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Un legame da allentare.

“Farmindustria continua a sorvolare sul blocco dei finanziamenti ai congressi. Ma è ora di fare chiarezza sul versante della formazione medico-scientifica”, Pasquale Spinelli, presidente della Federazione italiana delle società medico-scientifiche (Fism), lo ha detto chiaramente  in un recente incontro svoltosi a Milano. E’ necessario un segnale di apertura da parte dell’associazione delle imprese del farmaco, a cominciare dallo sciogliere una volta per tutte i conflitti di interesse e di competenze, dice Spinelli. E il problema dei conflitti di interesse viene sollevato anche da uno studio di Jama, ripreso dal New York Times, che denuncia per l’ennesima volta la necessità di rompere i legami finanziari tra medici e industrie. Ma procediamo con ordine.
La denuncia Fism
La situazione italiana per cominciare. Il problema, sottolinea Spinelli, è dato dalla coesistenza di troppi soggetti: Stato, Regioni, società scientifiche e sponsor, poco e male coordinati. Serve perciò un’autoregolamentazione condivisa. I congressi dovrebbero tornare a essere momenti di studio, con spese accettabili, e non occasioni turistiche. Questo non significa, però, bloccare tutti gli  eventi a priori, “è innegabile che serva un riequilibrio del sistema: limitare gli eventi e organizzarli in sedi accessibili. In un’ottica di riduzione dei costi”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Simg, società italiana di medicina generale, che a sua volta chiede una riorganizzazione del sistema, insistendo in particolare sulla necessità di regole nazionali. “Tuttavia” aggiunge Claudio Cricelli, presidente Simg, “servirebbe una revisione totale dell’informazione medica, che non tralasci l’aspetto dell’informazione sul farmaco”.
Lo studio di Jama
Proprio di questi aspetti si è occupato lo studio di Jama, sottolineando come l’industria farmaceutica spenda 12 miliardi di dollari l’anno in marketing rivolto ai medici. E la gran parte di questi soldi è in forma di campioni omaggio dei prodotti, spesso con pranzi per l’intero staff. Pranzi che corrispondono a una spesa, secondo una valutazione dell’università del Michigan, di qualcosa come 2,5 milioni di dollari l’anno. Per quel che concerne i campioni omaggio si tratta in genere dei farmaci più nuovi e più costosi. L’idea dell’industria del farmaco è che iniziando dai campioni omaggio i pazienti poi più facilmente mantengano la terapia piuttosto che passare a un generico. Le evidenze dicono poi che i medici in rapporto con le aziende, più facilmente prescrivono questi farmaci. L’iniziativa di cui parla Jama si chiama The Prescription Project e auspica che si allentino i rapporti tra medici e industria del farmaco, attraverso limitazioni dei fondi indirizzati a centri accademici e a organizzazioni mediche. Ma non tutti sono d’accordo, a cominciare proprio dalle realtà accademiche statunitensi che temono di avere sempre più difficoltà nel fare ricerca. L’auspicio dell’iniziativa, però, non sarebbe tanto quello di intervenire sulle sponsorizzazioni alla ricerca, quanto piuttosto sui regali, sui viaggi premio o sull’attività di conferenze e articoli per conto terzi. A un regalo si sa è buona educazione contraccambiare, e come farlo, se non prescrivendo i farmaci delle aziende munifiche?
Da “PharmaMarketing”

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