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OMCeO Milano. Processo al Caffè

35 miliardi di tazzine bevute all’anno in Italia, 800 milioni a Milano

Un evento pubblico ha messo a confronto medicina, scienza, diritto e nutrizione per fare chiarezza su benefici, rischi e falsi miti legati al consumo del caffè.

Mercoledì 4 febbraio 2026, alle 17.30, presso la Sala Polifunzionale della Fondazione Feltrinelli (viale Pasubio 5, Milano), si è svolto il “Processo al Caffè”, un format originale che, tra ironia e dati scientifici, riprende la struttura di un vero dibattimento giudiziario per affrontare un tema di grande interesse pubblico.

Accusa e difesa si sono confrontati su effetti sulla salute, sicurezza igienico-sanitaria, qualità, consumo consapevole e ricadute nutrizionali, alla luce delle evidenze scientifiche più aggiornate.

L’incontro, aperto alla popolazione e accreditato ECM per i professionisti sanitari, si propone di fornire informazioni corrette e basate su dati scientifici, superando semplificazioni e luoghi comuni, con un linguaggio accessibile ma rigoroso.

Dato che anche gli Informatori, come tutti gli italiani, sono grandi consumatori di caffè, ne riportiamo le parti salienti.

Pubblicato dall’Ufficio Stampa OMCeO Milano


Salute, il caffè ‘assolto’, ma con il limite di tre tazzine al giorno. Attenzione anche alla qualità e alle malattie cardiovascolari

Nella città di Milano vengono consumate ogni anno 800 milioni di tazzine. Il presidente dell’Ordine, Roberto Carlo Rossi: “Per questo è importante fare chiarezza, distinguere tra consumo consapevole e abuso, e riflettere sul reale impatto del caffè sulla salute pubblica. La medicina deve sempre interrogarsi, anche sui gesti quotidiani come bere il caffè”

Redazione OMCeO Milano – 5 Febbraio 2026

Assolto, ma non senza polemiche e con qualche limitazione. È accaduto ieri sera quando l’OMCeOMI ha portato simbolicamente sul banco degli imputati il caffè, una delle bevande più amate dagli italiani, tanto che le stime parlano di 35 miliardi di tazzine bevute all’anno in Italia, 800 milioni a Milano. L’obiettivo è stato analizzare in modo critico effetti, benefici e contraddizioni.

A presiedere il dibattimento del “Processo al Caffè” è stato il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia. Protagonisti il pubblico ministero Tiziana Siciliano, gli avvocati della difesa, Ilaria Li Vigni e Giorgia Andreis, il perito e medico legale Umberto Genovese e vari testimoni ed esperti medici. Il processo – dopo una introduzione storica di Elio Franzini, ordinario di Estetica all’Università di Milano – si è svolto a Milano alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Al termine la Corte ha assolto l’imputato ai sensi dell’articolo 530, comma 2, del Codice di procedura penale, rilevando che la responsabilità non è stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. È stato quindi respinto il capo d’accusa ispirato all’articolo 444 del codice penale (pericolo per la salute pubblica). Nella motivazione, è stato tuttavia chiarito che il tema richiede una lettura articolata e non semplificata.

In particolare, il giudice ha sottolineato la necessità di distinguere tra caffeina e caffè, richiamando il principio secondo cui va evitato un consumo eccessivo e individuando, in linea con i parametri minimi delle linee guida, una soglia orientativa di non oltre tre tazzine di caffè italiano al giorno. È stata anche ribadita la differenza tra persone sane e persone con patologie cardiovascolari, neurologiche o con disturbi del sonno.

“Abbiamo scelto ancora una volta – ha dichiarato il presidente dell’Ordine Roberto Carlo Rossi – di affrontare un tema molto concreto, che tocca tutti, partendo dalla domanda più semplice: il caffè fa bene o fa male? Abbiamo voluto offrire al pubblico gli elementi per farsi un’idea, e affidare alla comunità medica il compito di continuare il dibattito. Grazie ai giurati della Federazione Nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri FNOMCEO (il presidente Philip Rings with Roberto Monaco, Pierluigi Vecchio) e dell’OMCeOMI (Giuseppe Deleo And Andrea Senna), il giudice, al termine di un grande lavoro processuale, ha deciso per l’assoluzione, pur con varie indicazioni su qualità e limiti di consumo”.

