Acronimi e seduzione

Acronimi e seduzione

“Mi citano, dunque esisto”. Che questa sia la regola per la Medicina internazionale, è fuori di dubbio. Che, anche in questo caso, le regole possano essere da qualcuno, se non truccate, pesantemente forzate a proprio vantaggio, è davvero più che probabile.

Il fatto di oggi riguarda gli acronimi con cui vengono denominate le sperimentazioni controllate randomizzate. Qualsiasi medico del mondo si è visto portare in regalo dagli informatori scientifici del farmaco gli estratti di articoli originali nei titoli dei quali facevano bella mostra abbreviazioni fantasiose quanto seducenti: chi non conosce lo studio HOPE? Chi non ha avuto per qualche settimana sulla scrivania, sotto una pila di altre carte, l’articolo di presentazione dei risultati dello studio CAPTURE? C’è ancora qualcuno che non è stato invitato ad un simposio sullo studio LIFE? Sì, d’accordo, ma che male c’è?

Sentite questa: i trial clinici con gli acronimi creativi sono citati il doppio del resto degli studi (13,8 citazioni l’anno contro 5,7); d’altra parte, la qualità metodologica di questo genere di sperimentazioni sembra essere migliore, se analizzata con i criteri di Jadad. I trial immaginifici hanno maggiori probabilità di essere dei veri e propri “mega-trial”, dal momento che arruolano un numero di pazienti mediamente cinque volte superiore. La loro potenza ha bisogno però di soldi, molti soldi ed a questo ci pensa l’industria farmaceutica: se ti chiami LIFE, CAPTURE o HOPE è assai probabile che dietro ci sia l’investimento di una multinazionale; anzi, più che probabile è quasi certo, dal momento che la probabilità che ci sia un finanziamento è quattro volte superiore.

Già in passato alcuni autori avevano sottolineato il pericolo che un acronimo accattivante potesse davvero rappresentare un elemento confondente per gli operatori sanitari; una lettera pubblicata dal New England Journal of Medicine torna in questi giorni sull’argomento, in maniera discreta ma preoccupata: “l’acronimo fantasioso è uno strumento linguistico che può minare la pratica medica basata sulle prove; un’associazione così stretta tra l’uso degli acronimi e la sponsorizzazione dell’industria non fa che aumentare le nostre preoccupazioni”, concludono gli autori.
Carlo Fudei  – Il Pensiero Scientifico 11-07-06

Fonte.
Stanbrook MB, Austin PC, Redelmeier DA. Acronym-named randomized trials in medicine: the ART in medicine study. Letter. NEJM 2006;355:101-2.

 

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