Dall’Italia alla Germania, il business delle mafie sui farmaci rubati

Dall’Italia alla Germania, il business delle mafie sui farmaci rubati

Rubano farmaci in Italia, soprattutto costosi e redditizi oncologici, per poi rivenderli in altri Paesi dell’Ue. È l’affare miliardario delle mafie, alimentato da azioni su commissione più o meno spettacolari, come l’assalto armato a un tir sull’A16 dello scorso 4 luglio o gli innumerevoli furti nelle farmacie ospedaliere realizzati anche infiltrando o corrompendo il personale sanitario.

Attraverso catene di società fittizie nell’Est Europa e sfruttando le falle del parallel trade farmaceutico, la refurtiva viene reimmessa nel circuito legale in Paesi come la Germania, che può acquistarla a prezzi scontati rispetto a quelli del mercato interno. Il risultato è che quei farmaci diventano indisponibili per i pazienti italiani e ai pazienti tedeschi arrivano senza la garanzia di una corretta conservazione. Sull’ultimo numero dell’Espresso Elena Testi descrive questo meccanismo, che vede coinvolte camorra e ‘ndrangheta, citando tra gli altri il recentissimo scandalo della LunaPharm, grossista brandeburghese che dal 2015 a oggi ha introdotto sul mercato farmaci salvavita all’inizio rubati in Grecia e più recentemente nel nostro Paese.

I dati confermano le dimensioni preoccupanti della piaga. Secondo uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dall’Università degli Studi di Trento, in Italia tra il 2006 e il maggio del 2014, un ospedale su 10 ha registrato furti di farmaci, una volta su due antitumorali, con il Ssn che ha perso in media 330 mila euro per ogni colpo. L’operazione europea Volcano, coordinata nel 2014 dall’Aifa coinvolgendo amministrazioni e aziende, aveva scoperchiato i legami con le mafie e anche arginato il fenomeno, che però recentemente è ripreso con virulenza.

“Mancano sanzioni specifiche: gli 80 arresti italiani dell’operazione Volcano hanno portato a condanne solo per reati comuni come rapina e semplici furti. Gli operatori che compravano farmaci da canali chiaramente sospetti, all’estero sono stati trattati addirittura come vittime”, denuncia Domenico Di Giorgio, Dirigente Area Ispezioni e Certificazioni dell’Aifa. Bisognerebbe, però, anche bloccare i meccanismi che alimentano la domanda in Paesi come la Germania: “I prezzi alti e il vincolo normativo al “parallel trade” fanno sì che lì operino molti trader, tra i quali una minoranza che acquista senza controllare le fonti. Bastano loro a rendere il paese un magnete per prodotti illegali”.

Federfarma – 29/08/2018

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