Associazione pazienti reumatici. Biosimilari si, ma la salute del paziente deve venire prima del budget

Associazione pazienti reumatici. Biosimilari si, ma la salute del paziente deve venire prima del budget

Biosimilari nei pazienti reumatici: la posizione di Anmar

L’Associazione nazionale malati reumatici anticipa i contenuti di un position paper che sarà presentato a giugno ad Amsterdam in occasione del Congresso europeo di reumatologia

Apertura “ampia” nei confronti dei biosimilari per i pazienti mai trattati. E anche verso lo switch, ma con regole precise e mettendo al bando le “forzature”. Senza perdere di vista la centralità del paziente che deve prevalere sulle esigenze di budget. È, in estrema sintesi, la posizione (articolata, in realtà, in 20 punti) sull’uso dei farmaci biosimilari dell’Associazione nazionale malati reumatici (Anmar).  La voce dei pazienti è stata riassunta in un position paper che sarà presentato a metà giugno ad Amsterdam in occasione del Congresso europeo di reumatologia. L’iniziativa si colloca all’interno del dibattito suscitato dal secondo position paper sui biosimilari presentato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a marzo scorso.

I biosimilari secondo Anmar

In cima alle preoccupazioni di Anmar ci sono le “problematiche riscontrate in alcuni regioni italiane sulla sostituzione automatica dei farmaci biologici originatori con i farmaci biosimilari”, che avrebbe generato “confusione” tra i pazienti e anche spostamenti da una Regione all’altra.

“La nostra posizione – spiega Silvia Tonolo – è di ampia apertura al biosimilare per i pazienti finora mai trattati con terapie biologiche (naÏve o che le abbiano sospese da un periodo di tempo non inferiore al doppio del tempo di wash out previsto per ogni singolo farmaco di riferimento), e per tutti quei pazienti che, correttamente ed approfonditamente informati, condividano consapevolmente lo switch”.  Anmar è anche favorevole a un eventuale switch tra originator e biosimilari a condizione che si tratti “di una scolte basata in primis sul beneficio per il paziente”. Ma si dice “assolutamente contraria” a uno “switch forzato, senza altra giustificazione che il risparmio”.

Il ruolo del reumatologo

Anmar ribadisce, comunque, che è “compito del reumatologo la decisione di proporre lo switch da biologico a biosimilare e lo stesso deve fornire quelle informazioni che consentano al malato di condividere tale scelta ed approvarla”.  “Il 7 di maggio sulla gazzetta ufficiale – ricorda Mauro Galeazzi, presidente della Società italiana di reumatologia (Sir) è stata pubblicata la determina di Aifa sui farmaci biosimilari. Alcune affermazioni, apparentemente favorevoli a pazienti e ai medici prescrittori, come quella che afferma che i medici sono gli unici responsabili delle prescrizioni, non sono realistiche se si consente alle Eegioni di porre come obiettivo il 90% di sostituzione del farmaco originator con il biosimilare (switch) in pazienti in remissione. In questo modo viene negata la libertà prescrittiva del medico ma viene anche negato, di fatto, il diritto alla continuità terapeutica, diritti che non possono essere sostituiti da una semplice determina, come vorrebbero far credere le regioni”.

Anmar chiede alle società scientifiche di riferimento – la Sir e il Collegio reumatologi italiani (Crei) – di vigilare affinché “la scelta di switch sia effettivamente condivisa con il paziente e non sia dovuta esclusivamente ad imposizioni, anche psicologiche, come l’assegnazione di obiettivi di budget, o la minaccia di recupero in solido di eventuali sforamenti”.

Per approfondire: La posizione di Anmar in 20 punti

AIFA pubblica determinazione su equivalenza terapeutica


L’intercambiabilità/sostituibilità dei biosimilari mi hanno fatto pensare a una questione di più vasto impatto relativa appunto a un esempio clamoroso di “inadeguatezza culturale”, che si trascina da più 15 anni e che riguarda le Liste di trasparenza. Questione mai risolta da chi avrebbe la responsabilità di compilare le liste stesse che, come si sa, dovrebbero guidare la sostituibilità in farmacia esclusivamente fra medicinali bioequivalenti.
 
C’è la sensazione che, a certi livelli, permanga, o ristagni, un po’ di confusione fra i concetti di “equivalenza” e di “bioequivalenza”.

Prof. Andrea Gazzaniga
Presidente del Comitato di Direzione della Facolta Di Scienze del Farmaco
Università degli Studi di Milano 

Da Quotidianosanità.it del 30 mag. 2018

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