre che a Roma e nel Lazio, anche in Campania, Abruzzo, Sicilia e Sardegna. A capo dell’organizzazione c’era Tullio Raimondo Faiella, napoletano di 48 anni, titolare di un’azienda di distribuzione di farmaci con sede a Grottaferrata, nella zona dei castelli romani.
L’uomo coordinava circa 25 informatori scientifici che avevano il compito di corrompere medici e farmacisti per ottenere prescrizioni di medicinali di fascia A (completamente a carico della collettività) in modo tale da incrementare le vendite di questi farmaci che lui distribuiva.

Le ricette venivano prescritte ad ignari pazienti e, in alcuni casi, a persone che non erano affette da patologie che richiedevano l’utilizzo di quei medicinali. Dopo l’acquisto nelle farmacie compiacenti gli informatori si sbarazzavano dei medicinali gettandoli nei cassonetti. Il guadagno per l’organizzazione avveniva infatti dal vertiginoso aumento della vendita dei farmaci. Con l’operazione condotta dai Nas di Roma sono finite in manette 14 persone, altre 30 sono ai domiciliari: per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa del Servizio sanitario nazionale.

Era proprio Roma la piazza principale in cui operava l’organizzazione. I carabinieri del Nas hanno arrestato anche tre titolari di farmacie. Le manette sono scattate anche per tre medici di base che operano a Roma, mentre sempre nel Lazio sono stati arrestati un medico e un farmacista che lavoravano a Cassino, in provincia di Frosinone. Risultano indagati anche due informatori scientifici a Latina.

Per corrompere medici e farmacisti l’organizzazione che truffava il servizio sanitario nazionale si avvaleva anche di una decina di prostitute, le cui prestazioni sessuali venivano offerte come ricompensa per il buon esito degli affari illeciti.

Ragazze italiane e colombiane, in qualche caso studentesse universitarie o soubrette di televisioni locali. In base a quanto spiegato dai Nas le ragazze erano gestite da una maitresse che vive a Roma.
Gli incontri con i clienti avvenivano in tre alberghi, uno in provincia dell’Aquila, uno a Cagliari e uno a Napoli. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso, inoltre, che dopo gli incontri medici e farmacisti contattavano gli informatori scientifici, che facevano parte dell’organizzazione, per riferire del gradimento o meno della prestazione della prostituta.

Oltre al pagamento in sesso ai professionisti veniva assicurata una percentuale del 5% sul prezzo dei farmaci prescritti.

La Repubblica Roma.it (02 dicembre 2008)

af

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