Congresso medico scientifico a Palazzo dei Normanni. In esposizione sex toys. Si cerca il colpevole.

Congresso medico scientifico a Palazzo dei Normanni. In esposizione sex toys. Si cerca il colpevole.

Il convegno medico, come ogni altra iniziativa analoga, è stato organizzato da chi sta nel mercato: una casa farmaceutica o un’azienda che produce strumenti ed oggetti “medicali” i paramedicali.

Palermo, sex toys in esposizione al Palazzo dei Normanni. La furia del presidente Ars: “Denuncio alla magistratura”

L’Huffington Post – Pubblicato: 25/10/2014

Doveva essere soltanto un convegno medico sulla salute delle donne. E invece sul banchetto della conferenza un’azienda farmaceutica ha esposto in bella vista vibratori, creme, sfere in silicone per sollecitare il piacere femmminile. Oggetti e materiali, spiegano ora gli organizzatori, che costituiscono una innovazione terapeutica “per prevenire disturbi nella zona pelvica”.

Sarà. Ma l’operazione commerciale non è piaciuta affatto al presidente dell’Assemblea siciliana, Giovanni Ardizzone (Udc) che ora minaccia di rivolgersi alla magistratura: “Abbiamo autorizzato – dice – soltanto un convegno medico d’alto profilo scientifico, mentre si è abusato della nostra disponibilità, creando un grave danno all’immagine del Parlamento siciliano. Nessuno ha mai autorizzato l’esposizione di prodotti commerciali”. Intollerabile, per il deputato questore Paolo Ruggirello, il fatto che i sex toys fossero “alla vista di tutti, anche dei turisti che visitano il palazzo”.

Scrive il Corriere del Mezzogiorno:

Una mostra di carattere scientifico nell’ambito di un congresso sulle «innovazioni terapeutiche nella pratica clinica endocrino-ginecologica ed ostetrica», ma che deve aver fatto strabuzzare gli occhi a visitatori ed inquilini del Palazzo, di certo poco avvezzi a confrontarsi tra i corridoi dell’austero palazzo con oggetti in silicone e sex toys. Così, per evitare inutili imbarazzi e qualche risata maliziosa i deputati questori hanno deciso un cambio di location per la singolare esposizione. Dai corridoi del Palazzo alla Sala Rossa. Lontano da sguardi indiscreti.

Sexy shop in Parlamento, si cerca il colpevole: beffa ben studiata o…

Provocazione, leggerezza o il lucido disegno di un uomo d’affari? O l’intrigo costruito con una impareggiabile regia allo scopo di regalare una pubblicità devastante alla più importante istituzione siciliana, il Parlamento regionale, tempio della democrazia e dell’autonomia speciale?

Ritagliare un angolo di palazzo dei Normanni e farne un angolo per un sexy shop estemporaneo, di breve ma intensa durata, richiede grande maestria oppure grande stupidità. Nell’uno o l’altro caso, non si tratta di un errore di modesto conto. E l’indignazione, suscitata nei rappresentanti dell’istituzione, non è sufficiente per chiudere la vicenda e lasciare l’episodio in balia del gossip hard. Vale la pena di capire, insomma. E di stare dentro la notizia, al di là dell’inevitabile pruderie che il sexy shop “parlamentare” sollecita.

Vibratori, creme vaginali e sfere di silicone e tanto altro, oggetti utili per stimolare le parti intime delle donne in mostra negli austeri ambienti di Palazzo dei Normanni sono una novità assoluta. La trama che li ha poggiati su un generoso ripiano rinvia ad un convegno medico regolarmente autorizzato dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, uomo di costumi assai severi e timorato di Dio. Avesse avuto il benché minimo sospetto dell’intrigo avrebbe cacciato a pedate chiunque avesse aperto bocca. Quando ha saputo, attraverso una soffiata alla stampa, ciò che era avvenuto a pochi metri dal sala di re Ruggero e della Torre Pisana, che ospita l’ufficio del Presidente, la reazione è stata pronta e austera quanto il Palazzo: “danno d’immagine”. E siccome Ardizzone fa l’avvocato di professione, ha annunciato l’ipotesi di un’azione legale contro coloro che hanno utilizzato il Palazzo dei Normanni per il sexy shop.

Non dovrebbe essere complicato risalire agli autori del danno, dal momento che il convegno medico è stato organizzato da un’azienda che ha il suo brand sul mercato e che vende oggetti che “si prendono cura dei bisogni più intimi delle donne”.

Riavvolgiamo il nastro dunque. Il convegno medico, come ogni altra iniziativa analoga, è stato organizzato da chi sta nel mercato: una casa farmaceutica o un’azienda che produce strumenti ed oggetti “medicali” i paramedicali.

La straordinarietà dell’evento riguarda piuttosto la qualità dell’iniziativa, descritta come “un convegno medico-scientifico sulle innovazioni terapeutiche nella pratica clinica endocrino-ginecologica ed ostetrica”. Dietro questa complicata terminologia scientifica si sarebbe nascosto il sexy-shop.

Quella del presidente dell’Assemblea regionale non è stata, ovviamente, l’unica reazione. L’indignazione si è diffusa rapidamente, suscitando sorrisi e malevoli pensieri, il più frequente (e blasfemo) dei quali, fa della vittima del raggiro, il Parlamento regionale, oggetto di volgari insinuazioni. C’è infatti chi sostiene che il danno d’immagine non potrebbe essere invocato per la semplice ragione che a Palazzo dei Normanni non mancano mai motivi per i quali indignarsi. E perciò varcare l’aula di un tribunale per punire gli ineffabili organizzatori del sexy shop fa correre il rischio di un flop se si incappa in un magistrato che ama giudicare il contesto piuttosto che il fatto.

26 ottobre 2014 siciliainformazioni.com

 

 

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