L’accusa: “Non è solo un piacere, ma una sostanza psicoattiva che merita cautela”.
“Ciò che viene considerato un gesto innocente – ha detto il prof. Stefano Carugo, direttore UOC di Cardiologia al Policlinico di Milano – può in realtà nascondere implicazioni serie. Nelle persone vulnerabili, il consumo di caffè può aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, insonnia cronica, palpitazioni e crisi d’ansia. Nei bambini e negli adolescenti non dovrebbe nemmeno essere proposto e, in gravidanza, le principali società scientifiche raccomandano la massima prudenza. La caffeina ha effetti cardiologici e neurologici reali: il consumo non è mai del tutto privo di rischi, soprattutto in chi non ne percepisce il potenziale impatto. Anche le bevande ad alto contenuto di caffeina, oggi molto diffuse tra i giovani, possono comportare eventi avversi anche importanti”.

I rischi per la salute del cavo orale
Un punto chiave che non deve rimanere escluso e riguarda l’accusa è l’effetto che il caffè ha a livello di salute del cavo orale. “Il consumo di caffè è tradizionalmente associato a effetti negativi ben noti, quali la pigmentazione dentale e il potenziale erosivo – explains Lucia Giannini, odontoiatra e segretario della Commissione Albo Odontoiatri di Milano -. Ma il caffè e i suoi componenti esercitano anche un’influenza rilevante sul microbiota orale, sui tessuti parodontali e sul metabolismo dell’osso alveolare”.

Tra i testi dell’accusa anche Luigi Ferini Strambi (Resp. del Centro di Medicina del Sonno – Unità di Neurologia Ospedale San Raffaele Turro Milano), Diego Fornasari (Direttore della Scuola di Specializzazione in Farmacologia e Tossicologia Clinica, Università degli Studi di Milano “La Statale”) e Laura Prosperi (Storica del cibo del Centro di Ricerca sull’alimentazione sostenibile all’Università Bicocca di Milano).

La difesa: “Se assunto con equilibrio, può addirittura allungare la vita”.
“Il caffè non è un veleno – explains Nicola Montano, professore ordinario di medicina interna del Policlinico di Milano –. Studi recenti su oltre un milione di persone mostrano che il consumo moderato è associato a minore rischio di diabete tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale. Non solo: la letteratura più solida evidenzia benefici significativi sul fegato, sulla funzione cognitiva e sulla qualità della vita. Negli adulti sani, bere tra i 3 e i 5 caffè al giorno può addirittura fare bene alla salute”. 

Anche l’imputato, nella persona di Carlos Eduardo Bitencourt Founder e CEO di Cafezal, è stato ascoltato. E naturalmente ha difeso la posizione. “Quando si parla di caffè e salute, la prima domanda da porsi è di quale caffè stiamo parlando. Il caffè è una materia prima agricola complessa, come l’olio o il vino, e la sua qualità dipende da ogni fase della filiera: dalla coltivazione alla tostatura, dalla conservazione fino al servizio. Nessuno penserebbe mai di paragonare un olio fatto con olive fuori stagione, marce, lavorate senza esperienza a un olio di pregio. Eppure, questo è quello che accade con il caffè. Esiste purtroppo un caffè mal trattato, conservato in modo scorretto, ossidato o servito a temperature eccessive, che risulta sgradevole al gusto e potenzialmente dannoso. Ma esiste anche un’altra realtà, quella del caffè di qualità, basata su cura, competenza e attenzione all’impatto sociale e ambientale. È a questo tipo di caffè che fanno riferimento molti studi scientifici che ne evidenziano i benefici per la salute, dal cuore al cervello. Un caffè che racconta territori, culture e qualità, e che va valutato per ciò che è realmente, non come un prodotto indistinto”.

Tra i testi della difesa sono stati sentiti anche Michele Crippa (Gastronomo, Docente Scienze e Tecnologie Alimentari), Anete Dinne (Gastronoma, Esperta del Caffè), Gianpiero Manes (Responsabile UOC Gastroenterologia, ASST Rhodense).
Il dibattito rimane aperto

“Questo processo ha rappresentato un’occasione di riflessione culturale e scientifica, capace di coinvolgere medici, cittadini, studenti e istituzioni – ha concluso Maria Teresa Zocchi, responsabile scientifica del processo con Maria Grazie Manfredi e Claudio Pagliani -. Un esercizio civile, e un modo per portare la medicina fuori dai congressi e dentro la vita reale, affrontando con rigore ma anche con ironia i temi della salute pubblica”

La locandina dell’evento


Note:

Una tazzina di caffè (espresso o moka, circa 30-60 ml) contiene in media dai 60 ai 120 mg di caffeina, ma la quantità varia molto in base a chicchi, tostatura e metodo di preparazione, potendo essere 60-80 mg per un espresso e 80-100 mg per una moka, ma anche di più.

Gli effetti psicotropi sono controversi poiché dosi minori di 500 mg manifestano sensazioni piacevoli con aumento dello stato di sveglia, di allerta, della capacità di concentrazione e miglioramento generico dell’efficienza fisica e mentale. Al contrario, dosi maggiori inducono agitazione, tremori, nausea, irrequietezza, performance discontinua e diuresi. Questi sono dovuti all’inibizione dei recettori benzodiazepinici da parte della sola caffeina dotata di un grado di lipofilia maggiore dei suoi metabolici e tale da permetterle di attraversare la barriera ematoencefalica più facilmente.

Sulla muscolatura scheletrica la caffeina ha effetto contrattile, stimolando il rilascio di Ca2+ nel reticolo sarcoplasmatico per interazione con i recettori rianodici (Rg R1): per questa sua azione è usata nel protocollo europeo per la diagnosi dell’ipertemia maligna, grave sindrome farmacogenetica. La stimolazione di recettori analoghi (Rg R2) presenti a livello cardiaco, e la contemporanea inibizione della fosfodiesterasi, giustificano l’azione cardiostimolante, che ad alte dosi può causare però aritmie, tachicardia e fibrillazione ventricolare. Caffeina e paraxantina sono in grado influenzare la pressione arteriosa perché aumentano la resistenza vascolare sistemica mediante blocco dei recettori adenosinici con effetto contrattile; per ogni tazza di caffè, la pressione sistolica aumenta di 0.8 mmHg, mentre quella diastolica di 0.5 mmHg. La caffeina viene impiegata contro l’emicrania per facilitare l’assorbimento e potenziare l’attività dell’ergotamina, la quale induce vasocostrizione e riduzione del flusso sanguigno extracranico, coinvolgendo i ricettori serotoninergici. Ulteriore conseguenza del blocco delle azioni della adenosina è l’effetto antidolorifico. La caffeina è in grado di ridurre il rilascio di mediatori dolorifici indotto dall’adenosina a livello delle terminazioni nervose ed è capace di attivare le vie noradrenalinergiche, che svolgono azione soppressiva sul dolore, e di stimolare il sistema nervoso riducendo la componente affettiva nell’elaborazione della stimolazione. Infine la caffeina stimola la secrezione acida a livello gastrico per azione sui recettori H2: per questo motivo essa andrebbe evitata nei soggetti predisposti all’ulcera

Per quanto concerne la tossicità acuta si possono rilevare effetti letali a breve termine, a seguito di assunzioni comprese tra 1 e 5 g di caffeina, che sono in grado di indurre concentrazioni plasmatiche superiori a 80 m g/ml. Segni di intossicazione si manifestano con assunzioni attorno ai 250 mg, mentre dosaggi più alti (650 mg), causano la sindrome del “caffeinismo”, caratterizzata da ansietà, irrequietezza e disordini nel sonno molto simile allo stato ansioso da stress. Questo tipo di manifestazioni ansiosa comincia a farsi notare già a concentrazioni plasmatiche di 30 m g/ml a seguito di assunzioni di 1 g di caffeina.
L’assunzione prolungata di quantità moderate di caffeina non ha evidenziato effetti tossici. Inoltre, pazienti con ipertensione conclamata non hanno dichiarato modificazioni collegabili al consumo di caffè, né sono stati confermati maggiori rischi di infarto al miocardio. La caffeina non risulta influenzare il decorso di gravidanze o il peso del nascituro, né induce malformazioni genetiche. Manifestazioni di tossicità cronica possono manifestarsi in caso di consumo protratto di caffè in associazione al fumo di sigaretta o all’alcool, dal momento che questi ultimi modulano le caratteristiche farmacocinetiche della caffeina. È pertanto difficile stabilire se gli effetti siano indotti esclusivamente dalla base xantinica o da altri fattori. Non è stata finora dimostrata alcuna relazione con l’insorgenza di tumori al pancreas e al colon, ma anzi è stato ipotizzato un possibile effetto protettivo a livello intestinale. Gli effetti della caffeina sulle vie urinali e sulla mammella sono controversi, dal momento che i dati disponibili non dimostrano una chiara indicazione di casualità con il tumore alla vescica o la malattia fibrocistica della mammella.

La caffeina ha caratteristiche ideali per essere assorbita per applicazione topica, grazie ad un buon “HLB” che non consente la diffusione attraverso l’epidermide.
Diverse formulazioni sono state realizzate per migliorare ulteriormente la cinetica di assorbimento inserendo altri principi attivi, tra i quali illimonene, oppure ricorrendo all’inserimento della caffeina nei liposomi.
L’assorbimento è tale da raggiungere gli adipociti sui quali manifesta le proprie funzioni cataboliche, sottraendosi all’immissione nel letto vasale, non portando a picchi ematici tali da indurre effetti sistemici.
La caffeina risulta perciò sicura per il trattamento cosmetico della liposclerosi.

 

Redazione Fedaiisf

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